Month: ottobre 2012

Sosteniamo La voce di #PeppinoImpastato pls RT

L’amico Ivan Vadori si è lanciato in una nuova, straordinaria, avventura: realizzare un documentario sulla battaglia antimafia che Peppino Impastato lanciò tramite la radio.

Qui si può vedere un trailer del lavoro di Ivan (e soprattutto di Peppino, assassinato a Cinisi il 9 maggio 1978):

http://youtu.be/mzEaC1_RnWo

Per realizzare il documentario Ivan ora cerca fondi, cerca sostenitori.

In palio ci sono 400 quote (da 10 euro) per raggiungere i 4mila euro che servono per realizzare il progetto.

Basta andare su questo sito e prenotarle:

http://www.produzionidalbasso.com/pdb_1635.html

Io l’ho fatto. Se non si raggungerà l’obiettivo non pagherò nulla. Ma non credo proprio. Altrimenti mi arriverà a casa un dvd col documentario.

Non aggiungo altro.

Io e chi legge questo blog ci capiamo benissimo.

Ad maiora

Giusto per ricordare ai burocrati della Grandi rischi. E ai troppi pennivendoli di regime.

Andrea Riscassi

Una sala piena di gente. Nell’albergo non fa freddo ma molti tengono su il cappotto. Come se fossero pronti a scappare. Anche se e’ solo la presentazione di un libro.
Persino al ristorante, si riconoscono i terremotati/sfollati perche’ sono incappottati. L’amico e collega Umberto Braccili dice che nelle prime ore dopo il sisma, i più erano super vestiti: si erano portati via da casa il più possibile,
Anche Sergio Bianchi, presidente dell’Associazione vittime universitarie del sisma (Avus) parla al pubblico tenendo su il piumino. Non e’ aquilano ma frusinate. Nel terremoto ha perso Nicola. Il giorno dopo la scossa avrebbe dovuto sostenere un esame. Sergio non rimane incappottato perche’ ha il timore della scossa, ma perche’ ha un freddo dentro che fatica a sciogliere.
Guida l’associazione che si batte, oltre che per ottenere i risarcimenti da quanti costruirono case di burro sotto le quali morirono 55 universitari (più di un…

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#PussyRiot e un #Putin maschilista e patetico

La frase sessista e machista del piccolo tiranno russo Vladimir Putin sulle Pussy Riot (“potevano restare a casa a cucinare”) si commenta da sola.
Ricorda non casualmente quella che il macellaio messo – da Putin – a guidare la Cecenia (Ramzan Kadyrov) aveva dedicato ad Anna Politkovskaja dopo il suo assassinio (“avrebbe fatto meglio a restare a casa a fare la casalinga”).
Veramente patetici.
Le due ragazze mandate ai lavori forzati per un concerto anti putiniano in chiesa non sono intanto state giudicate dal Parlamento europeo meritevoli del Premio Sakharov. Quest’anno è di moda ll’Iran.
Giusto per fare capire ai burocrati europei come funzionano le carceri russe, basti sapere che Nadia Tolonnikova, una delle due Pussy Riot, è stata messa nella stesa cella con la giovane neonazista condannata per omicidio dell’avvocato (anche di Anna Politkovskaja e della famiglia Kungaev) Stanislav Markelov.
Il tutto mentre uno dei leader della dissidenza putiniana, Serghei Udaltsov del Fronte di Sinistra rischia l’arresto.
Ma non ditelo a Bruxelles.
Ad maiora

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Vergogna

O capitano! Mio capitano!...

Scrive Patrizia Moretti: «Tutti sono ancora al loro posto, i quattro agenti e la pm che non si recò all’Ippodromo quella notte ma ha denunciato me»
Nulla è cambiato se non io.

Sono sotto processo.

Ho criticato la Pm. Guerra con le stesse parole usate dai suoi colleghi, ma io non sono un magistrato e quindi non ne avevo facoltà.

Ora il funzionario Marino della questura di Ferrara, è stato assolto in appello: non mentì alla pm Guerra quella mattina del 25 settembre 2005. Non la ingannò nascondendole la verità su quanto era appena accaduto a quel ragazzo appena maggiorenne che si trovava ancora scoperto agli sguardi dei curiosi sul l’asfalto di via ippodromo, morto, con i segni della violenza addosso.

La pm semplicemente non ci andò. Non lo ritenne meritevole di attenzione. In fin dei conti chi era quel ragazzo? Un povero drogato? Un figlio di nessuno…

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