Giorno: 3 gennaio 2012

Prima lezione sulla televisione

Da tempo sostengo che occorrerebbe offrire, fin dalle scuole elementari, una base di conoscenza su come funziona la televisione. Sarebbe meglio infatti offrire strumenti per  diventare telespettatori consapevoli, per evitare che ci si beva tutto ciò che passa sul piccolo schermo (ma che ora si espande abbondantemente in rete). La tv rimane infatti il principale strumento informativo per i più.

Uno strumento semplice per capire i fondamenti è la “Prima lezione sulla televisione” di Aldo Grasso (Laterza). Il libro di quello che a mio giudizio è il miglior critico televisivo italiano racconta, in pillole, come sia nata la tv oltreoceano ma anche in Italia (siamo partiti con ritardo – il colore solo nel 1977! – e non abbiamo mai più recuperato).

Qui ha dovuto fare i conti con la ritrosia di gran parte degli intellettuali (uno per tutti, Alberto Moravia per il quale “l’Italia televisiva è una sotto-Italia, un’Italia di serie B”). Eppure, scrive Grasso, l’avvento della tv «segna un confine temporale nella storia d’Italia, un prima e un dopo: grazie alla tv l’Italia si trasforma rapidamente e inizia il suo faticoso processo di modernizzazione».

Anche l’avvento della televisione commerciali ha accelerato la vita del paese, finendo col condizionarlo (e col mettere in discussione il concetto di “servizio pubblico”). Ora la neotelevisione ha dissolto i generi «con processi di commistione e ibridazione: reality show o infotainment».

Tutto ciò, spiega Grasso, non è per forza un disvalore: «È vero, la sensazione è quella di aver consumato in questi anni una televisione assolutamente priva di sfumature, capace solo di attanagliare lo spettatore con stupefazioni baracconesche, con l’esibizione di mostri, con strabilianti genericità. Ma la televisione e con essa i videogiochi e le mille offerte del web offrono a un numero impressionante di persone una grande quantità di stimoli che hanno accresciuto la media del quoziente d’intelligenza. Una volta i percorsi del sapere erano una prerogativa per pochi, adesso gli stessi complessi cammini logici sono racchiusi nei giochi elettronici».

Sul mio – principale datore di lavoro – Grasso si domanda (come l’amico Gilberto Squizzato autore di “La tv che non c’è”, minimum fax) se «Esiste oggi un modo per la Rai, da sempre cannibalizzata dai partiti e oggetto di appetiti della politica, di tornare a dar valore al proprio ruolo di servizio pubblico? Ha ancora senso che esista un servizio pubblico tv? Occorrerebbe che il direttore generali, i direttori delle reti e dei tg non siano scelti in base alla loro appartenenza politica ma in base a capacità professionali».

E sul mio lavoro, conclude amaramente: «Nella neotelevisione è più importante l’intrattenimento. I tg sono ancora la fonte informativa più importante in Italia. Ma è andato in crisi il giornalismo tradizionale e sta trionfando il giornalismo varietà».

Grasso parla invece così del suo di mestiere: «La critica televisiva – come la critica in genere – può insegnare poco: non è normativa, non è orientativa, non è pedagogica. Diciamola tutta: non serve a nulla. Ma insegna una cosa: l’esercizio critico».

Qualcosa di indigeribile in un paese che non ha mai avuto la Riforma.

Ad maiora.

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Aldo Grasso

Prima lezione sulla televisione

Laterza

Roma-Bari, 2011

Pagg.  142

Euro: 12