Giorno: 16 agosto 2011

MA L’AMORE MERCENARIO PER CHI E’ RASSICURANTE?

Ho lasciato passare un giorno dall’intervista di Pietro Marrazzo a Concita di Gregorio. Sia per rifletterci una notte. Sia perché tanto, in questo paese borbonico e arretrato, i giornali continuano a non uscire il giorno dopo Ferragosto.

Non giudico la sofferenza (sua e della famiglia) e la posizione politica dell’ex governatore laziale (e mio collega in Rai). Mi hanno lasciato perplesso invece le due principali considerazioni, quasi dirimenti rispetto a ciò che è successo: in sintesi, che i trans sono donne all’ennesima potenza e che l’amore mercenario è rassicurante.

Parto da quest’ultima riflessione.

Slavoj Zizek, controverso filosofo sloveno nel suo pamphlet “Contro i diritti umani” scrive: “I diritti umani universali sono in realtà i diritti dei bianchi, maschi benestanti, di operare liberi scambi sul mercato, di sfruttare gli operai e le donne e di esercitare il predominio politico”. Temo abbia ragione. Anche nei confronti degli uomini che, qua come all’estero, vanno a prostitute. È rassicurante per chi paga. Non credo per chi vende.

“I can be a regular bitch. Just try me” è scritto d’altronde su una delle magliette di Lisbeth Salander. Ma d’altronde quel giallo di Stieg Larsson si chiama “Uomini che odiano le donne”.

Non credo che Marrazzo odi le donne. Ma è quel tipo di amore berlusconiano che francamente non trovo condivisibile, né politicamente né moralmente. Lui (ancora non sceso in politica per aumentare le tasse) d’altronde nel lontano 1986 diceva: “Il Milan? È un affare di cuore, ma anche le belle donne costano”.

Anche un mio amico che lavora in carcere consiglia ai detenuti in libera uscita di lasciare le compagne e puntare alle prostitute che “costano meno e sono sempre disponibili”.

Ma è invece spesso proprio l’amore per una donna che può far scattare in molti detenuti la molla per voler uscire da carceri (strapiene) nelle quali la rieducazione è solo una parola vuota scritta sulla Costituzione. (E lasciatemi sorridere sul nuovo ministro della Giustizia che pensa alla depenalizzazione di molti reati e di privilegiare gli arresti domiciliari e poi appoggia la proposta di un altro ministro – Maroni – di mandare in cella chi guidando ubriaco, uccide qualcuno).

Vengo alla seconda constatazione di Marrazzo, sui trans come donne all’ennesima potenza. Che mi ha ricordato un’altra discutibile considerazione di un altro esponente del Pd come Veronesi che sostiene che l’amore più puro sia quello omosessuale, sostanzialmente perché non è finalizzato alla riproduzione. Neanche quello coi trans punta, ovviamente, alla riproduzione. È più rassicurante per questo? Cerchiamo donne che siano geishe e che in più non abbiano ciclo e non possano riprodursi? Ma senza una donna, una madre, né l’oncologo né il giornalista sarebbero tra noi.

Ricordo cosa scriveva Elena Lowenthal: “La donna è ciò che fa nascere il presente, gli dà corpo e anima”. Ma anche quel che diceva Il ministro per la Cultura popolare Pavolini ai giornalisti nel giugno del 1941 dando le istruzioni su cosa pubblicare - le cosiddette veline: “C’è la questione dei pantaloni delle donne. Per quanto una donna che va in bicicletta sia più decente con i pantaloni, i pareri personali sono discordi e in ogni caso sono liberi. La direttiva è che a noi la donna piace in sottana. Quindi non fate fotografie di donne in pantaloni e non fate propaganda per le donne con i pantaloni in bicicletta”. Le donne in pantaloni mettevano a disagio allora. E anche oggi. Almeno alle nostri latitudini.

La paura delle donne è ancestrale ed è cresciuta negli ultimi anni anche per il ruolo sempre maggiore che hanno conquistato e, soprattutto, che stanno cercando di conquistare.

Siamo un paese però che non ha mai avuto un primo ministro donna né un presidente della Repubblica donna. Questo non va dimenticato. Che si stupisce ancora che una donna guidi un’azienda (https://andreariscassi.wordpress.com/2011/05/04/alla-rai-arriva-lei/). L’Arabia Saudita non è poi così lontana.

Credo che questo tetto di cristallo così come la visione berlusconiana dell’universo femminile inteso come funzionale a quello maschile, verranno battuti e sotterrati solo se volteremo pagina. Se accetteremo di confrontarci con l’altro sesso, senza paura. Senza cercare copie apocrife di femminilità.

Ad maiora.