Giorno: 13 febbraio 2011

FINI SPERA NEI VOTI DELLA “GENERAZIONE MILLE EURO”

Un’ora e mezzo a braccio. Senza fondamentalmente ripetersi e senza alzare mai troppo i toni dello scontro. Sentire un comizio di Gianfranco Fini fa tornare alla mente la prima repubblica della quale lo stesso presidente della Camera dice di aver nostalgia vista come sta andando la seconda.

Fini ha preso in mano il pallino del neonato partito, di Futuro e libertà. Deciderà lui chi guiderà la forza politica nata dalla scissione del Pdl. E l’elettorato a cui mi sembra continui a rivolgersi non è quello di centro o di sinistra. Ma degli scontenti del Pdl.

Gli attacchi vanno infatti tutti a colpire sui punti deboli dell’allenza tra il partito di Berlusconi e la Lega Nord: la festa dei 150 anni, il no a un federalismo che divida e via dicendo.

Prima di Fini parla Mario Baldassarri che attacca il governo sul fronte dell’economia. E questo dà il là a Fini per dire “non siamo il partito della spesa pubblica”. Il presidente di Futuro e libertà (carica dalla quale si autosospenderà presto, immagino dopo aver nominato i reggenti) si rivolge soprattutto ai giovani, alla generazione mille euro. Non a caso, sempre negli interventi che hanno preceduto quello conclusivo, è stato invitato Alessandro Rimassa, che su quella generazione ha scritto un libro. E durante il comizio finiano, dietro il palco, sul terribile e patetico prato che richiamava un po’ Veltroni e un po’ Battisti, ha voluto tanti ragazzi del partito. Vedremo se davvero intercetterà il voto giovanile.

Molto dipenderà anche dalle scelte per le amministrative. Se a Milano candiderà a sindaco un classe 1974 come Manfredi Palmeri (presidente del Consiglio comunale milanese, ex Fi e Pdl - oggi sul palco, poco prima del presidente) forse davvero qualche segnale di cambiamento verrà lanciato.

Ad maiora.

PAGLIA SCALDA IL CONGRESSO FLI. LE IENE LO AGITANO

Ieri l’ho tormentato al telefonino per sapere dell’incontro tra Fini e il militare ferito in Afghanistan. Una visita coperta da un riserbo che, alla fine, non ho potuto che apprezzare.
Gianfranco Paglia è un deputato finiano, in carrozzella perché ferito nel 1993, in battaglia, a Mogadiscio, in Somalia.
Quando lasciò la compagine berlusconiana qualche mese da disse al cd premier: “Non ho paura di perdere il seggio alla Camera. Io la poltrona la porto da casa”.
Paglia ha parlato prima di Fini (eletto presidente di Fli all’unanimità) e ci ha tenuto a mettere i puntini sulle i.
In primis sul tradimento: “Sono stato definito traditore, che e’ una cosa pesante per un militare”, ha detto dal palco del congresso fondativo, applaudissimo. “Ho fatto delle scelte. Ne ho pagato le conseguenze. E lo si vede. Ma quando mi guardo allo specchio, ogni mattina e ogni sera, sono orgoglioso di quel che vedo”.
E ha concluso sulle divisioni tra falchi e colombe, tra possibili fuoriuscite dal partito: “E’ più facile che io riprenda a camminare che lasci Gianfranco Fini”.
Ora l’intervento del presidente della Camera e del partito di destra (carica dalla quale ha subito annunciato che si autosospende) che si oppone al governo Berlusconi. Interrotto dal blitz di un ragazzo in giacca verde che, mentre lo portava via la polizia, gridava: “Sono delle Iene! Sono delle Iene!”.
Ad maiora.