Giorno: 25 gennaio 2011

Parla Putin

Attentato di Mosca: l’ipocrisia globale

Pubblico qui di seguito l’articolo-sfogo dell’amico Massimo Ceresa sull’attentato che ieri ha provocato 35 vittime nell’aeroporto internazionale di Mosca. Oggi gli investigatori parlano di un maschio kamikaze. E’ più che probabile sia di origine caucasica. Ma la matrice e’ stata affibiata prima ancora che fossero identificati tutti i corpi.
Ceresa invita anche a riflettere su cosa sta dietro questi terribili e deprorevoli attentati.
Ad maiora.
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Leggo la notizia dell’attentato all’aeroporto Domodedovo di Mosca sul sito dell’Ansa e penso: «Ci ri-siamo». Ci ri-siamo, adesso ci toccherà subire due giorni (perché oggi più di due giorni non si parla degli attentati che pure producono decine di morti -evidentemente ci siamo abituati!) di articoli e servizi sul terrorismo ceceno, sulle vedove nere e via dicendo. Tutte parole vuote che nessuno (a parte rarissime eccezioni) si preoccupa di spiegare, raccontare, analizzare. In buona sostanza si dice: c’è stato un attentato; è stata ritrovata la testa mozzata dell’attentatore. Immaginate in che razza di condizioni debba trovarsi quella testa sotto la quale c’erano 7 chili di tritolo… Eppure da quella testa carbonizzata la polizia russa (e tutta la stampa dietro) riesce ad individuare subito i tratti somatici di un caucasico o forse di un arabo (sic!). D’altronde è la stessa cosa dire “caucasico” o “arabo” (prendete Kadyrov e Bin Laden: due gocce d’acqua!).
Non solo. Non mancano gli articoli che citano Tolstoj e il suo Prigioniero del Caucaso e via dicendo… Forse anziché citare Tolstoj (che comunque non era l’ultimo degli stronzi) farebbero meglio ad aggiornarsi e magari leggere un Kurkov che nel suo Angelo del Caucaso dà una lettura più realistica della situazione odierna nel Caucaso settentrionale. Chiedere poi alla carta stampata e alla televisione di citare Anna Politkovskaja e le sue testimonianze, mi rendo benissimo conto, sarebbe francamente troppo!
Il bombarolo era un uomo, mezzo caucasico mezzo arabo, tra i 30 e 40 anni. Un pazzo wahhabita (leggi: fondamentalista islamico) che vuole l’indipendenza della Cecenia dalla Federazione Russa, punto e basta. Più o meno. Ah, naturalmente saranno riportate anche le dichiarazioni di un Presidente che rassicurerà i Russi e il mondo intero che “i responsabili saranno presto assicurati alla giustizia”. Lui e il suo predecessore, ora primo ministro, lo avevano detto anche in occasione degli omicidi di Politkovskaja, Estemirova, Markelov e compagnia bella. Solo che, in questi ultimi casi, siamo ancora a carissimo amico, mentre nel caso dell’attentato di ieri, l’attentatore è morto e, quindi, a quale giustizia vuoi assicurarlo, se non a quella divina, se esiste…
Allora, per correttezza, per verità, sento di dover aggiungere due righe. Non a giustificazione dell’attentatore che è e resta un vile codardo, ma per sprovare piegare che razza di persone di sono questi kamikaze.

Cecenia oggi. Secondo l’ultimo rapporto di Memorial (settembre 2010) sebbene dagli inizi del 2007 fino alla prima metà del 2008, sembrava che la pace e la stabilità fossero state raggiunte in Cecenia, anche se al prezzo di gravi violazioni dei diritti umani, tuttavia a partire dalla fine del 2008 è risultato evidente che era stato prematuro parlare di stabilità nella Repubblica. Nell’estate del 2009, in Cecenia si è verificato il maggior numero di perdite tra le forze dell’ordine degli ultimi anni. Nel 2009 sono stati commessi in Cecenia una serie di attacchi terroristici, anche attraverso l’utilizzo di attacchi kamikaze. Alla fine dell’estate i ribelli hanno dimostrato la loro forza. Un esempio lampante è stato l’attacco notturno del 29 agosto portato contro la casa del Presidente Kadyrov nel villaggio di Tsentoroy, dove era in visita in quel momento. Per ovvi motivi, questo villaggio era stato fino ad allora considerato il posto più sicuro della Cecenia.
Il regime totalitario di Kadyrov è basato sull’uso della forza e del terrore: gli agenti di polizia rapiscono le persone sospettate di essere in contatto con i ribelli, e si macchiano anche di altri delitti come dare alle fiamme le case dei parenti dei ribelli, fino ad arrivare ad esecuzioni extragiudiziali. Questo arbitrario utilizzo della forza è sempre più in aumento e sta divenendo sempre più sfrontato e provocatorio, e ha dato luogo ad una nuova resistenza. I giovani stanno di nuovo raggiungendo i ribelli nelle montagne.
Anche le Ong presenti a Grozny hanno subito negli ultimi mesi gravissime perdite: dopo l’uccisione di Natal’ja Estemirova, Memorial ha dovuto mettere in sicurezza i suoi uomini più importanti, perché gravemente minacciati dai kadyrovcy (gli aguzzini del Presidente Kadyrov): una sorte toccata al capo della stessa Estemirova, Shakhman Abdulatov, in attesa di ricevere un passaporto della libertà dal Parlamento Europeo, e ad Akmed Gisaev a cui proprio in questi giorni la Corte Europea dei Diritti dell’uomo ha riconosciuto un risarcimento di 55.000 euro per danni morali, ai danni della Federazione Russa. Akhmed Gisaev era stato rapito il 23 ottobre del 2003, dalla sua casa di Groznyj da militari russi. Da questi era stato portato in una “prigione segreta” (un luogo di detenzione illegale) dove era stato brutalmente torturato per due settimane affinché desse informazioni sui militanti ceceni. Gisaev è stato liberato il 7 novembre 2003, dopo che la sua famiglia aveva pagato 1.500 dollari di riscatto, con bruciature e lividi su tutto il suo corpo.
La Cecenia e Groznyj oggi appaiono un Paese ed una capitale dai due volti. Groznyj ha l’aspetto di una città completamente ricostruita, messa a nuovo. Il resto è l’immagine di “un Paese in cui la corruzione, l’islamizzazione forzata e l’omicidio mirato sono l’orizzonte di un quotidiano terrore”, per citare Jonathan Littell. Sì, Ramzan Kadyrov per i più è “l’edificatore”: si sta portando a termine un grande piano edilizio, si assegnano alloggi, ci sono parchi dove giocano i bambini, spettacoli, concerti, tutto sembra normale, ma di notte… la gente scompare. A Groznyj o si è con Ramzan o si è contro di lui. E per chi è contro di lui non c’è spazio né in Cecenia né altrove (i suoi sicari sono arrivati a far fuori i suoi nemici in Europa come in Medio Oriente).

Allora può essere che i mezzi persuasivi del Presidente non piacciano a tutti i Ceceni, specie a quelli che magari li hanno subiti più o meno direttamente.

Il regime politico autoritario, infrange pesantemente i diritti umani, ma gode anche del supporto delle autorità federali. “E’ un regime fondato sul potere personale, sulla violenza, sulla corruzione e sul carattere ufficiale dell’ideologia autoritaria, inculcata per mezzo di un continuo “lavaggio del cervello”. Nocciolo di questa ideologia è il culto di R. Kadyrov e la propaganda delle “tradizioni nazionali”, ripensate rozzamente in funzione degli interessi del regime” (http://www.progettohumus.it/public/forum/index.php?topic=1133.0).

Oppure può essere che non tutti intendano piegarsi al sistema di corruzione che coinvolge il sistema della Repubblica Cecena in qualsiasi settore. “La corruzione è un elemento fondamentale dell’appartenenza della Repubblica Cecena alla Federazione Russa. Caratteristica della corruzione cecena è il suo carattere manifesto e globale. Nessuno la nasconde o la combatte. E’ un elemento imprescindibile per l’assunzione a una carica pubblica, per la concessione di un’abitazione comunale, per ottenere un finanziamento, una compensazione, un aiuto sociale, un servizio pubblico, per accedere all’istruzione superiore e, di conseguenza, priva chiunque non abbia i mezzi economici per pagare, quindi le fasce più deboli, dei suddetti benefici”. (http://www.progettohumus.it/public/forum/index.php?topic=1133.0)

E allora può essere che queste persone alle quali non piacciono i mezzi coercitivi del Presidente o che non desiderino piegarsi al regime della bustarella, decidano di abbandonare il bel paese delle apparenze per le montagne. Chiaro, ci sarebbero altri modi per essere utili al proprio Paese, ma non tutti possono lavorare nelle Ong, non tutti possono spendere il proprio tempo nel volontariato e molti di loro sono stati troppo duramente colpiti dal regime, con la perdita di un padre, di un fratello o lo stupro di una sorella e via dicendo. “E allora perché no, mi faccio wahhabita e combatto il tiranno dalle montagne, assalgo il parlamento di Groznyj, mi riempio di tritolo e faccio saltare la metropolitana o l’aeroporto di Mosca. Almeno così il mondo capisce il mio disagio. Almeno così Mosca e il mondo capiscono che in Caucaso vige un regime di calma apparente e siamo tutti alla mercé di un despota… Almeno così…”.

Ma la Russia e il resto del mondo, invece, non capiscono (o fingono di non capire) e i mezzi di informazione, pecoroni, (si direbbe a Roma) dietro!

Massimo Ceresa

Le foto di Gorbaciov sul sito

Gli 80 anni di Gorbaciov diventano un evento mondano

Sull’home page c’è il count down a rappresentare il fatto che sarà un evento. E l’evento è l’80esimo compleanno di Mikhail Gorbaciov.

Gorby, come lo chiamano gli amici e come viene etichettato nel sito dell’evento, raggiungerà l’obiettivo il prossimo 2 marzo, ma la manifestazione pubblica sarà il 30 marzo. La serata di gala verterà su un concerto alla Royal Albert Hall di Londra.

L’uomo che ha cambiato il mondo, come viene definito, il premio Nobel per la Pace, amato più all’estero che in Russia, ha deciso di festeggiare in grande il suo genetliaco. Anche per finanziare la fondazione che porta il suo nome e che aiuta i bimbi russi.

Alla serata di gala (il 30 marzo alle 7.30 pm) saranno presenti politici come Gerard Schroeder (ora dipendente Gazprom), John Mayor o Arnold Schwarzenegger. Ma anche star come Hugh Grant ed Elizabeth Hurley (di cui le cronache gossipare ipotizzato un nuovo amore), Kevin Spacey, Sharon Stone e Paul Anka.

Per partcipare basta comprare i biglietti: i prezzi vanno dalle 55 ale 195 sterline. Sul sito tutte le dritte: http://www.gorby80.com/

Ad maiora