PETERSON, IL NANO GHIACCIATO CHE SEMBRA MOURINHO

Ci sono talmente tanti giornalisti e fotoreporter che la conferenza stampa inizia alle 15 in punto. E Dan Peterson, carichissimo nella sua nuova veste di capo allenatore dell’Olimpia Milano, fornisce talmente tanti spunti nei suoi discorsi in slang italo-americano da offrire innumerevoli titoli ai cronisti sportivi presenti.
Non sapendo neanche io quale scegliere, ne metto parecchi.

“STAVO ANDANDO ALL’ENPALS”

Quando, ieri mattina, il presidente dell’AJ ha chiamato il coach quasi 75enne per chiedere se fosse libero a pranzo. Pensava gli offrissero una consulenza che avrebbe rifiutato (“Sono già consulente a Venezia”, squadra che ora guida la Lega 2). E invece gli hanno offerto di guidare la squadra.
Per la pensione Enpals comunque gli mancano un anno di bollini. L’AJ per ora gliene pagherà la meta’.

“L’HO FATTO PER I TIFOSI DI MILANO, PER L’OLIMPIA E PER ARMANI”.

Coach Peterson, vestito grigio, camicia azzurra e cravatta, spiega che non avrebbe accettato altre offerte: “A Milano non potevo dir di no”. Ma ha più volte spronato i tifosi a stringersi attorno alla squadra. Ha ricordato quella volta che nel 1981 (quattro anni prima che crollasse, mai più ricostruito) in un Palazzetto della Sport semi deserto, prese il microfono per ringraziare i pochi tifosi presenti. Dopo i fischi a Bucchi, ci si aspetta domani sera una standing ovation per Peterson, il Mourinho del basket, l’unico in grado di portare questo sport sulla prima pagina dei quotidiani.

LO SPIRITO DEL NANO GHIACCIATO, CON LA PRESSIONE BASSA

Peterson ha detto che le cronache sportive che ha fatto in questi anni gli hanno consentito di “tener la pagaia in acqua”.
Comunque ha precisato di non essere un “traghettatore”: “Sono qui per vincere”. Il presidente Proli (seduto al suo fianco vestito in stile Marchionne) gli ha chiesto Coppa Italia e Campionato. Il coach ha detto che domani sera nel primo quarto farà giocare tutta la rosa e poi comincerà le sue scelte. “Niente rivoluzioni, solo sputare sangue. Gli scudetti nel passato li ho vinti con uno/due schemi al massimo”.
A chi gli ha chiesto la sua ricetta per essere ancora sulla breccia ha risposto citando Confucio ma anche una dieta senza alcol e fumo: “E poi ho la pressione bassa. Come dice il mio dottore, un grado in meno e mi addormento”. Ha glissato invece alla domanda sugli ultrasettentenni al potere, nella politica e sul parquet.
E’ preoccupato ma non ha paura. E va orgoglioso della definizione Nano ghiacciato, appioppatagli 30 anni fa. “Giocheremo partita per partita, senza aver paura di perdere o di vincere”. Un guru più che un coach.

“POTEVO STARE A CASA COL TELECOMANDO IN MANO”

E invece domani (Lega Basket permettendo) vedra’ la partita dalla panchina dell’AJ. “E’ stato il richiamo della foresta per me”. Ma soprattutto una grande operazione di marketing sportivo. “Io voglio parlare al pubblico del basket, lo ritengo parte del mio mestiere. E per farlo devo avere rapporti costanti anche con voi giornalisti”. Coi più anziani ha riso e scherzato durante tutta la conferenza stampa. Da ora in poi addio burocratico rito. Diventeranno piccoli eventi, quasi più dei quattro quarti. Non e’ Mourinho, ma a sentire applausi e risate e provocazioni, sembrava quasi una conferenza stampa del portoghese.
Cosa dirà ai ragazzi oggi al primo allenamento? “Poche parole. Odio le riunioni”.
Ben tornato, indomito coach.
Ad maiora.

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