Giorno: 30 novembre 2010

VOTO AD HAITI: COME ANNUNCIATO, IL CANTANTE IN TESTA

Da Haiti, qualche post fa, avevo scritto che i sondaggi davano in vantaggio Michel Martelly, detto “Sweet Mickey”, il cantante della musica haitiana Kompa.

Il popolare cantante aveva addiruttura annunciato di volersi ritirare per i brogli. Non l’ha fatto. Meglio per lui.

Era dato oltre il 35% ed è arrivato al 39%. Qualcuno pensa che senza il caos preelettorale e i brogli, avrebbe vinto al primo turno. E invece andrà al ballottaggio contro l’ex premiere dame,  Mirlande Manigat, moglie di Leslie, il primo presidente  del dopo  Duvalier, che si ferma al 31% dei voti.

Quello che per la gran parte dei giornalisti (haitiani e occidentali) era il favorito, Jude Celestin, il delfino del presidente Prevàl, è stato invece nettamente battuto: solo 12%. Paga la delusione del suo sponsor.

Si andrà al ballottaggio il 16 gennaio.

Se dovessi scommettere, metterei dei soldi sul cantante. L’unico che mi sembra rappresentare un po’ lo spirito di quell’isola.

Ad maiora.

VELTRONI E I FESTINI SELVAGGI DI RAPERONZOLO

Quando si modera un dibattito, mentre si è sul palco vengono a galla una serie di pensieri che – non potendoli esprimere al vicino di sedia – si ricacciano indietro.

Qualcuno sopravvive, anche il giorno dopo.

Le bolle di pensiero che mi sono rimaste dall’incontro di ieri sera al Teatro Litta di Milano con Gentiloni, Fioroni e Veltroni, sono ovviamente quelle più leggere, meno significanti dal punto di vista politico. E riguardano entrambe l’intervento dell’ex segretario del Pd, tornato da qualche mese al centro della scena pubblica.

La prima bolla è emersa mentre Veltroni parlava di mettere al centro il programma del Pd prima di pensare alle alleanze (non ha risposto alla provocazione che gli ho buttato lì, dopo il suggerimento di Facebook, dei tre oni che si alleano coi due ini, per fare una media). Era una risposta al saluto introduttivo di Maurizio Martina che teme che il Pd da “soluzione del problema” possa diventare “parte del problema”. Di qui, nelle parole dell’ex sindaco di Roma, la spiegazione della lettera dei 75 e altre considerazioni che trovate sui giornali.

Ciò che mi ha colpito è stata però una frase di Veltroni che, in caso di voto anticipato, paventava “elezioni selvagge”. Ossia, a causa di questa legge elettorale, un risultato diverso da quello auspicato.

Di selvaggi in questi giorni avevamo i festini segnalati dall’ambasciata americana e smentiti da Berlusconi (che li ha pronunciati in inglese per non farsi capire dai più). Ora anche le urne possono essere selvagge. Sarà segno di imbarbarimento?

La seconda bolla di pensiero, ancora più leggera e fru fru, mi è salita in gola mentre Uolter parlava della necessità che il Pd offrisse agli italiani un nuovo sogno.

Anche la parola sogno in questi giorni ricorre spesso. Nella telefonata, smentita, tra Silvio e la escort Nadia, lui si sarebbe presentato dicendo: “Pronto, sono il sogno degli italiani”.

Se dalla “politica” passiamo ai cartoni animati, il sogno da realizzare è al centro di Rapunzel, versione post-moderna di Raperonzolo, al cinema in questi giorni. Lì la principessa (ancora ignara di essere tale) entra in una bettola e, incitandoli a coltivare e realizzare i propri sogni, convince una serie di energumeni a diventare buoni. A tornare a sognare.

Resta da vedere se il sogno degli italiani sia rappresentato da Silvio, Uolter, Umberto, Nichi, Bersani, Di Pietro, Casini o Fini.

Ma forse, nell’immaginario collettivo, di selvaggio ci sono più i festini che le elezioni. Parola cui basta cambiare una lettera per ottenere tutt’altro significato. Tutt’altro?

Ad maiora?