Giorno: 23 novembre 2010

DIRITTI UMANI E CONDIZIONE DELLA DONNA CECENA

Pubblico qui di seguito un piccolo dibattito sulla gestione umanitaria di vicende che cozzano contro la nostra sensibilità e che spesso ci rendono incomprensibile. Viene lanciato da Massimo Bonfatti di “Mondo in cammino” (Mic) cui segue una risposta di Massimo Ceresa di Annaviva.

Sono discorsi che alcune organizzazioni internazionali affrontano con antropologi e altre che invece non si pongono dubbi e agiscono un po’ come colonialisti.

La diatriba non è semplice e io non ho alcuna ricetta da offrire.

Ricordo solo che nel libro della collega Francesca Sforza sulla Cecenia lei si stupisse dell’isolamento nel quale finivano le islamiche violentate da soldati russi. E Francesca citava un dialogo tra lei e un’attivista dei diritti umani cecena. Che sosteneva fosse meglio che un uomo avesse più mogli, piuttosto che una moglie e qualche amante. All’obiezione di Francesca sul fatto che, dalle nostre parti, anche le mogli possono avere l’amante, la giovane islamica se ne usciva stupita: quale donna regge più di un uomo alla volta??

La metto sul ridere. Ma il tema è molto serio.

Il dibattito è aperto.

Ad maiora.

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Carissimi tutti, ho avuto l’occasione di parlare con diversi difensori dei diritti umani in Cecenia. Il loro scopo principale è denunciare i soprusi, le sparizioni, i delitti di cittadini inermi di fronte all’arroganza del potere che governa questo territorio. In queste ultime settimane sono rimasto turbato parlando con essi sulla condizione della donna cecena. Se una donna cecena concepisce un figlio al di fuori del matrimonio, le viene “concesso”di partorire e dopo viene uccisa (generalmente da uno dei genitori o da uno dei fratelli) e seppellita nei boschi. Ufficialmente se ne denuncia, così, solo la sparizione. La sinteticità con cui ho fatto la descrizione non toglie nulla all’efferatezza di questa “tradizione” cecena accettata da tutti i ceti sociali ed anche dall’”inteligentsia”, per quanto non se ne voglia parlare, ma, purtroppo, confermatami da più fonti. Mi trovo, come volontario, ad andare in Cecenia, lavorare per un futuro migliore per quella società, lavorare fianco a fianco con i difensori dei diritti umani, denunciare i vigliacchi assassini e mi trovo “fiancheggiatore” di una cultura che, all’interno della propria società e di quella futura che si spera sarà affrancata da tale situazione di dominio, propone e accetta l’omicidio di donne, inermi, ma non portatrici dei diritti umani (quegli stessi per cui si sta combattendo e evocatori di grande denunce ed azioni di protesta) degli altri componenti della medesima società. Paradossalmente lavoro a fianco di chi lotta per la vita della propria nazione e, allo stesso modo, accetta l’assassinio e la morte della propria figlia, se colpevole di adulterio, di rapporti prematrimoniali, di “gravidanza” al di fuori delle regole tramandate. Qualcosa non quadra e non quadra nel mio animo. Contraddizioni così grandi che non le posso contenere. Mi consolo pensando che il processo di denuncia, di lotta per i diritti di tutti, possa non escludere in futuro anche questo donne. Ma non basta! E adesso, purtroppo, non è così..ed ho paura che la denuncia faccia il gioco degli attuali oppressori (“come si può dare la libertà a dei barbari?”). Sono sbalordito e perplesso! Aiutatemi a capire, a dare un senso alle mie azioni. Se rimane legittima la mia azione in Cecenia, come posso fare in modo che non diventi colpevole? Aspetto un aiuto, un consiglio.

Grazie!

Massimo Bonfatti

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Caro Massimo, ci ho pensato un po’ su e sono giunto a questa conclusione. Ritengo che sia nostro dovere dialogare con tutti. O per lo meno con tutti coloro che dimostrino almeno una minima apertura. Ci troviamo a operare in un campo molto difficile. Siamo il cuneo che vede il piccolo spiraglio e cerca di spalancare la porta. Non possiamo nè dobbiamo pretendere di poter ribaltare una cultura diversa dalla nostra. Queste tradizioni cecene (certamente aberranti) scompariranno solo il giorno in cui saranno soppiantate da altri valori più forti. Ma questi nuovi valori non dovremo giammai imporli (come certe potenze occidentali si ostinano a insegnare con la guerra in certi paesi stranieri), semmai suggerirli, sussurrarli all’orecchio delle loro intelligenze. In questo contesto l’azione di associazioni come MIC, Annaviva, ecc. è stata, è e sarà di fondamentale importanza. Così come l’esperienza che in Italia, in Francia e negli altri paesi europei i ragazzi del Caucaso si trovano a sperimentare. Le università che oggi ospitano questi ragazzi sono per loro una grande opportunità. E’ l’occasione per confrontarsi con altri ragazzi, altri valori e coglierne il meglio. E lo fanno, caro Massimo, lo fanno.

La missione di MIC è una missione d’amore, è una costruzione paziente….

Ti ricordi Ivano Fossati?

La costruzione di un amore spezza le vene delle mani mescola il sangue col sudore se te ne rimane La costruzione di un amore non ripaga del dolore è come un’altare di sabbia in riva al mare La costruzione del mio amore mi piace guardarla salire come un grattacielo di cento piani o come un girasole Ed io ci metto l’esperienza come su un albero di Natale come un regalo ad una sposa un qualcosa che sta lí e che non fa male E ad ogni piano c’è un sorriso per ogni inverno da passare ad ogni piano un Paradiso da consumare Dietro una porta un po’ d’amore per quando non ci sarà tempo di fare l’amore per quando vorrai buttare via la mia sola fotografia E intanto guardo questo amore che si fa piú vicino al cielo come se dopo tanto amore bastasse ancora il cielo E sono qui e mi meraviglia tanto da mordermi le braccia, ma no, son proprio io lo specchio ha la mia faccia Sono io che guardo questo amore che si fa più vicino al cielo come se dopo l’orizzonte ci fosse ancora cielo E tutto ció mi meraviglia tanto che se finisse adesso lo so io chiederei che mi crollasse addosso E la fortuna di un amore come lo so che può cambiare dopo si dice l’ho fatto per fare ma era per non morire Si dice che bello tornare alla vita che mi era sembrata finita che bello tornare a vedere e quel che è peggio è che è tutto vero perché La costruzione di un amore spezza le vene delle mani mescola il sangue col sudore se te ne rimane La costruzione di un amore non ripaga del dolore è come un’altare di sabbia in riva al mare E intanto guardo questo amore che si fa piú vicino al cielo come se dopo tanto amore bastasse ancora il cielo E sono qui e mi meraviglia tanto da mordermi le braccia, ma no, son proprio io lo specchio ha la mia faccia Sono io che guardo questo amore che si fa grande come il cielo come se dopo l’orizzonte ci fosse ancora cielo E tutto ció mi meraviglia tanto che se finisse adesso lo so io chiederei che mi crollasse addosso Sì.

Un abbraccio.

Massimo Ceresa.