Giorno: 24 settembre 2010

ASSOLTO IL PRESIDE CAIELLI: NON COPRI’ L’INSEGNANTE PEDOFILO

Quando, qualche tempo fa, ricevetti la telefonata di una rappresentante del Comitato “per Fausto Caielli”, rizzai le antenne. Mi invitava a seguire il caso di un preside di Quarto Oggiaro (uno dei quartieri milanesi più a rischio, dove – a differenza che in corso Como – non si arrischiano i blindati dell’esercito), Fausto Caielli appunto.

Era stato appena condannato a 5 anni e mezzo di carcere per “concorso omissivo” nelle violenze sessuali e nei maltrattamenti perpetrati da uno dei suoi insegnanti (Antonio Silvestre, condannato a 11 anni prima e a 8 anni in appello, che sconterà ai domiciliari). Lo si accusava di non aver adottato iniziative per prevenire l’evento, di aver omesso la denuncia ed essersi limitato a mettere in malattia il docente.

Un caso delicato, delicatissimo. Perché quando si fa i giornalisti, bisogna innanzitutto ricordarsi alle vittime che, abitualmente, per ritrosia e riserbo, rimangono più nell’ombra rispetto a chi compie i reati. E quando le vittime sono minori, tale attenzione deve essere moltiplicata per mille.

Eppure la signora che mi chiamò mi disse che del Comitato, sorto spontanemente a Quarto Oggiaro, facevano parte molti genitori e la gran parte degli insegnanti. Mi invitò anche a un convegno, con i sindacati, i rappresentati del mondo della scuola e i magistrati più impegnati contro la pedofilia, nella quale si discusse del delicato ruolo dei dirigenti scolastici.

Fausto Caielli aveva preso la condanna come una mazzata. Per 19 anni era rimasto nella scuola di Quarto Oggiaro a difendere quel pezzo di Stato che ora lo accusava di “non essere un bravo preside”.  Amareggiato, aveva chiesto la pensione anticipata. “Colpire uno per educare cento, diceva, mi sta bene. Ma colpire giusto”. Considerava quell’accusa “in contrasto con la mia vita”. Ne aveva fatte tante di denunce infatti il preside Caielli. E aveva avviato corsi contro il bullismo.

Aveva presentato denuncia anche contro quell’ insegnante, ma solo una volta certo dell’accusa. Il padre di una delle vittime l’aveva però preceduto. Stava per sospendere l’insegnante, ma ormai si era messo in malattia.

Scatta così la macchina giudiziaria. L’accusa chiede per lui 8 anni di cella. In prima istanza gliene daranno cinque e mezzo.

Oggi Fausto Caielli è stato assolto dalla Corte d’Appello di Milano. Per i giudici di secondo grado il fatto non costituisce reato.

In aula amici e colleghi del preside hanno applaudito. E poco fa il bip bip della mia posta elettronica mi segnalava una mail intitolata: sentenza Caielli. Poche righe del Comitato sorto per difendere il preside: “Accogliamo con grande soddisfazione la sentenza della Corte di Appello di Milano che oggi 24 settembre 2010 ha assolto il Dirigente Scolastico Fausto Caielli perché “il fatto non costituisce reato”. Riteniamo che questa sentenza sia stata anche determinata dalla storia lavorativa e personale di questo dirigente scolastico da sempre caratterizzata da passione e competenza nel governo di istituti scolastici operanti in contesti di effettiva difficoltà sociale”.

Diceva Caielli qualche tempo fa: “L’assioma ‘chi sente una voce deve denunciare immediatamente’ è sbagliato, si deve verificare se è minimamente fondata, altrimenti ci sarà un sovraccarico di informazioni che non porteranno agli accertamenti delle responsabilità. Io quotidianamente ho segnalazioni sulle quali devo porre un minimo di discrimine, è questo il compito di un dirigente scolastico. Non si può denunciare solo una voce senza sapere se è attendibile altrimenti si fa un danno, non si persegue la verità”.

La verità, tanto attesa, oggi è tornata a fare capolino.

Ad maiora.