Month: aprile 2010

In morte di un operaio moldavo

Se un moldavo uccide qualcuno, nei titoli dei giornali la sua etnia viene di sicuro indicata. Idem se è romeno, albanese, ucraino. Meno se è svizzero e francese. Gad Lerner lo ricordava qualche giorno fa parlando all’incontro di Redattore sociale: troppo spesso gli elementi etnici, in Italia, finiscono nei titoli. Creando un clima avverso agli immigrati. A volte i giornalisti ci raccontano anche se una vittima di incidente stradale fosse più o meno in possesso del permesso di soggiorno, come se questo papier fosse  documentazione obbligatoria con cui presentarsi nell’aldilà.

Oggi L’Eco di Bergamo ci fornisce un esempio opposto. “Morto dopo due giorni l’operaio caduto da scala: organi donati” è il titolo che racconta l’ennesimo, drammatico, incidente sul lavoro, vera emergenza ignorata del Bel Paese. “L’incidente lunedì a Caravaggio: la vittima aveva 23 anni. Dopo un film confidò alla madre la disponibilità di donare”, l’occhiello che spiega anche il gesto di permettere ad altre persone di vivere. E ancora “L’infortunio in un cantiere. Il datore di lavoro: “Un bravo ragazzo, saremo vicini alla famiglia”.

Tutto triste e interessante. Peccato solo che da nessuna parte si dica che il ventitreenne operaio, vittima dell’incidente del lavoro e donatore di organi si chiami Maxim Brajin. Maxim era moldavo.

I suoi genitori hanno espresso il desiderio che la salma venga rimpatriata. Speriamo che a Caravaggio (città che vi accoglie con la scritta etnica Careas) qualcuno si ricordi di questo ragazzo venuto in Italia per lavorare e morto per questo.

Ciao Maxim, buon ritorno in Moldova. E  grazie.

Che la terra ti sia lieve.

Ad maiora

Putin, compagno liberale?

Il comunicato stampa della Federazione dei liberali sull’incredibile docenza del primo ministro russo nell’università berlusconiana.
 
” L’idea di far tenere a Vladimir Putin lezioni di pensiero liberale, susciterebbe un moto di incredula tenerezza per la confessata ignoranza abissale, se Silvio Berlusconi non fosse il più importante uomo di stato italiano. Siccome lo è, la sua idea di far tenere a Putin lezioni di pensiero liberale suscita solo un rigetto  sdegnato per l’evidente tentativo di raggirare gli italiani spacciando come liberale il vissuto di un dirigente del KGB russo, prima comunista e da anni rigido autocrate”.
” Ancora una volta, il Presidente del Consiglio continua a non capire che il pensiero liberale non può essere un optional con cui farsi bello”.

In Russia morire per scrivere

L’articolo che parla (anche) del mio intervento a Perugia a cura degli studenti della scuola di giornalismo Suor Orsola Benincasa.

Non sono del Tg1 e la Yusupova non è una giornalista della Novaja, ma per il resto tutto ok.

ad maiora

http://www.unisob.na.it/inchiostro/?idrt=3687

Libertà, di stampa

Le motivazioni con cui ieri il Comune di Somaglia mi ha assegnato il premio giornalistico dedicato a Mario Borsa mi hanno lasciato piacevolmente stupito.

L’amministrazione locale ha individuato in me un giornalista che come il grande direttore del Corriere (quindi in sedicesimi, anzi in sessantaquattresimi, e sto già esagerando) ha le radici ben solide nel territorio e le fronde molto alte, in grado di toccare la politica estera. Un paragone che mi onora anche se è ovviamente segno dei tempi che il premio sia finito a uno come me. In fondo, oltre a tenere la schiena dritta in tutti questi difficili anni, non ho fatto altro di particolare.

L’attività per onorare la memoria di Anna Politkovskaja (che mi hanno portato, solo per citare l’ultimo, recente esempio, a parlare al bellissimo Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia) sono iniziate un po’ per caso. E se godo di un’immagine positiva il merito è solo della grande giornalista russa. Io sono solo come una sorta di “discepolo” che cerca di far sì che il suo modo di lavorare non sia dimenticato.

Cercherò di far lo stesso, nel mio piccolo, con Mario Borsa, grandissimo giornalista italiano non abbastanza conosciuto, nemmeno dai colleghi.

Sulla libertà di stampa, negli anni Venti, scriveva parole la cui eco risuona forte in questi giorni nei quali il Parlamento si appresta a mettere il bavaglio alla libertà di stampa. Scriveva Borsa nel libro (messo all’indice dal fascismo) “La Libertà di stampa”: «La libertà di stampa è tutto: è inutile parlare di libertà di coscienza, di libertà di riunione, di guarentigie costituzionali, di istituzioni parlamentari, di indipendenza della magistratura, di purezza dell’amministrazione pubblica, se non si mette a base di tutto ciò la libertà di stampa, cioè la libertà di pensare, di scrivere, di controllare, di criticare, di correggere, di consigliare e, occorrendo, di denunciare. Se il pubblico italiano non fosse politicamente quello che è, lo dovremmo vedere nelle piazze a protestare, insieme con i giornalisti e più dei giornalisti, contro questi attentati alla libertà di stampa».

Parole drammaticamente moderne.

Buon 25 aprile a tutti.

La credibilità del giornalismo

E’ questione di fiducia. Il titolo del panel di questa mattina al Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia era da solo un programma di un corso di giornalismo.
A parlarne uno dei “guru” dell’informazione online, quel Luca Sofri che prima col suo blog e ora col nuovo sito http://www.post.it , ha ampiamente conquistato la credibilità del pubblico.
Sofri ha ribadito la sua fiducia nella figura ideale del deejay che da un lato fa una selezione, dall’altro stabilisce un livello di complicità e interscambio col suo pubblico. La trasposizione giornalistica che ha portato a mo’ di esempio e’ quella dell’Internazionale, uno dei pochi giornali italiani ad avere un suo pubblico di fedelissimi.
Sofri si e’ soffermato invece sulla disaffezione di molti lettori verso i quotidiani, che non sentono più come loro. In primis perché (impermeabili alle critiche) non formano una comunita’ con chi li legge. E poi per la trascuratezza con cui sono fatti. Personalmente sono due aspetti che mi fanno spesso risparmiare la spesa dell’euro o dell’euro e mezzo, quando non vado in redazione (dove ho la mazzetta).
Dal mio punto di vista, per le mie esigenze personali, il mix informativo e’ fatto di Internet, tv e libri. E mi e’ – vista l’offerta sul mercato – sufficiente.
Sofri parla di credibilità dei giornalisti, una merce sempre più rara in commercio ma nella quale, vista la massa di giovani giornalisti presenti a Perugia, io continuo a nutrire speranza (altrimenti non insegnerei alla Statale di Milano).
I colleghi stranieri presenti al dibattito hanno criticato il “sarebbe journalism” italiano e su questo come dargli torto. Mentre Mark Glaser, direttore di Mediashift, ha spiegato come la credibilità dei blog su Internet sia data dall’incrocio di link. Ognuno garantisce l’altro. Massima forma di libertà e di condivisione in questo nuovo mondo, in questa nuova comunita’ della quale facciamo parte.
Ora vado a Somaglia a ritirare il Premio Mario Borsa.
A dopo e ad maiora.