Giorno: 28 febbraio 2010

LA FIGA NEL LISTINO

Alla fine Nicole Minetti, colei che l’esponente della destra milanese Roberto Jonghi Lavarini ha chiamato senza giri di parole “la figa”, ce l’ha fatta. Sarà nel listino Formigoni. Non solo ci sarà. È al quinto posto della lista. Un elemento che non dirà molto a chi non abita in Lombardia. Qui infatti Formigoni e la sua coalizione potrebbe sfondare il 60%. Nel qual caso, passerebbero solo metà degli esponenti del listino, igienista dentale di-bella-presenza (sembra indicata dal presidente del Consiglio in persona) compresa. Per capirci, Giulio De Capitani, l’ottimo presidente del Consiglio regionale è solo al quattordicesimo posto. Jonghi Lavarini ha ribadito la sua perplessità, ma ha contattato la Minetti (sulla quale si dilettano alcuni giornali stranieri: http://www.dailymail.co.uk/news/worldnews/article-1252163/Nicole-Minetti-showgirl-Silvio-Berlusconi-smile-again.html) che è detta disponibile a «presenziare ad incontri e dibattiti non solo per dimostrare le mie capacità, i valori e gli ideali in cui credo, ma sopratutto per imparare sempre di più da persone preparate e competenti, questo anche se non dovesse andare in porto la candidatura a queste elezioni». Fase ormai superata, in attesa dei dibattiti. Jonghi, unico a opporsi platealmente alla candidatura, alla fine non-capisce-ma-si-adegua per usare un vecchio slogan arboriano: «Siamo nello stesso partito, chiuse le liste dobbiamo fare squadra, navigare con la ciurma che abbiamo fatto salire a bordo, remando nella stessa direzione. Il necessario dibattito interno lo rinviamo a dopo le elezioni, insieme alla analisi dei risultati». Negli altri listini, Penati al quinto posto ha Gianni Bugno,Vittorio Agnoletto ha Margherita Hack. Ma non verranno eletti. Ci sarà solo la Minetti, trascinata dalla scontata vittoria di Roberto Formigoni.

MALAUSSENE E’ GEORGIANO

Recita una vecchia barzelletta sovietica.

Una delegazione georgiana è giunta a Mosca per far visita a Stalin. I delegati entrano nel suo studio, parlano con lui e poi se ne vanno. Non appena sono spariti lungo il corridoio, Stalin comincia a cercare la sua pipa, ma non riesce a trovarla. Chiama dunque il capo della polizia politica, Lavrenti Beria. «Compagno Beria,» esclama «ho penso la pipa. Insegui la delegazione georgiana e vedi se riesci a scoprire se uno di lodo me l’ha presa.» Beria corre via. Intanto Stalin continua a cercare la sua pipa. Dopo cinque minuti, guarda sotto il tavolo e scopre che la pipa era caduta sul pavimento. Chiama di nuovo Beria. «Tutto a posto,» gli dice «ho ritrovato la pipa, puoi lasciare liberi i georgiani.» «Troppo tardi,» ribatte Beria «metà delegazione ha ammesso di aver preso la pipa e l’altra metà è morta durante l’interrogatorio»

Sorriso amaro per un anekdot  che ha nel mirino i georgiani (anche Stalin e Beria lo erano, ma questa è un’altra storia). Un mirino che non sembra essersi spostato nemmeno finita l’Unione sovietica. Lo abbiamo visto due anni fa con la guerra contro la Russia per il controllo della provincia secessionista dell’Ossezia meridionale. Molti si concentrarono più si chi avesse sparato il primo colpo che su una razione sproporzionata, arrivata quasi alle porte di Tibilisi.

Lo abbiamo visto in queste tristi Olimpiadi di Vancouver. Una settimana fa duemila persone (presidente della Georgia Saakashvili compreso) hanno partecipato ai funerali di

Nodar Kumaritashvili, campione di slittino che ha perso la vita schiantandosi contro un palo che qualche mentecatto aveva messo sul fondo della pista. La colpa? Ovviamente del ventenne georgiano, si sono affrettati a dire le squalificate organizzazioni olimpiche.

Salvo modificare il percorso per ridurne la velocità.

Qualche ora fa un altro georgiano è finito nel mirino. È Kakhaber Kaladze, giocatore del Milan (e della nazionale del suo paese, di cui è capitano) che non gioca da tempo e che sostiene che «quello che sta succedendo intorno a me al Milan è veramente una cosa molto sporca». La squadra di Berlusconi annuncia quindi che agirà contro il giocatore, che dopo qualche ora come nella migliore tradizione di Football manager) chiede scusa a tutti. Oggi comunque, come sempre, il georgiano (cui dieci anni fa, in madrepatria. rapirono e uccisero il fratello ventunenne) guarderà la partita dei suoi compagni di squadra dalla tribuna. Magari l’ha presa lui la pipa a Stalin… Malaussène ora può riposarsi. Mica è georgiano lui.