Mese: gennaio 2010

Una scena di Tra le nuvole

Volare con lo zaino sulle spalle

“Zaino a terra”, si diceva agli scout quando ci si concedeva qualche piccola sosta nelle massacranti maratone dei campi itineranti. In quei momenti ti rendevi conto di quante cose inutili stavi trasportando e ti pentivi amaramente di esserti messo via un maglione di troppo. È uno dei flash che mi è venuto

in mente guardando “Tra le nuvole”, il nuovo film di Jason Reitman che ha George Clooney come principale (e davvero credibile) attore.

“Immaginate di dover infilare tutte le vostre cose e i vostri affetti in uno zaino. Cominciate dagli oggetti che tenete in casa, sul comodino, poi passate ai mobili, agli elettrodomestici. Iniziate a sentire le cinghie dello zaino che vi segano le spalle? Sentite come vi tirano giù e non vi fanno muovere? Ecco, la vostra vita è come questo zaino. Bruciatelo, liberatevi di tutti i legami che vi tengono inchiodati: la vita è movimento”. È la filosofia espressa da Clooney, o meglio dal personaggio che inscena, Ryan Bingham. È un tagliatore di teste che vive fondamentalmente negli aeroporti americani e sugli aerei. Atterra solo per andare in qualche azienda a licenziare le persone, con “umanità” (a differenza della sua giovane socia che vuole farlo via chat e che vive di sms). Il film è figlio della crisi (non solo finanziaria) che ha investito gli Stati Uniti e alcuni dei personaggi che raccontano quel che gli è accaduto dopo essere stati licenziati non sono attori, sono persone vere.

Clooney/Bingham in questo interessante film ha come unico obiettivo accumulare miglia premio senza altra finalità che raggiungere il punteggio massimo dei frequent flyers (pallino che accomuna anche noi che non abbiamo una vita a stelle e strisce). Finirà per invaghirsi di un’altra viaggiatrice professionale (l’attrice Vera Farmiga) che fingerà solo di avere uno zaino più leggero del suo.

“Abbiamo tutti bisogno di un copilota” è il motto con cui si chiude il film. Il difficile sembra essere in grado di volare anche con lo zaino sulle spalle. Ma come dice lo scrittore (e collega) argentino Rolo Diez: “Vivere intensamente compensa ogni sforzo e quasi ogni sacrificio: vivere a metà è sempre stata la funzione e il castigo dei mediocri”. Solo i mediocri, alla fine, sono quelli, che non riescono a sognare, che non riescono a volare.

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Altri sei giusti nel Giardino di Milano

Lo scorso anno, grazie anche a una mobilitazione popolare sostenuta dall’Associazione Annaviva , il Comune di Milano ha deciso di apporre un albero per Anna Politkovskaja nel Giardino dei Giusti (è al Monte Stella). Oggi sono stati ufficializzati i nomi degli altri sei giusti, o meglio come dice l’ottimo presidente del Consiglio comunale milanese, Manfredi Palmeri, i sei nuovi “semi del bene”, che faranno compagnia ad Anna in quel posto un po’ magico che è il Giardino del Monte Stella.  Queste le persone cui verrà dedicato un albero: Enrico Calamai, diplomatico italiano a Buenos Aires che salvò oltre 300 persone dalla ferocia della dittatura militare, Marek Edelman, uno dei comandanti della rivolta del ghetto di Varsavia, Giacomo Gorrini, console italiano a Trebisonda tra i primi a denunciare il genocidio armeno, Vasilij Grossman, uno dei più grandi scrittori e dissidente russi e Guelfo Zamboni, console generale italiano a Salonicco che salvò la vita a centinaia di ebrei durante la Seconda Guerra mondiale. Oltre a questi cinque, verrà piantato un albero per Neda, la giovane iraniana diventata il simbolo della rivolta verde contro il regime di Ahmadinejad.

Il Giardino inaugurato dall’allora presidente dell’assemblea di Palazzo Marino (il compianto Giovanni Marra) è ora gestito dall’associazione per il Giardino dei Giusti. Di essa fanno parte il Comune, il Comitato per la Foresta dei Giusti-  e l’Unione delle Comunità ebraiche – Comunità ebraica di Milano.

La cerimonia per i nuovi alberi sarà in primavera.