Yulia Tymoshenko

Caso Tymoshenko, una lettera basterà?

1. Magari non faremo lì gli europei.

2. Comunque, per protesta, non verremo a Kiev.

3. Ci accorderemo tra cancellerie europee per decidere come reagire.

4. Veniamo a Kiev ma…

Dopo un mese di roboanti minacce, anche la vicenda Tymoshenko-Europei di calcio si è risolta a tarallucci e vino (tinto, vista la collaborazione con gli spagnoli).

La detenzione “politica” della leader dell’opposizione ucraina non ha fermato la partecipazione dei primi ministri italiani e spagnoli, Monti e Rajoy, in quel dello stadio di Kiev.

L’unica concessione ai diritti umani è stata la lettera che i due leader hanno scritto al presidente ucraino Viktor Yanukovich. Nella missiva, dapprima si sostengono le aspirazione europee di Kiev, poi ci si appella al buon cuore del presidente ucraino – nemico, più che avversario della donna – per le sorti dell’ex leader della Rivoluzione arancione, “esprimendo l’aspettativa di una soluzione positiva dei casi giudiziari dell’ex primo ministro Tymoshenko e di altri membri del precedente governo, come richiesto dalla comunità Internazionale e di un rafforzamento dello stato di diritto e dei valori democratici che dovrebbero unire i popoli d’Europa”.

Per questo, Monti e Rajoy concludono la loro lettera chiedendo che gli ambasciatori italiani e spagnoli possano incontrare la Tymoshenko, ricoverata in ospedale dopo gli abusi commessi contro di lei nel corso della carcerazione.

La figlia della leader dell’opposizione ucraina, Evgenya, ringraziando, ha detto che era “quello che ci si può aspettare da forze democratiche in favore dei prigionieri politici in Ucraina”.

Dal canto nostro, resta il sospetto che la lettera sia un contentino, una mossa propagandistica tanto per placare le proteste e poter andare avanti come se nulla fosse.

D’altronde, a giorni, il silenzio calerà sull’Ucraina, sulle sue stragi di cani, sulla leader dell’opposizione in cella.

Il 10 luglio a Khakhiv riprenderà il processo contro di lei.

Lì sarebbe bello ci fossero, gli ambasciatori europei.

Anche senza comunicati stampa o lettere aperte.

Ad maiora

L’Ucraina sconfitta dalla Turchia, mentre la Rada accoglie la nazionale russa parlando la sua lingua

L’Ucraina si prepara – a suo modo – agli Europei di calcio, al via tra pochi giorni.

La squadra che – insieme alla Polonia – li ospiterà, ieri ha perso 2-0 l’ultima amichevole con la Turchia (il mitico coach Oleh Blokhin ha dato la colpa a un’intossicazione alimentare). In gol Erkin e Pektemek. In campo l’indimenticato Shevchenko.

Intanto il parlamento ucraino (la Rada) ha approvato, in prima lettura, la legge che rende il russo la seconda lingua di stato.

Dura la reazione dell’opposizione che ha manifestato in piazza, dove ci sono stati scontri, fuori e dentro l’aula:

http://youtu.be/DDVa2Ye54KA

234 i voti a favore su 450 deputati. Il russo come lingua di stato era stata d’altronde una delle promesse elettorali del presidente (filo-russo e russofono)  Viktor Yanukovich, accusato da sempre di pendere più dalla parte di Mosca che da quella di Bruxelles.

In Ucraina (soprattutto quella orientale, da cui proviene l’attuale presidente) tanti prediligono la lingua russa a quella ucraina. Anche perché qui è molto grande la comunità russa.

Intanto, mentre migliaia di tifosi si preparano a invadere le città ucraine (purtroppo anche a caccia di prostitute) nelle carceri del regime continua a essere detenuta Yulia Tymoshenko.

Per ora la mini-mobilitazione internazionale, non ha fatto cambiare atteggiamento a chi guida il paese.

Ad maiora

Tymoshenko trasferita (finalmente) in ospedale

Yulia Tymoshenko è stata (alla fine) trasferita nell’ospedale di Khariv dove verrà curata da un medico tedesco di sua fiducia.

Proprio nelle scorse ore l’ex primo ministro ucraino aveva annunciato l’interruzione dello sciopero della fame.

L’ex leader arancione è stata condannata a 7 anni di carcere al termine di un processo squisitamente politico.

Dal carcere ha più volte denunciato soprusi e abusi delle autorità.

Ad maiora

Caso Tymoshenko: la Germania minaccia, l’Italia tace (come sempre)

La Germania minaccia di bloccare l’entrata dell’Ucraina nella Ue. Lo ha detto senza mezzi termini il ministro degli Esteri tedesco Westerwelle, preoccupato per la sorte dell’ex premier, Yulia Timoshenko .
“Noi tedeschi – ha detto in un’intervista alla Zdf – riteniamo che l’accordo di adesione Ue/Ucraina non possa essere ratificato se le condizioni dello stato di diritto non siano chiaramente soddisfatte”. Quest’accordo, messo a punto il 30 marzo scorso tra Bruxelles e Kiev, deve ancora essere firmato ufficialmente. La carta, nel dettaglio, coprira’ tutti i settori d’interscambio bilaterale.
La cancelliera Merkel ha minacciato di non presenziare ai prossimi Europei.
L’Itala dorme come sempre. Qualche blando comunicato stampa e niente più.
Forse i tecnici hanno bisogno di un super tecnico che gli spieghi anche la politica estera.
Ad maiora.

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L’Unione europea preoccupata per la Tymoshenko

L’Europa torna, finalmente, a occuparsi del caso Tymoshenko. L’Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune europea, Catherine Ashton, si dice “profondamente preoccupata per la situazione di Yulia Tymoshenko”, che, come confermata dall’Ufficio del difensore civico di Kiev, ha subito violenza fisica durante il trasferimento dalla prigione all’ospedale nei giorni scorsi.

La Ashton si preoccupa anche dello sciopero della fame di protesta avviato dall’ex primo ministro ucraino (condannata per un processo squisitamente politico) e lancia un appello al regime di Kiev perché “assicuri il pieno rispetto del diritto della Tymoshenko ad un’adeguata assistenza medica in un’istituzione appropriata”.

La rappresentante della Ue ha chiesto anche, “come segno della loro volonta’ politica di chiarire la situazione, di permettere all’ambasciatore dell’Ue, accompagnato da specialisti medici indipendenti, di visitare in prigione la Tymoshenko”.

Ad maiora

Domani la figlia della Tymoshenko al Senato Usa

La figlia delll’ex primo ministro ucraino Yulia Tymoshenko, Evgenia Carr, domani parlerà al Senato degli Stati Uniti. L’operazione fa parte di una campagna internazionale per chiedere la libertà di sua madre.

Interverrà davanti alla sottocommissione senatoriale per gli affari europei dedicata all’Ucraina.

Yulia Tymosheno è in carcere dal mese di agosto, E’ stata condannata a sette anni di carcere per abuso di potere, per un accordo sul gas firmato nel 2009 – nella sua veste di primo ministro – col suo omologo russo, Vladimir Putin.

La condanna, motivata da ragioni squisitamente politiche, ha creato tensioni tra Kiev e l’Unione europea. Il marito della Tymoshenko ha ottenuto qualche giorno fa asilo politico nella Repubblica Ceca.

“Continueremo a raccontare al mondo intero come il regime ucraino usi la giustizia per punire gli oppositori politici”, ha spiegato la figlia della Tymoshenko.

Evgenia Carr, 31 anni, è già stata in visita nel mese di gennaio a Berlino, Copenaghen, Parigi e Strasburgo per chiedere agli occidentali di aumentare la pressione sul presidente ucraino – filo-russo –  Viktor Yanukovich, al fine di ottenere la liberazione di sua madre.

“Più sarà forte la pressione, più crecerà la speranza di rilascio”, ha detto la Carr aggiungendo: “Mia madre è innocente ed è in prigione senza motivo: Yanukovich può liberare mia madre domani, se solo vorrà farlo”.

Nei giorni scorsi l’associazione Annaviva ha mandato una lettera al console ucraino di Milano chiedendo lumi sull’accanimento verso l’ex leader della rivoluzione arancione. Si è ancora in attesa di risposta.

Ad maiora.

Il marito della Tymoshenko chiede asilo a Praga. Lei lo ha conosciuto sbagliando un numero di telefono.

Il marito di Yulia Tymoshenko, Oleksandr, ha chiesto asilo politico nella Repubblica Ceca. Secondo le locali autorità si troverebbe gia a Praga e la richiesta verrà valutata in tempi rapidi.

Da tempo la Repubblica Ceca guarda con attenzione quel che accade in Ucraina. Qualche mese fa ha dato asilo politico a un alleato della Tymoshenko, Bohdan Danylyshynin.

L’ex primo ministro ucraino (filo-occidentale), ora principale oppositrice del presidente – filo-russo – Yanukovich, è stata condannata – per ragioni politiche – lo scorso ottobre a sette anni di carcere per abuso d’ufficio per aver firmato, quando guidava il governo, un accordo sul gas con l’omologo russo, Vladimir Putin.

Yulia e Oleksandr si sarebbero conosciuti per un errore telefonico: lei avrebbe composto male un numero e sarebbe entrata in contatto con lui.

Dopo l’innamoramento, il matrimonio nel 1979 e un anno dopo la nascita della figlia Evgenia. Lui era ed è un ricco imprenditore del campo energetico e ha a sua volta conosciuto il carcere per appropiazione indebita di 800 mila dollari (sempre per importazioni dalla Russia).

Da quando la moglie è scesa in politica, le apparizioni pubbliche di Oleksandr si sono ridotte all’osso.

Ora ritorna in scena con questa richiesta di asilo politico nella Repubblica Ceca.

Secondo i legali della Tymoshenko, anche per le pressioni che le autorità stanno esercitando sulla famiglia. Possibile quindi che venga seguito anche dalla figlia.

Ad maiora.