Vittorio Feltri

Enzo Tortora, nel nome di Kafka

enzotortora
Se non avete mai letto un libro del collega Daniele Biacchessi, iniziate con questo.
“Enzo Tortora, dalla luce del successo al buio del labirinto” è un saggio davvero ben scritto e che ci racconta tante cose del nostro recente passato e anche dell’incerto presente.
La vicenda di Enzo Tortora emerge in modo chiaro e imbarazzante, per i giudici che misero ingiustamente in carcere il noto presentatore (infangato da camorristi, pentiti e assassini) e anche per i tanti giornalisti che si scagliarono contro di lui quando era in gattabuia e non poteva difendersi. Se ne salvarono pochi, tra i più noti: Enzo Biagi, Giorgio Bocca, Vittorio Feltri. Gli altri si divertirono ad accanirsi contro un innocente che, pochi mesi dopo essere stato assolto (e tornato in onda con il mitico “Dove eravamo rimasti“) morì di cancro. Seguirono le solite tardive scuse di questo paese cattolico dove un’avemaria assolve tutti i peccati.
Il racconto di Biacchessi parte dal successo di Portobello, trasmissione che chiunque abbia i capelli bianchi non può non aver visto. Gli ascolti arrivarono fino a 25milioni di persone, inimmaginabili allora come oggi.
Tortora con L’altra campana aveva anche introdotto anzitempo l’interazione, quasi un televoto, invitando la gente a spegnere e accendere la luce per esprimere un’opionione. Un genio.
Uno che non si sedette mai sugli allori e che anche alla guida della Domenica sportiva non risparmiò critiche alla dirigenza Rai, finendo per essere buttato fuori dalla tv di Stato.
Una volta finito in carcere, Tortora divenne militante e parlamentare radicale (dimettendosi poi, per farsi arrestare: io c’ero quel giorno in piazza Duomo). Dalla cella scriveva: “Quello che non si sa è che una volta gettati in galera non si è più cittadini ma pietre, pietre senza suono, senza voce, che a poco a poco si ricoprono di muschio. Una coltre che ti copre con atroce indifferenza. E il mondo gira, indifferente a questa infamia”. Biacchessi commenta: “Tutta la stampa, tranne rarissimi casi, proseguì l’opera di linciaggio”. Proseguito dai giudici che, nella sentenza di condanna di primo grado lo definirono “individuo estremamente pericoloso e cinico mercante di morte”. Finì in carcere in quella malaugurata oprazione giudiaziaria e mediatica anche Franco Califano. Entrambi poi risultarono innocenti.
Un libro da rileggere. Per non dimenticare.
Il volume viene presentato oggi a Milano: alle 18.30, Galleria San Fedele, via Hoepli 3a.
Ad maiora
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Daniele Biacchessi
Enzo Tortora
Aliberti
Pagg. 153
Euro: 15

RIFLESSIONE (SOCIALISTA) SUL TERZO POLO MILANESE

Stasera (lunedì 17) alle 21 c’è l’assemblea annuale del Club Porto Franco (al Circolo Aniasi, via de Amicis 17 Milano). SI discuterà delle prossime amministrative.

Ad aprire il dibattito questo articolo di Franco D’Alfonso sul Terzo polo milanese pubblicato su http://www.aripelagomilano.org.

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Tradizionalmente il terzo posto da diritto alla medaglia di bronzo, spesso meglio accettata di quella d’argento, che sa sempre un po’ di sfiga e di perdente, mentre un buon terzo posto è visto come una tappa verso la vittoria assoluta alle edizioni successive. Sarà per questo motivo che periodicamente tanti aspirano al “terzismo” anche in politica, piazzarsi bene per candidarsi a essere l’alternativa prossima futura, in generale con fortune alterne, come avvenne con la “Terza Internazionale” sovietica (anche se, vista la tradizione della casa, quella eliminò direttamente precedenti e successori), con il Terzaforzismo socialdemocratico degli anni settanta, con la Terza via di Tony Blair e via dicendo. Nell’Italia con il sistema politico eternamente in crisi evolutiva, il terzismo sta vivendo una nuova grande stagione con il “Terzo polo” di Casini Fini Rutelli, anche se le fortune restano sempre alterne.

Anche a Milano l’esordio del Terzo Polo si è caratterizzato per il bronzo, che si è materializzato però nelle facce di tanti che pensavano di avere la possibilità di rifarsi una verginità politica o più semplicemente di fare un altro giro al Luna Park inventandosi la candidatura di Gabriele Albertini che per cacciare la Moratti avrebbe dovuto essere appoggiato anche dalla sinistra “responsabile” non si sa di che (probabilmente del ventennio di sconfitte elettorali), dimenticandosi del piano parcheggi, della svendita dell’Aem, dell’uso della Scala e delle iniziative culturali milanesi come promo di Pirelli Re e altre piccole avvedute scelte dell’amministratore di condominio che volle farsi sindaco. Un sondaggio che lo dava al 13,5% contro il quaranta a testa abbondante di Moratti e Pisapia unito, dice qualcuno, alla ventilata comparsa di qualche dossier confezionato secondo i dettami del “metodo Boffo”, nonché a qualche promessa sul futuro arrivo di qualche lettera affettuosa e personale del dott. Letta (“Caro xx, sia io che il presidente Berlusconi siamo profondamente dispiaciuti di non avere potuto procedere alla sua nomina a xxxx, ma siamo certi che presto etc etc”) hanno portato al precipitoso ritorno alla revisione note spese l’eurodeputato condominiale azzerando in un attimo le alchimie di tanti e le speranze di pochi.

Ma l’ennesimo insuccesso del tatticismo senza strategia può portare al ritorno alla politica, che è fatta da scelte convinte che vanno difese con altrettanto convinte battaglie politiche. La crisi del bipartitismo e la regressione del Pdl a Forza Italia alleata con la Lega ha aperto uno spazio politico e non geografico o tattico al centro e il tentativo dei Terzopolisti di essere in partita passa tutto dalla politica, dalle scelte e non dai personalismi, tanto a Roma con Berlusconi quanto a Milano con Letizia Moratti. La “valentia” di Casini e Fini come dei loro sostenitori milanesi si misura sulla capacità di rendere chiara la distanza di convinzioni sul rispetto delle istituzioni, sulle politiche dell’accoglienza e dell’assistenza, sulle scelte economiche e non (solo) sugli interpreti delle stesse: in poche parole, più che con manovre ed alchimie elettorali il Terzo polo si trova a dover manifestare con chiarezza le scelte che l’hanno portato a contrapporsi alla destra populista e leghista e a chiedere il consenso su questo.

Anche a Milano il Terzo Polo sta quindi cercando di manifestarsi evidenziando le tante differenze con la politica dell’attuale sindaco che, come ricordano in pochi, fu eletto sulla base di un programma che segnava anche una cesura politica con le amministrazioni precedenti (chi si ricorda la Moratti Kadima, emula della Livni in Israele?) e che è rimasto inapplicato per il 98%. Una Moratti che si è gettata nelle braccia della Lega abiurando senza batter ciglio a quanto anche i suoi più stretti collaboratori avevano realizzato lascia uno spazio politico “moderato” privo di rappresentanza. E’ a questo mondo che, senza intraprendere scorciatoie, si rivolge la nuova aggregazione terzopolista, con serie possibilità di successo: lo stesso sondaggio che di fatto bocciava il tentativo di “sfondamento” con Albertini evidenziava tuttavia l’esistenza di uno spazio politico significativo, dando al 9,5% un altro candidato del terzo Polo, solo pochi punti meno del più noto ex sindaco.

Credo che la presenza di un solido “Terzo Polo” nel prossimo Consiglio Comunale potrà rendere possibile il ritorno all’alleanza politica tra centro moderato e sinistra riformista che, quando si è realizzata, ha coinciso con i migliori periodi di vita politica e sociale della nostra città. Se è vero che il sistema elettorale tende a escludere la presenza centrista (che infatti rinasce regolarmente dopo l’avvio della legislatura per scissione) è altrettanto vero che il Sindaco eletto direttamente è in grado, se ne è capace, di rendersi interprete direttamente di questa possibile alleanza politica che ne rafforzerebbe comunque la propria azione. E non parlo volutamente di tutte le valutazioni numeriche, che pure sono importanti, che dicono che la presenza di un terzo polo impedirebbe la vittoria della Moratti al primo turno e preparerebbe la sua successiva sconfitta al ballottaggio: se non si verificasse una convergenza politica almeno su alcune scelte di politica amministrativa, per esempio sulla città dei diritti e dei doveri di cui parla tanto Pisapia quanto chi si richiama al Terzo polo, ogni accordo o alleanza precedente o successivo sarebbe effimero e strumentale.

Come disse una volta Vittorio Feltri, ” Letizia Moratti è una signora molto decisa a non si sa cosa” e il sistema di relazioni e poteri in cui è inserita rende possibile la sua stessa esistenza, a prescindere da contenuti e programmi. Chi ambisce a sostituirla o semplicemente a vivere una politica e una città diversa da quella (non) pensata da Donna Letizia, questo non se lo può permettere, deve esplicitare valori e idee nei quali crede. Per la prima volta dopo oltre un decennio, la sinistra è riuscita a farlo con la candidatura di Giuliano Pisapia: se rinascerà anche un centro politico a Milano le buone notizie potrebbero non finire qui.

Franco D’Alfonso

IL CACHEMIRE DI D’ALEMA E GLI UCCELLI DI FAENZA

 IL P.C.I. VISTO DA DESTRA E DA SINISTRA

E l’intellighenzia vota Pci: Partito cashmere italiano. Titolo sul Giornale.

Berlusconi detesta i comunisti di cachemire. Invece pare che non gli dispiacciano quelli di lana caprina. Vignetta sul Fatto.

Quando c’era il Pci. Livorno 1921-Rimini 1991, cronache del primo e dall’ultimo congresso del più grande partito comunista d’Occidente. La Domenica di Repubblica gli dedica le prime tre pagine.

D’Alema a St.Moritz ma non è felice. Snobbato da Berlusconi. Lettera a Il Giornale.

BERLUSCONI “CAFONE” PER I FINLANDESI

Il cafone dell’anno. I lettori dell’Helsigin Sanomat, il principale quotidiano finlandese, l’hanno attribuito a Silvio Berlusconi. Il capo del governo italiano ha battuto Tiger Woods, noto per la sua non limpida condotta coniugale e Jonas Bergstrom, ex fidanzato di Madeleine di Svezia scoperto con un’altra in prossimità delle nobili nozze già fissate. Alessandra Longo su Repubblica (che cita il Secolo).

LA RAI NON SI VEDE? MA NEMMENO LA BBC…

Varese. Sparito il segnale Rai, partono le disdette del canone. Sulle pagine lombarde del Corriere.

Dal 26 novembre il canale tv Bbc World News è scomparso dale frequenze del digitale terrestre ed è stato sostituito da un canale che si occupa di televendite. Spero che il ministro dello Sviluppo economico, titolare delle frequenze, voglia porvi rimedio. Lettera al Corriere.

Che fatica non credere più alla tv. Altro titolo sul Corriere.

IL COMPAGNO FELTRI NON PIACE PIU’ AL GIORNALE

“Libero” depura il Feltri anti Cav. Titolo criptico in prima sul Giornale, ma comunque contro l’ex direttore (il cuo nuovo quotidiano non avrebbe pubblicato le famose frasi sulle escort dette da Feltri a Cortina).

Il compagno Feltri. “Rinnegato”: Il Giornale bolla l’ex direttore per aver criticato il padrone. La setssa accusa che “Littorio” scagliò contro Montanelli. Poi massacrò Fini per alto tradimento: ora si prepari al metodo Boffo. Apertura (in stile Lina Wertmuller) del Fatto quotidiano.

COME TI ATTACCO LA CAMUSSO

“La Camusso? Mai lavorato in fabbrica”. Intervista sul Giornale a un ex leader Fiom.

COME TI ISOLO ASSANGE

Sequestrati i dati di Assange su Twitter. Un tribunale della Virginia ha ordinato al social network di fonrire i dati dei collaboratori di Wikileaks. Dal Sole 24 ore.

POCHI SOLDI AL FUS? CHIUDIAMOLO!

“Fondi allo spettacolo? Da abolire”. Secondo il direttore dell'”Istituto Bruno Leoni” i contributi statali, troppo variabili di anno in anno, invece di favorire i beneficiati ne danneggiano la programmazione. Pagina intera sul Giornale.

IN ALTO I TONI

Delneri alza subito i Toni. Titolo “sportivo” sul Giorno.

DIETA DOPO NATALE

Lurago d’Erba. In Comune continua la dieta dimagrante. Titolo sulla Provincia di Como accompagnato da una foto al primo cittadino, non proprio longilineo.

UCCELLI, QUALCOSA SI E’ ROTTO

Gli uccelli di Faenza e quelli di Hitchcock. Lettera al Giorno.

Moria di tortore e assalti di cornacche: qualcosa si è rotto nei nostri cieli. Paginata su Repubblica.

NONNI, FRECCETTE E BAMBOCCIONI

 

NONNI, STRESSATI O FELICI?

La generazione dei nonni sotto stress. Costretti a sostituire genitori che lavorano. In prima sul Corriere.  Ma nelle pagine interne precisa: “9 su 10 si dicono felici“.

PADOA SCHIOPPA E’ MORTO. I BAMBOCCIONI NO.

Altro che bamboccioni, così i giovani milanesi battono la crisi. Titolo nelle pagine milanesi del Giornale.

SE MILANO AVESSE IL MARE….

Buongiorno Terronia, via parla Radio Padania. Appena sbarcata nel Tacco d’Italia, ha già fatto infuriare: “Insulta la Puglia coi soldi pubblici”. Titolo su Il Giorno.

TITOLO CONTRO L’EX

Nepolitano (e Feltri) cambiano bandiera. Dopo anni di vessilli rossi il presidente della Repubblica riscopre il Tricolore in chiave antileghista. Il giornalista rinnega il berlusconismo: Silvio non ha le qualità per andare al Quirinale né deve candidarsi. Apertura del Giornale. Mai stato comunista, ma ricordo che nel simbolo del Pci c’era anche la bandiera italiana.

L’UNITA’ SENZA SCUOLA

La Gelmini ne ha fatta un’altra: s’è dimenticata l’Unità d’Italia. Nessuna iniziativa prevista nella maggior parte delle scuole. Titolo del Fatto quotidiano.

FUORIUSCITA DAL SINDACATO

Pomigliano, addio alla tessera? Adesioni sindacali giù del 10% dopo l’intesa. Fuoriuscita tra gli iscritti Fiom. Titolo sul Sole 24 ore.

MA ANCHE DAL SOLE…

“Sole”, scontro finale. Giornale in crisi come il suo editore Confindustria. Riotta perde 54 mila copie, crollano gli abbonamenti. Titolo del Fatto quotidiano.

LA SFIDA PERENNE BERLUSCONI/PRODI

“Si fa fatica con questi comunisti”. Foto notizia di Berlusconi in un centro commerciale brianzolo. Sul Corriere.

Prodi acclamato dalla folla di casa: “Devi tornare”. Sempre sul Corriere.

A COLPI DI FRECCETTE

Tutti pazzi per i dardi. In provincia di Como spopolano da mesi le squadre di giocatori di “freccette”. Paginata sul Corriere di Como.