Mentre tutto il mondo oggi aspetterà con ansia l’apertura delle borse per capire quanto peserà lo storico declassamento del rating americano, c’è un paese che attende con ansia l’apertura di una cella e l’udienza di un processo. Contro un politico. Accusato di “abuso di potere” e “corruzione”. L’Ucraina da venerdì ha un suo ex primo ministro in cella: è Julija Tymoshenko. A ore dovrebbe essere scarcerata. È finita in una camera di sicurezza non per i gravi reati per cui è imputata, ma per aver irriso la corte. Contestando la testimonianza dell’attuale primo ministro (il filo-russo Mikola Azarov) e twitterando, col suo Ipad, durante le udienze.
La bionda, leader della rivoluzione arancione (prima e unica donna a guidare il governo ucraino – in questo più avanti del nostro maschilista paese) è sottoposta a un processo tutto politico, dal retrogusto sovietico: la si accusa di aver firmato un contratto troppo oneroso per acquistare – nel gennaio del 2009 – il gas russo. I nuovi leader ucraini (amici di Putin) dimenticano forse che Kiev aveva due pistole alle tempie: da un lato i russi che avevano chiuso i rubinetti – pretendendo i soldi arretrati – dall’altro i paesi dell’Unione europea, a vario titolo dipendenti dal metano russo e poco sensibili verso le istanze ucraine.
Verrà ragionevolmente condannata, anche per escluderla dalle prossime elezioni.
È interessante però come la Tymoshenko, classe 1960, abbia usato il processo per continuare nella costruzione del suo personaggio. Utilizzando innanzitutto Twitter: http://twitter.com/#!/YuliaTymoshenko
I suoi 34 mila followers, venerdì hanno potuto seguire praticamente in diretta l’arresto (da noi Prosperini ebbe lo stesso onore con una tv locale). Il suo ultimo cinguettio, datato 5 agosto attacca la corte: “Anche in questo caso, i pubblici ministeri hanno presentato una domanda per cambiare la misura preventiva di arresto”. Pochi minuti dopo sarà portata fuori dall’aula di peso e, malgrado il picchetto dei suoi sostenitori, trasferita in una cella di sicurezza.
La Tymoshenko ha talmente martellato la corte e i testimoni a suon di social network che i suoi tweet sono finiti addirittura tra le “carte processuali”. La corte, presieduta da Kireijev Rodion, ha considerato più volte il linguaggio dell’imputata Tymoshenko come “inappropriato”. Lei per tutta risposta ricorda, via twitter, di averne chiesto la rimozione per “incompetenza”.
Sul social network, oltre a faccine e nomignoli, l’ex regina del gas ucraino, prende per i fondelli l’attuale presidente (“Chiedono se su Twitter russo se c’è un culto della personalità Yanukovich. Vi è un culto. Ma non c’è personalità”), ma anche e soprattutto il magistrato, contro “questa marionetta nelle vesti di giudice” (“Sono in cerca di prove. In questo caso su Twitter. Io a Putin: Quanto per il gas? Putin: 450.
)) Sto scherzando”).
A differenza di molti politici di casa nostra, la Tymoshenko ha capito la forza della rete e quanto il potere la tema: “Presto – scrive a fine luglio – sarà aperto un procedimento penale contro Twitter. Impediranno di portare l’Ipad all’estero. Sanno che 140 simboli sono più potenti di 140 ufficiali”.
Ad maiora.
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