Usa

Putin dà il via alle trivellazioni nell’Artico

Malgrado le pressioni di Greenpeace (seguite ad arresti di tutti gli attivisti, condannati e liberati poi, tra mille imbarazzi) e le sanzioni internazionali, il presidente russo, in diretta tv, annuncia che le esplorazioni petrolifere nell’Artico proseguono. A gestirle una joint venture russo-americana (il petrolio, evidentemente non puzza): ExxonMobil da una parte, Rosneft dall’altra.

Dice Putin che “la piattaforma petrolifera Alpha sta iniziando perforazioni esplorative nel Mar di Kara. Si tratta di una grande impresa”. E aggiunge: “Nel mondo moderno, il successo commerciale dipende in gran parte efficace cooperazione internazionale La comunità imprenditoriale, tra cui grandi aziende dalla Russia e all’estero, è consapevole di che, nonostante sconvolgimenti politici, prevalgono approccio e il senso comune, e questo è molto incoraggiante. questo è ciò che noi chiamiamo un atteggiamento economicamente responsabile ed è solo questo tipo di atteggiamento che può essere produttivo”. Business is Business, dicono i suoi amici americani.

Per capire i danni delle perforazioni nell’Artico, leggete qui.
Sintetizzati in questo video:

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Russi

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L’altra sera discutendo su Twitter con dei fanatici russi, anzi putiniani, mi è tornato alla mente questo brano del Cacciatore di aquiloni, di Khaled Hosseini, scrittore (e medico) americano di origine afgana.
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Dallo pneumologo andò bene finché Baba non chiese al dottor Schneider quale fosse il suo paese d’origine e saltò fuori che era russo. Allora Baba lo allontanò in malo modo. “Ci scusi”, dissi io. Il dottor Schneider si fece da parte con lo stetoscopio ancora in mano. “Baba, ho letto la biografia del dottor Schneider. È nato nel Michigan. Michigan, è americano, molto più americano di quanto non lo saremo mai noi due.” “Non importa dove è nato. È russo” rispose Baba facendo una smorfia come se avesse pronunciato una parolaccia. “I suoi genitori erano russi e i suoi nonni erano russi. Giuro su tua madre che se cerca di toccarmi gli spezzo il braccio.”.

Lo strabismo dei media: esaltazione delle elezioni americane e rappresentazione degli immigrati (tesi)

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Ogni quattro anni, ogni volta che nel nostro paese si scatena l’attenzione isterica per le elezioni statunitensi, rimango perplesso: i media ci rendono partecipi come se potessimo votare e soprattutto come se il presidente a stelle e strisce alla fine ci rappresentasse.

Passata l’euforia mediatica poi, chiunque governi a Washington continua a fare solo ed esclusivamente gli interessi Usa. Che quasi mai peraltro collimano con quelli europei e italiani.

Anche di questo si occupa la tesi di Karim Antonietta Marazzina in discussione in questi giorni alla Statale di Milano. La Marazzina ha preso in esame tg e giornali del novembre 2012 per analizzare la ola che ha preceduto e seguito la rielezione di Obama.

Mettendola a confronto con la serie di stereotipi che caratterizzano invece le informazioni che riguardano i migranti che arrivano nel nostro paese. Dei quali si parla solo se commettono reati. Identificando i colpevoli con la loro provenienza geografica e creando in questo modo un pregiudizio nei confronti dei (supposti) diversi: romena stuprata da marocchino, è francamente una frase che non si vorrebbe più né leggere né sentire.

La tesi si conclude con un sondaggio nella quale la tesista ha verificato quando, ovviamente, i media influenzino il nostro moo di vedere, di percepire. Di pensare.

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