Ungheria

Ungheria, tensione nell’oasi ecologica di Kishantos

I nuovi proprietari dell’area all’attacco dei militanti di Greenpeace venuti a difendere un’oasi biologica che rischia di sparire dopo 20 anni.
Dietro l’operazione, non proprio ecologica, ci sarebbe Orbàn.
Ad maiora

 

Mario Mauro: “Ecco perché ho lasciato il Pdl”

Mario MAUROHo conosciuto Mario Mauro nel 2007. Quando stavamo organizzando il primo convegno per ricordare a Milano Anna Politkovskaja a un anno dal suoi assassinio, ci accorgemmo di avere, tra gli ospiti politici, solo radicali o esponenti della sinistra. Invitammo quindi Mauro che, oltre a essere di Forza Italia, era uno dei principali rappresentanti di quel partito nell’ambito del Parlamento europeo.

Fece un intervento bello e appassionato.

E devo dire che non mi ha stupito la sua scelta di lasciare (praticamente da solo) il Pdl per seguire Mario Monti. In questa lettera aperta che pubblico, Mauro spiega il perché della sua decisione.

Ad maiora

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Carissime e Carissimi, la rottura con il mio partito è frutto della storia di questa legislatura che ha visto consumare l’illusione che l’alleanza PDL-Lega fosse garante di riforme capaci di cambiare l’Italia.

Destra e Sinistra si sono alternate negli anni della transizione senza anteporre il dovere di riformare la vita pubblica italiana alla rendita politica che deriva da una cultura del conflitto. La lista Monti è fatta da chi si è stancato di questa guerra di parole e vuole una pace duratura.

Non mi stancherò mai di ricordare l’esempio della scuola, quattro volte in teoria è stata riformata la scuola in questi anni: Berlinguer, Moratti, Fioroni, Gelmini. Io tornerò a fare l’insegnante senza che in realtà nulla sia cambiato. Sono riforme dette, non fatte e a cui si aggiunge la beffa mediatica di migliaia di giovani in piazza a protestare contro qualcosa che non è mai stato attuato.

Ancor più grave è lo scenario macroeconomico del nostro Paese. Da anni in Europa si attua il cosiddetto rigore, cioè vigorosi tagli alla spesa pubblica per sostenere gli sforzi di famiglie e imprese. Negli anni della transizione italiana ciò si è tradotto in più tasse per più spesa pubblica con il risultato di veder esplodere il nostro debito e renderlo insostenibile al punto da minacciare l’intera eurozona. Anche la caduta del governo Berlusconi avrebbe potuto essere però un’occasione positiva se avessimo avuto la forza di riconoscere i nostri errori. Ma passata la crisi finanziaria, per recuperare fiducia agli occhi degli italiani, si è scelta l’incredibile scorciatoia di addossare ogni responsabilità ad un presunto quanto assurdo complotto europeo condito di banchieri e massoni ad uso di una opinione pubblica bramosa di scaricare su tedeschi e francesi l’incapacità di risolvere i nostri problemi.

Da quando avevo vent’anni ho toccato con mano come la convivenza pacifica all’interno del progetto europeo sia per la storia del nostro tempo la sola piattaforma in grado di aiutarci a risolvere le tante difficoltà in cui ci dibattiamo. Il coraggio dei padri fondatori, che ha ottenuto per noi attraverso la pace lo sviluppo, è la certezza da cui ripartire. Che tristezza, dopo aver contribuito a far cadere il comunismo, riunificato l’Europa dell’est, aver sostenuto lo sviluppo di Polonia, Ungheria, Lituania, Lettonia, Estonia, Malta, Cipro,… sentire dire che la causa delle mancate e storiche riforme che il nostro Paese attende da decenni è frutto di un complotto europeo in cui Monti interpreta il ruolo di “utile idiota” al soldo della “perfida” Merkel.

Monti non è l’uomo della Provvidenza, ma la scelta del PDL di far cadere quel governo per riproporre oltre che la candidatura di Berlusconi, la logica che mira a tenere in ostaggio ancora per una legislatura l’Italia in concorso con Bersani, non è condivisibile.

Non ho promesse da fare, anzi. Il rigore in Italia non è ancora stato applicato fino in fondo. La voragine finanziaria è frutto dell’irresponsabilità di classi dirigenti che hanno sopperito la mancanza di decisionismo e di coraggio con più tasse e più spesa.

Sono serviti quindi ulteriori sacrifici promossi dal governo tecnico per spegnere l’incendio della speculazione a nostro danno e ottenuta la possibilità di veder dimezzati i  nostri interessi sul debito (da 80 a 40 miliardi l’anno in 14 mesi) vanno affrontate le emergenze del lavoro e della crescita. Per farlo occorrono riforme strutturali che destra e sinistra rifiutano di fare insieme.

Mettersi in discussione, ammettere i propri errori e favorire la nascita di una proposta politica che aiuti PD e PDL a continuare il percorso di tregua sostenendo riforme magari impopolari ma necessarie per dare lavoro e pensioni anche ai giovani, mi sembra il contrario del trasformismo.

Per anni abbiamo rivendicato l’intelligenza di saper andare oltre gli schieramenti alla ricerca del bene comune. Non ho cambiato nessuna delle mie idee, sono e resto politicamente un popolare, ma non accetto di ridurmi a essere un populista per inseguire un consenso a metà tra i ragionamenti di Grillo e l’antieuropeismo di maniera della Lega.

Ma quando ho visto far cadere un governo senza motivi, con l´unico scopo che non fossero le scorciatoie di una presa di distanza dalle scelte di responsabilità indispensabili per salvare il valore dei soldi di milioni d’italiani ho giudicato necessario fare un passo avanti piuttosto che continuare a sognare un passo indietro di Berlusconi o dei comunisti.

E se qualcuno vuole nascondersi dietro un approccio al tema dei valori non negoziabili, forse dovrebbe misurarsi oltre che con le piattaforme elettorali e spesso strumentali di questo o quel partito anche con il profilo politico di una persona, che non si definisce in trenta giorni di campagna elettorale, ma che si può valutare solo attraverso il lavoro di una vita.

Vita, famiglia, educazione, lavoro, ricerca non sono temi da aggiungere all’economia. Sono il fondamento delle domande da cui partire se si vuol fare politica. Devono essere le basi di un sistema economico, educativo, di giustizia-

Come deve essere infatti un sistema educativo, pensionistico, di produzione industriale, sanitario, che voglia rispettare fino in fondo ciò che l’uomo é?

Per questo si fa politica e non c’é spazio in questa visione per riduzioni ideologiche. Soprattutto nel partito di Monti che nasce dalla volontà di far incontrare culture politiche differenti, nel nome della dignità della persona umana.

A presto,
Mario Mauro

Domani conferenza stampa di Klub Radio (a Budapest)

Mi arriva dall’amico Andras Arato di Klub Radio di Budapest questo comunicato stampa. Sulla vicenda della radio che il regime ungherese ha cercato in tutti i modi di chiudere, Annaviva ha organizzato numerose iniziative.

Ad maiora.

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Cari Colleghi, vi invitiamo a una conferenza stampa. Grazie per l’attenzione che ci avete riservato e per, per i reportages che avete realizzato e che hanno dimostrato come i media di tutto il mondo considerano significativa la sorte di Klub Radio.

È difficile comprendere il continuo flusso di notizie che hanno modificato la legge ungherese dei Media. Ma la volontà è chiara: dapprima silenziare Klub Radio, poi prevenire ogni ricorso giuridico per il futuro.

Il nostro dovere è quello di aiutare i colleghi nella raccolta di informazioni.

Questo è il motivo per cui organizziamo una conferenza stampa alle ore 10:30 il 17 maggio al Ristorante Symbol (Budapest, III. Becsi ut 56.).

Speriamo di potervi salutare lì.

Domani a Budapest si decide della sopravvivenza di Klub Radio

Ricevo dall’amico (e direttore di Klub Radio) la notizia che l’udienza davanti ai giudici di Budapest per la sopravvivenza dell’emittente radiofonica indipendente è stata fissata per il 14 marzo, ossia domani. Alle 10 del mattino.

Quel giorno si deciderà se la frequenza radio 95.3 potrà continuare a essere “utilizzata” da Klub Radio o se finirà nelle grinfie di un’emittente governativa.

Come scrive Andras, si capirà “se Klub Radio potrà continuare a trasmettere o se sarà zittita”.

L’emittente è una delle voci più critiche verso il regime nazionalista e xenofobo ungherese. La frequenza dove trasmette è stata messa all’asta. Organizzata in modo che Klub radio la perdesse.

Speriamo bene.

Ad maiora.

L’Unione europea preoccupata per le leggi ungheresi sui media. Domani ne parliamo a Milano

La Commissione europea continua a essere “seriamente preoccupata della situazione attuale in Ungheria” per le nuove leggi sui media. 

A dirlo il commissario Neelie Kroes, dopo un colloquio con il ministro della Giustizia ungherese Tibor Navracsics (col quale ha anche discusso in pubblico).

Il Paese, ha detto Kroes, ha istituito “alte multe per chi viola le regole poco chiare e questo può portare all’autocensura” quando si affrontano argomenti che coinvolgono il premier e il governo.

L’Unione europea ha gia aperto procedimenti contro l’Ungheria.

Di questo parleremo domattina a Milano con Andras Arato, direttore di Klub Radio di Budapest e Danilo de Biasio, direttore di Radio popolare di Milano.

11 febbraio, ore 11

Ostello Bello, via Medici 4

Organizza: Annaviva

Vi aspettiamo!

Ad maiora

Orban difende la costituzione ungherese. Sabato ne parliamo a Milano

Ieri il presidente populista ungherese Viktor Orban ha radunato i suoi sostenitori al Millenaris Park di Budapest e ha tenuto un discorso alla nazione. Confermando che difenderàla nuova Costituzionea ogni costo e assicurando che l’Ungheria non farà default.

Orban ha respinto tutte le critiche della Ue (che ha aperto una procedura di infrazione per leggi giudicate in contrasto con i trattati europei nel campo dell’indipendenza della banca centrale) e della stampa internazionale verso il suo regime autoritario, ma ha – naturalmente – confermato la volontà di arrivare ad un accordo – economico – con il Fondo monetario internazionale e con l’Unione europea.

“Sono pronto ad ogni compromesso nell’interesse del Paese, la bancarotta dell’Ungheria non ci sarà, sbaglia chi ci crede”, ha spiegato il leader di Fidesz.

Secondo i sondaggi, Orban finora avrebbe perso un terzo di quell’elettorato che gli ha permesso, nel 2010, di ottenere una maggioranza di due terzi nel Parlamento con la quale ha cambiato la costituzione magiara.

“Abbiamo portato a termine la trasformazione del

Paese, da ora in poi seguirà un lavoro di consolidamento”, ha

Detto Orban che ha concludo il suo discorso citando un allenatore canadese di hockey sul ghiaccio e infine con toni nazionalisti:  “Come ha consigliato il notevole Wayne Gretzky: vai nella direzione in cui il disco si sta spostando e non dov’è stato poco fa. Forza Ungheria! Forza ungheresi!”.

Di questo, ma soprattutto dei pesanti limiti che il nuovo governo ungherese ha posto alla libertà di stampa, parleremo sabato 11 febbraio a Milano (Via Medici 4) incontrando – insieme al direttore di Radio Popolare Danilo de Biaso – Andras Arato, direttore di Klub Radio di Budapest che sta per essere chiusa dal regime.

Ore 11. Organizza Annaviva.

Vi aspettiamo!

 Ad maiora