Torino

#lamiatorino dal 26 al 28 aprile. Ci sarò anche io

lamiatorino-banner-7b-640x495Torino è una citta cui sono particolarmente affezionato. Da non so quanti lustri (almeno 5, ahimé) almeno una volta l’anno prendo il treno e vado alle riunioni del Centro studi Piero Gobetti, per continuare a onorare la memoria di uno dei miei miti. Tra i primi a capire che il fascismo avrebbe introdotto la dittatura nel nostro paese.

Sono tornato per altre conferenze e incontri nella città sabauda, anche se non posso dire di conoscerla bene.
Ora potrò rimediare a questo deficit partecipando, come blogger a #lamiatorino

Vi terrò informato mano a mano di tutte le attività che faranno fare ai blogger per conoscere tutte le facce di questa interessante città: dal Museo nazionale del cinema al pallone, aerostatico, dalla visita nel centro storico (anche con bici eletriche) al Torino Jazz Festival.

I dettagli del programma li trovate tutti qui, sull’ottimo sito nonsoloturisti.it.

Ad maiora

I Trentin ricordati al Gobetti

Torino. Qui la primavera (nemmeno quella climatica) non è ancora arrivata.
Al Centro Studi Piero Gobetti (nella storica casa di via Fabro) si apre l’assemblea annuale dei soci.
Come sempre (dal 1961 in avanti) viene preceduta da una “lezione” sul nostro passato, quello resistenziale.
Sono trascorsi cinque giorni dalle elezioni, ma qui si parla di un tempo che non c’è più.
Oggi l’incontro verteva su Silvio e Bruno Trentin.
A raccontare il rapporto tra padre e figlio ai tempi della (nostra) guerra civile è stato Iginio Ariemma, curatore di alcuni volumi sui Trentin.
A chiudere la parte storica Pietro Polito ha letto un brano scritto da Bobbio su Trentin padre. Qui il video.
Per il resto la vita del Centro prosegue, tra mille difficoltà. Polito, storico e collaboratore di Bobbio, ne è stato eletto direttore. Marco Revelli ne è vicepresidente, mentre la guida è sempre affidata a Carla Gobetti.
I soldi continuano a scarseggiare, ma – come viene orgogliosamente affermato – non è mai stato chiesto un euro di prestito alle banche.
Gli enti locali hanno comunque o rallentato o chiuso i rubinetti economici.
La cultura, si sa non produce ricchezza. Almeno in questo paese, pieno di idioti.
Al Centro comunque non mollano.
Chi ne voglia seguire le attività, vada o Torino o ne visiti il sito.
Ad maiora

20130301-193738.jpg

45 anni fa volava in cielo la farfalla granata

Gigi Meroni, stella del Toro, il 15 ottobre 1967 veniva investito e ucciso a Torino, in corso Umberto.
Chi non l’abbia letto, recuperi in biblioteca “La farfalla granata” o lo compri.
Qui qualche bella immagine del grande calciatore.
Ad maiora

20121015-075007.jpg

Da Piero ad Anna. Le mie radici

Parlando con mio fratello Filippo – @nomfup per gli amici – dicevo che, venendo oggi a Torino, avrei dovuto fare uno sforzo per conciliare (con qualche logica) i miei interessi. Di ieri e di oggi.
Dare un senso a questa vita, per citare un cantante cui sono particolarmente affezionato.
Vengo alla riunione annuale del Centro studi Piero Gobetti da quando ho 16 anni. Un tempo, entrando nelle stanze che furono di Pietro, ero schiacciato dall’emozione. Per la sacralità del luogo. E per i personaggi che si incontravano (ricordo come un tuffo al cuore Norberto Bobbio e con stupore l’intervento di Galante Garrone alla presentazione del “mio” – e di Paolo Costa – libro gobettiano).
L’emozione quando varco l’ingresso di via Fabro 6 è rimasta quella di un tempo. Anche se il tempo ha portato via tanti punti di riferimento del giovane liberale che ero.
Da vecchio liberale ora mi emoziono, nello stesso modo, ogni volta che a Mosca entro nella stanza di Anna Politkovskaja, alla Novaja Gazeta.
Nella mia “lunga esistenza” ho avuto la fortuna di assistere di persona a una “rivoluzione liberale”, a Kiev.
E tra dicembre e la scorsa settimana, ho percepito quel vento di rivoluzione nella – inaspettata – primavera moscovita.
A Piero sarebbe piaciuto quel vento. E sono certo anche ad Anna.
Entrambi avrebbero spronato duramente il movimento.
Sempre esigenti. Sempre insoddisfatti. Sempre protesi in avanti. Sempre liberali.
Caduti, ma sempre vivi.
Capaci di indicare un cammino a noi, piccoli uomini e piccole donne.
Ad maiora.

20120309-163105.jpg

Fuoco al campo Rom. Anche se vi credete assolti, siete lo stesso coinvolti

C’è sempre il capro espiatorio. Ai tempi del duplice omicidio di Novi Ligure, Erika accusò inizialmente un albanese di averle ucciso madre e fratello (era stata lei col fidanzatino). Anche mille lustri fa nella meno drammatica vicenda degli “amanti di Capriolo”, a picchiare il marito cornificato non erano stati gli albanesi, subito accusati, ma i fedifraghi.
L’etnia albanese è passata di moda. Come era successo ai marocchini e, un tempo, ai terroni.
Ora il ruolo di Malaussene è stato conquistato dai Rom. Ieri la ragazzina scoperta a Torino per qualche minuto d’amore non ha trovato di meglio che parlare di stupro, puntando il dito contro due fantomatici zingari.
Detto fatto, presidio dei cittadini per bene e fuoco alle povere baracche del campo nomadi. La giovane si era inventata tutto. E questo, a sentire certi tg oggi, sembra la cosa peggiore. Non il fatto che qualcuno decida di farsi “giustizia” da se. Col fuoco nazista, peraltro. Anche a Opera, in provincia di Milano, finì così: fuoco alle baracche dei cattivi Rom.
Chi soffia sul fuoco delle paure ottiene forse qualche voto alle elezioni. Ma non è sulle braci che si fonda una società. Che non può pensare ci sia sempre qualcuno che è responsabile di tutto. Per assolvere tutti gli altri.

Ciao Faber:

Ad maiora

20111211-133442.jpg

BLITZ DEI NO TAV ALLA FESTA MILANESE DEL PD

Serata decisamente movimentata alla festa milanese del Pd. Antagonisti e No Tav hanno fatto organizzato un blitz per farsi sentire a un incontro al quale avrebbe dovuto partecipare Piero Fassino.

Il sindaco di Torino aveva (già ieri) fatto sapere che non sarebbe venuto, ma la contromanifestazione è scattata ugualmente.

Sul palco slogan e comizi:

http://milano.repubblica.it/cronaca/2011/09/16/foto/la_protesta_dei_no_tav_alla_festa_pd-21777533/1/

Nell’ultimo video si può vedere il sindaco di Sesto Giorgio Oldrini che allontana un fumogeno, anzi due.

Ad maiora.

TORINO, IMBANDIERATA, FESTEGGIA LA VECCHIA ITALIA

La mia carrellata sulle città italiane imbandierate per la festa del 150 anni non può che passare da Torino. La città si è vestita a festa per questo compleanno nel quale si onorano anche i tempi in cui il capoluogo piemontese era capitale d’Italia.

Dopo le Olimpiadi, la metropoli (che mantiene quel suo gusto nobile e retrò, inimitabile) ha trovato un nuovo momento d’orgoglio (visto che il mito Fiat un po’ traballa). Per questo ovunque ci sono tricolori (si chiama tricolore anche la bandiera francese e quella belga, sempre che il Belgio sia ancora uno stato unitario).

Davanti al Comune di Torino si può osservare il bellissimo tappeto volante (tricolore, italiano) dell’artista francese Daniel Buren.

Mentre su molti palazzi sventolano gli antichi vessilli sabaudi, quasi a segnalare una nostalgia per una Torino che non c’è più.

A ciò si affianca la finta, ironica e abusiva toponomastica (affiancata a quella ufficiale o messa di fronte all’università) nelle quale si chiede l’utopia: che si dia spazio ai giovani o che non si eleggano mascalzoni in parlamento.

Difficile sapere se sono più attuali i re d’Italia o questi ragazzi sognanti.

Auguri, vecchia Italia.