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Fuoco al campo Rom. Anche se vi credete assolti, siete lo stesso coinvolti

C’è sempre il capro espiatorio. Ai tempi del duplice omicidio di Novi Ligure, Erika accusò inizialmente un albanese di averle ucciso madre e fratello (era stata lei col fidanzatino). Anche mille lustri fa nella meno drammatica vicenda degli “amanti di Capriolo”, a picchiare il marito cornificato non erano stati gli albanesi, subito accusati, ma i fedifraghi.
L’etnia albanese è passata di moda. Come era successo ai marocchini e, un tempo, ai terroni.
Ora il ruolo di Malaussene è stato conquistato dai Rom. Ieri la ragazzina scoperta a Torino per qualche minuto d’amore non ha trovato di meglio che parlare di stupro, puntando il dito contro due fantomatici zingari.
Detto fatto, presidio dei cittadini per bene e fuoco alle povere baracche del campo nomadi. La giovane si era inventata tutto. E questo, a sentire certi tg oggi, sembra la cosa peggiore. Non il fatto che qualcuno decida di farsi “giustizia” da se. Col fuoco nazista, peraltro. Anche a Opera, in provincia di Milano, finì così: fuoco alle baracche dei cattivi Rom.
Chi soffia sul fuoco delle paure ottiene forse qualche voto alle elezioni. Ma non è sulle braci che si fonda una società. Che non può pensare ci sia sempre qualcuno che è responsabile di tutto. Per assolvere tutti gli altri.

Ciao Faber:

Ad maiora

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Pubblicato da su 11 dicembre 2011 in Pensieri

 

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BLITZ DEI NO TAV ALLA FESTA MILANESE DEL PD

Serata decisamente movimentata alla festa milanese del Pd. Antagonisti e No Tav hanno fatto organizzato un blitz per farsi sentire a un incontro al quale avrebbe dovuto partecipare Piero Fassino.

Il sindaco di Torino aveva (già ieri) fatto sapere che non sarebbe venuto, ma la contromanifestazione è scattata ugualmente.

Sul palco slogan e comizi:

http://milano.repubblica.it/cronaca/2011/09/16/foto/la_protesta_dei_no_tav_alla_festa_pd-21777533/1/

Nell’ultimo video si può vedere il sindaco di Sesto Giorgio Oldrini che allontana un fumogeno, anzi due.

Ad maiora.

 
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Pubblicato da su 16 settembre 2011 in Pensieri

 

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TORINO, IMBANDIERATA, FESTEGGIA LA VECCHIA ITALIA

La mia carrellata sulle città italiane imbandierate per la festa del 150 anni non può che passare da Torino. La città si è vestita a festa per questo compleanno nel quale si onorano anche i tempi in cui il capoluogo piemontese era capitale d’Italia.

Dopo le Olimpiadi, la metropoli (che mantiene quel suo gusto nobile e retrò, inimitabile) ha trovato un nuovo momento d’orgoglio (visto che il mito Fiat un po’ traballa). Per questo ovunque ci sono tricolori (si chiama tricolore anche la bandiera francese e quella belga, sempre che il Belgio sia ancora uno stato unitario).

Davanti al Comune di Torino si può osservare il bellissimo tappeto volante (tricolore, italiano) dell’artista francese Daniel Buren.

Mentre su molti palazzi sventolano gli antichi vessilli sabaudi, quasi a segnalare una nostalgia per una Torino che non c’è più.

A ciò si affianca la finta, ironica e abusiva toponomastica (affiancata a quella ufficiale o messa di fronte all’università) nelle quale si chiede l’utopia: che si dia spazio ai giovani o che non si eleggano mascalzoni in parlamento.

Difficile sapere se sono più attuali i re d’Italia o questi ragazzi sognanti.

Auguri, vecchia Italia.

 
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Pubblicato da su 17 marzo 2011 in Pensieri

 

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I VESPRI AL REGIO: IL TRAMONTO DEI TEATRI? LA PROTESTA SALE DI UN TONO

Venerdì 18 marzo Giorgio Napolitano sarà al Teatro Regio di Torino per la rappresentazione dei Vespri siciliani di Giuseppe Verdi. E’ la stessa opera con cui lo storico – e rimodernato, dal geniale Mollino – teatro torinese riaprì i battenti nel 1973, dopo la lunga chiusura dovuta all’incendio del lontano 1936. 28 anni la regia fu affidata a Maria Callas (in prima fila c’era il presidente Leone). Ora invece a David Livermore, che porta i Vespri al giorno d’oggi, con tanto di scenografia allestita a Capaci poco dopo la strage e con i televisori che distraggono i protagonisti, non facendo loro accorgere del rapimento e dello stupro delle loro future spose.

Prepariamoci alle polemiche.

Non solo per quanto avverrà sul gigantesco palco ma anche per ciò che lo circonda. Il Regio, come tutti i teatri, paga il prosciugamento dei fondi del Fus (la cultura costa, mica come le quote latte!) ed è a rischio chiusura. Ogni giorno i lavoratori escono da teatro per protestare. E a cantare l’inno nazionale:

Probabile si facciano sentire anche nel giorni in cui si celebrano i 150 anni di fragile unità.

Con l’ augurio che non sia una festa d’addio.

Ad maiora.

 
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Pubblicato da su 16 marzo 2011 in Pensieri

 

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ELEZIONI A TORINO: TRICOLORE VS. CONFUSIONE

A Torino, dove si vota per le amministrative, sembra che la campagna elettorale sia già entrata nel vivo. Manifesti e slogan riempiono i muri della città. Ben più che a Milano dove la sfida “politica” tarda a partire.

Il centro sinistra, dopo il periodo Chiamparino (che al termine del mandato ha confessato di odiare la Juve) lancia nell’agone l’ultimo segretario dei Ds, Piero Fassino. Mentre il Pdl ha deciso di contrapporgli l’attuale assessore regionale alla Cultura Michele Coppola.

Nell’attesa di vedere i manifesti con i due faccioni sorridenti (anzi con tutti i faccioni, visto che il terzo polo corre da solo con Alberto Musy) per ora la gara è tra i manifesti di posizionamento dei due principali schieramenti.

Dove si nota la differenza tra chi ha le idee chiare e chi un po’ di confusione in testa.

Il manifesto del Pdl è di una semplicità disarmante, ma coglie nel segno.

Quello del Pd racconta invece una certa qual confusione che domina la testa di questo partito.

Mi ricorda il manifesto col cambio inserito nella sesta marcia (errato peraltro nella posizione) che fece da sfondo alla deludente campagna di Penati per le regionali lombarde. In una regione assediata dallo smog, forse l’ultimo dei simboli da proporre per un ricambio.

Qui invece la confusione nella testa democratica contro la chiarezza del messaggio berlsconiano, diretto alla conquista. Sfruttando peraltro l’onda lunga del tricolore che impazza su tutta Torino.

Si cominciano a vedere anche i primi manifesti dei candidati. Tralascio quelli che ammiccano a facebook invitando a scegliere “un amico in comune” o coloro che sfruttano il proprio nome per ammiccare a una delle due squadre (i granata, sconfitti in casa persino dal Livorno).

Osservo invece che ormai non c’è alcuna differenza di stile tra una manifesto pubblicitario che cerca di indurvi ad andare a un concerto e uno che vi invita a votare per una certa candidata.

Si chiama, non a caso, marketing elettorale.

Ad maiora.

 
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Pubblicato da su 14 marzo 2011 in Pensieri

 

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