RSS

Archivi delle etichette: Torino

Da Piero ad Anna. Le mie radici

Parlando con mio fratello Filippo – @nomfup per gli amici – dicevo che, venendo oggi a Torino, avrei dovuto fare uno sforzo per conciliare (con qualche logica) i miei interessi. Di ieri e di oggi.
Dare un senso a questa vita, per citare un cantante cui sono particolarmente affezionato.
Vengo alla riunione annuale del Centro studi Piero Gobetti da quando ho 16 anni. Un tempo, entrando nelle stanze che furono di Pietro, ero schiacciato dall’emozione. Per la sacralità del luogo. E per i personaggi che si incontravano (ricordo come un tuffo al cuore Norberto Bobbio e con stupore l’intervento di Galante Garrone alla presentazione del “mio” – e di Paolo Costa – libro gobettiano).
L’emozione quando varco l’ingresso di via Fabro 6 è rimasta quella di un tempo. Anche se il tempo ha portato via tanti punti di riferimento del giovane liberale che ero.
Da vecchio liberale ora mi emoziono, nello stesso modo, ogni volta che a Mosca entro nella stanza di Anna Politkovskaja, alla Novaja Gazeta.
Nella mia “lunga esistenza” ho avuto la fortuna di assistere di persona a una “rivoluzione liberale”, a Kiev.
E tra dicembre e la scorsa settimana, ho percepito quel vento di rivoluzione nella – inaspettata – primavera moscovita.
A Piero sarebbe piaciuto quel vento. E sono certo anche ad Anna.
Entrambi avrebbero spronato duramente il movimento.
Sempre esigenti. Sempre insoddisfatti. Sempre protesi in avanti. Sempre liberali.
Caduti, ma sempre vivi.
Capaci di indicare un cammino a noi, piccoli uomini e piccole donne.
Ad maiora.

20120309-163105.jpg

 
Leave a comment

Pubblicato da su 9 marzo 2012 in Anna Politkovskaja

 

Etichette: , , ,

Fuoco al campo Rom. Anche se vi credete assolti, siete lo stesso coinvolti

C’è sempre il capro espiatorio. Ai tempi del duplice omicidio di Novi Ligure, Erika accusò inizialmente un albanese di averle ucciso madre e fratello (era stata lei col fidanzatino). Anche mille lustri fa nella meno drammatica vicenda degli “amanti di Capriolo”, a picchiare il marito cornificato non erano stati gli albanesi, subito accusati, ma i fedifraghi.
L’etnia albanese è passata di moda. Come era successo ai marocchini e, un tempo, ai terroni.
Ora il ruolo di Malaussene è stato conquistato dai Rom. Ieri la ragazzina scoperta a Torino per qualche minuto d’amore non ha trovato di meglio che parlare di stupro, puntando il dito contro due fantomatici zingari.
Detto fatto, presidio dei cittadini per bene e fuoco alle povere baracche del campo nomadi. La giovane si era inventata tutto. E questo, a sentire certi tg oggi, sembra la cosa peggiore. Non il fatto che qualcuno decida di farsi “giustizia” da se. Col fuoco nazista, peraltro. Anche a Opera, in provincia di Milano, finì così: fuoco alle baracche dei cattivi Rom.
Chi soffia sul fuoco delle paure ottiene forse qualche voto alle elezioni. Ma non è sulle braci che si fonda una società. Che non può pensare ci sia sempre qualcuno che è responsabile di tutto. Per assolvere tutti gli altri.

Ciao Faber:

Ad maiora

20111211-133442.jpg

 
Leave a comment

Pubblicato da su 11 dicembre 2011 in Pensieri

 

Etichette: , , , ,

BLITZ DEI NO TAV ALLA FESTA MILANESE DEL PD

Serata decisamente movimentata alla festa milanese del Pd. Antagonisti e No Tav hanno fatto organizzato un blitz per farsi sentire a un incontro al quale avrebbe dovuto partecipare Piero Fassino.

Il sindaco di Torino aveva (già ieri) fatto sapere che non sarebbe venuto, ma la contromanifestazione è scattata ugualmente.

Sul palco slogan e comizi:

http://milano.repubblica.it/cronaca/2011/09/16/foto/la_protesta_dei_no_tav_alla_festa_pd-21777533/1/

Nell’ultimo video si può vedere il sindaco di Sesto Giorgio Oldrini che allontana un fumogeno, anzi due.

Ad maiora.

 
Leave a comment

Pubblicato da su 16 settembre 2011 in Pensieri

 

Etichette: , , ,

TORINO, IMBANDIERATA, FESTEGGIA LA VECCHIA ITALIA

La mia carrellata sulle città italiane imbandierate per la festa del 150 anni non può che passare da Torino. La città si è vestita a festa per questo compleanno nel quale si onorano anche i tempi in cui il capoluogo piemontese era capitale d’Italia.

Dopo le Olimpiadi, la metropoli (che mantiene quel suo gusto nobile e retrò, inimitabile) ha trovato un nuovo momento d’orgoglio (visto che il mito Fiat un po’ traballa). Per questo ovunque ci sono tricolori (si chiama tricolore anche la bandiera francese e quella belga, sempre che il Belgio sia ancora uno stato unitario).

Davanti al Comune di Torino si può osservare il bellissimo tappeto volante (tricolore, italiano) dell’artista francese Daniel Buren.

Mentre su molti palazzi sventolano gli antichi vessilli sabaudi, quasi a segnalare una nostalgia per una Torino che non c’è più.

A ciò si affianca la finta, ironica e abusiva toponomastica (affiancata a quella ufficiale o messa di fronte all’università) nelle quale si chiede l’utopia: che si dia spazio ai giovani o che non si eleggano mascalzoni in parlamento.

Difficile sapere se sono più attuali i re d’Italia o questi ragazzi sognanti.

Auguri, vecchia Italia.

 
1 Comment

Pubblicato da su 17 marzo 2011 in Pensieri

 

Etichette: , , , , , , ,

I VESPRI AL REGIO: IL TRAMONTO DEI TEATRI? LA PROTESTA SALE DI UN TONO

Venerdì 18 marzo Giorgio Napolitano sarà al Teatro Regio di Torino per la rappresentazione dei Vespri siciliani di Giuseppe Verdi. E’ la stessa opera con cui lo storico – e rimodernato, dal geniale Mollino – teatro torinese riaprì i battenti nel 1973, dopo la lunga chiusura dovuta all’incendio del lontano 1936. 28 anni la regia fu affidata a Maria Callas (in prima fila c’era il presidente Leone). Ora invece a David Livermore, che porta i Vespri al giorno d’oggi, con tanto di scenografia allestita a Capaci poco dopo la strage e con i televisori che distraggono i protagonisti, non facendo loro accorgere del rapimento e dello stupro delle loro future spose.

Prepariamoci alle polemiche.

Non solo per quanto avverrà sul gigantesco palco ma anche per ciò che lo circonda. Il Regio, come tutti i teatri, paga il prosciugamento dei fondi del Fus (la cultura costa, mica come le quote latte!) ed è a rischio chiusura. Ogni giorno i lavoratori escono da teatro per protestare. E a cantare l’inno nazionale:

Probabile si facciano sentire anche nel giorni in cui si celebrano i 150 anni di fragile unità.

Con l’ augurio che non sia una festa d’addio.

Ad maiora.

 
1 Comment

Pubblicato da su 16 marzo 2011 in Pensieri

 

Etichette: , , , , , , , ,

 
Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.

Join 7.205 other followers