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Il terremoto e i tg che “drammatizzano”

Nei miei corsi di video-giornalismo invito a eliminare, nei testi, quanto più possibile gli aggettivi.
Non servono, nemmeno a rendere più “drammatiche” le storie che si raccontano.
Nel solo Tg1 di oggi alle 13.30 ho contato ben quattro volta l’aggettivo “drammatico”.
Le immagini parlano da sole senza bisogno che si aggiunga altro. Sappiatelo.
Peraltro lo stesso tg (dove non manca, incredibilmente, la pagina della solidarietà politica) mostra poi la reazione del presidente Monti. Nel cui breve discorso la partecipazione, il pathos è uguale a zero. Sembra davvero quel robot irriso da Crozza…
Conviene che aggiungano Il termine “drammatico” almeno nel biscotto (il titolo dell’argomento) altrimenti il Presidente del consiglio sembra non partecipare a questa comunicazione che informa drammatizzando.
“Dramma” e tante parole (e poche immagini) anche al Tg3 delle 14.20. Dove si aggiunge l’aggettivo terribile e si definisce il terremoto un “mostro imprevedibile”. Mah
Ad maiora.

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Pubblicato da su 29 maggio 2012 in Comunicazioni

 

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LA CADUTA DEL DRAGO VISTA DALLA TELEVISIONE (CON PICCOLA INTEGRAZIONE)

Su Rai uno si canta e si balla. Ma si balla anche in piazza del Quirinale, dove migliaia di persone festeggiano la fine di Berlusconi, per le prime dimissioni in diretta tv e web. Mai come questa sera la tv è sembrata distante dal paese reale. Bambini, per lo più obesi, che cantano davanti a genitori sorridenti, mentre lo Stato va a rotoli (o cerca di non andarci).

Su Raidue un telefilm americano. Con ritmi giudiziari distanti anni luce da quelle delle nostre aule. Aule decadenti, a differenza di quelle che vediamo sugli schermi televisivi. Durante gli anni della dittatura in Albania la nostra tv sembrava l’Eldorado. Durante il berlusconismo (senza imposizioni) sono stati gli Usa e la loro cultura televisiva il nostro Eldorado. Sarà una delle macerie più difficili da rimuovere (come quelle – materiali – della città dell’Aquila, cui va il mio pensiero).

Raitre anche stasera giustifica il canone (come Rainews), – dal Tg3 a Floris – l’attenzione sul paese reale. Quello che internet non ha però ancora insegnato alla tv è che una telecamera davanti al Quirinale, con i suoi effetti, vale più di mille parole.

Su Rete4 (dopo un Fede tristerrimo) in onda il film “Spy game”. Un titolo, un programma. Ci sono traditori anche qui…

Su Canale5 uno dei massimi esempi di lavaggio del cervello agli italiani (e, purtroppo, soprattutto alle italiane). #maipiù C’è posta per te, con le sue lacrime riprese e la finta pietà della conduttrice. Tutti a farsi allegramente i fatti altrui.

Italia Uno il sabato sera si dedica ai film per i piccini (l’ennesimo Shrek, nella fattispecie). La caduta del suo padrone (dal governo) non ha cambiato programmazione. Meglio un mostro verde.

Finisco con La7 che da quando è arrivato Mentana (che pure ha servito SB per molti, molti, molti anni) è diventata davvero imprescindibile. Tg incentrato tutto sulla caduta (a differenza del Tg1, stasera impegnato in Esteri – compresa Pippa Middletone – e cronaca nera). Dopo Mentana, Telese e Porro (con Ferrara in diretta).

Personalmente mi sono informato su quel che accadeva grazie alla diretta del Corriere.it.
La tv era accesa, ma muta.

Ad maiora.

Ps.1. Vorrei che ci fossero più programmi di approfondimento condotti da donne.

Ps.2. Un pensiero in queste ore non può non andare a Veronica Lario che due anni fa disse all’Ansa parole illuminanti: “Qualcuno ha scritto che tutto questo è a sostegno del divertimento dell’imperatore. Condivido. Quello che emerge dai giornali è un ciarpame senza pudore. E tutto in nome del potere..Figure di vergini che si offrono al drago per rincorrere il successo e la notoretà…e per una strana alchimia, il paese tutto concede e tutto giustifica al suo imperatore.
Ho cercato di aiutarlo…ho implorato le persone che gli stanno vicino di fare altrettanto, come si farebbe con una persona che non sta bene. E’ stato tutto inutile. Credevo avessero capito…mi sono sbagliata. Adesso dico basta”.
Basta adesso l’hanno detto tutti. Ma con anni di ritardo.

Ps.3. Tg1 breve (per Gran Premio) del giorno dopo. Nessun pezzo sulle contestazioni al Quirinale. Ma sotto il pezzo di Sonia Sarno si sentono distintamente gli effetti: “Buffone, buffone!”. Decontestualizzati sono ancora peggio! #sapevatelo

 
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Pubblicato da su 12 novembre 2011 in Comunicazioni

 

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PIOVONO PIETRE, SERENE, MODERATE E SOPRATTUTTO A CHILOMETRI ZERO

Linea 94. Pioggerellina e freddo autunnale. Un tipo, con cuffiette d’ordinanza sta leggendo un libro. Ride. Da solo, come uno scemo.

Quello scemo sono io. E il libro è Piovono pietre di Alessandro Robecchi che Laterza ha appena mandato in libreria.

Compratelo, fatevelo prestare o noleggiare. Ma soprattutto leggetelo.

Le “cronache marziane da un paese assurdo” si snodano su alcuni concetti chiave: la serenità, il moderatismo e il chilometro zero.

Sereni d’Italia è il primo paragrafo che già vale il prezzo del biglietto, anzi del volume: «Sereno. È quasi sempre una parola ostentata, comunicata al mondo e proclamata. C’è chi tiene a far sapere in giro che è sereno, lo grida e lo rivendica. Lo scrive e lo timbra come un’autocertificazione. Mi chiedo perché. Dubito che lo farebbe uno che è sereno sul serio, seraficamente intento a godersi la sua serenità senza farsi un vanto o un annuncio per le masse. C’è dell’ipocrisia, inutile negarlo. Dice “sono sereno” chi non è sereno per niente, è un’affermazione con la smentita incorporata, una palinodia in tempo reale. Viene il sospetto che “sono sereno” sia una scappatoia buona per quando si resta senza parole. Non proprio un’alzata di spalle, non ancora ma qualcosa che la precede, una mossa propedeutica al mettersi il cuore in pace. Diciamolo il “sono sereno” suona un po’ come un “ma lasciatemi in pace”. Amen.». Robecchi, da genio della satira qual è (collabora d’altronde con Crozza e fa le Figu su Rai 3), nel testo non dimentica anche Piergianni Prosperini che, al momento dell’arresto, più che sereno si disse “bello tranquillo, paciarotto”.

E paciarotto è anche Robecchi quando affronta il secondo cardine del suo libro: il moderatismo. Se la prende col “Bokassa dei moderati”, dallo stile di vita moderatissimo: «Costruirsi un vulcano in giardino non vi pare un illuminante segnale di sobrietà? Solo gente moderatamente cieca potrebbe scambiare tutto ciò per moderatismo. Eppure.»

Eppure Robecchi (che definisce il Grande Fratello, «una cosa demodé come il rosolio») si occupa del moderatismo imposto a noi telegiornalisti. Come le colleghe del Tg1 criticate perché “fanno le facce”: «A questo siamo. Al moderarsi la faccia, alla censura delle espressioni del viso. Il che è bizzarro, a pensarci, di fronte a visi pochissimo moderati: labbra gonfie come gommoni Zodiac, zigomi sostenuti da putrelle in silicone, iniezioni di botulino. Ma fare una faccia perplessa no, non è consentito».

Ma si rivolge anche ai giornalisti economici, alle frasi fatte di chi segue l’andamento della finanza, alle “espressioni figurate” e “descrizioni immaginifiche”: «Tipo la Borsa che si muove in territorio negativo, come se fosse una specie di giungla dove le azioni vengono catturate e forse mangiate da chissà quale selvaggio feroce e incivile. Mentre se la Borsa si muovesse in territorio positivo sarebbe, chissà, uno scampanellare di cherubini ricchi in euro, dollari o materie prime, che festeggiano gioiosi perché la Borsa sale. Il che significa, dati i tempi, che qualcuno ha perso il lavoro, che quel che si faceva a Padova ora si fa in Moldova, che costa meno. Su le azioni, hurrà! Territorio positivo! E un sacco di nuovi poveri che non sanno che fare. Forse girano a vuoto, esuberi umani, incazzati come cobra».

Ultima icona moderna, il chilometro zero: «Se devo dirla tutta, questa faccenda del chilometro zero, presa alla lettera, può portare alla denutrizione. Ad esempio: io abito nel centro di Milano. Dunque, ho passato due giorni a fare l’elenco di cosa potrei mangiare che sia allevato o coltivato, o che cresca spontaneamente, a meno di un chilometro da casa. Alla fine ho optato per certe bacche raccolte ai giardinetti, di cui ignoro tutto e specialmente se siano commestibili, e una gustosa insalata scovata in un’aiuola spartitraffico. Purtroppo non esistono ulivi, né saline e dovrò mangiarla scondita. Non importa. È il principio che conta». Ma non solo: «Chi voglia affinare le sue qualità di animale tecnologico totale mangiando a “chilometri zero” nel centro di una grande città è bene che si alleni. Catturare un piccione non è poi così difficile: se ne trovano di zoppi, perché il traffico cittadino ha anche i suoi pregi».

Potrei continuare, ma poi non finisce che non me lo leggete.

Un tempo Piovono pietre era la trasmissione mattutina di Robecchi su Radio popolare. Quel risveglio – tra il divertito e l’amaro - non c’è più da anni. Ma è lo stesso spirito che alimenta queste pagine.  Per chiudere con una citazione interna al volume, è una delle cose per cui vale la pena vivere.

Ad maiora.

……………..

Alessandro Robecchi

Piovono pietre

Editori Laterza

Bari, 2011

Pagg. 181

Euro: 15

 
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Pubblicato da su 27 ottobre 2011 in Recensioni

 

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OGGI NUOVO PRESIDIO DEI LAVORATORI RAI IN CORSO SEMPIONE

Oggi, 18 aprile, durante la pausa pranzo, ci sarà la terza manifestazione dei lavoratori Rai di Milano, di fronte alla storica sede di Corso sempione 27. Come da foto, molti indossano la maglietta arancione (bel colore!) con scritto “La Rai siamo noi”.

Questa la lettera-appello sulla quale stanno raccogliendo le firme e che invieranno nei prossimi giorni al Presidente Napolitano.

……………………………………………………..

Illustre Presidente della Repubblica,

ci rivolgiamo a Lei, che rappresenta la carica istituzionale più alta, per sottoporle una questione di grande importanza che ci riguarda in prima persona, come lavoratori e cittadini, ma che coinvolge direttamente anche tutta la Nazione.

Stiamo parlando dell’attuale condizione in cui versa una delle più grandi industrie culturali d’Italia, la Rai Radiotelevisione italiana, un’azienda che ha rappresentato, anche con il nostro contributo professionale, la crescita e poi il declino di questa martoriata Italia.

Azienda che oggi attraversa il culmine di una profonda crisi che è sotto gli occhi di tutti.

Questa triste realtà era già stata prevista tre anni fa dalle analisi di bilancio effettuate dal dottor Cusani in collaborazione con il sindacato maggiormente rappresentativo in Rai, ma nessun cambiamento di rotta è stato adottato da chi di dovere.

Crediamo, inoltre, che consapevolmente siano state intraprese delle azioni tese a peggiorare la situazione della nostra Azienda, come ad esempio la scelta di non cedere più la propria programmazione alla piattaforma di Sky. I danni di questa operazione sono ingenti, e questa è solo la prima delle azioni di destrutturazione messe in campo negli ultimi due anni.

La logica della politica e dei suoi rappresentanti sta annientando ogni plausibile strategia industriale vera, privilegiando l’asservimento del potere ai dati di ascolto (il crollo degli ascolti del TG1 ne è un esempio lampante).

Siamo consapevoli del fatto che “L’audience senza qualità è irrilevante e la qualità senza audience è sprecata” come già le linee guida del servizio pubblico, del triennio appena trascorso, declamavano e proprio per questo vorremmo riappropriarci di un ruolo e di una dignità che poco alla volta sono stati annullati.

Per poter fare questo però dobbiamo sopravvivere e le ultime notizie, nemmeno più malcelate dall’azienda ai sindacati, non lasciano molte speranze.

Siamo ormai di fronte ad una assoluta mancanza di prospettive dimostrata dal cosiddetto “piano industriale”, che in realtà è solo un misero tentativo di ripianare un deficit largamente previsto.

La via più breve scelta dalla dirigenza – palliativa e non certo risolutiva – è quella di cominciare a svendere dei rami di azienda per fare cassa: Rai way, con la copertura a livello nazionale dei ponti di trasmissione, sta per essere ceduta.

È come se una famiglia decidesse di vendere la propria casa per poi essere costretta a prendere in affitto la stessa: come potrà la Rai trasmettere se non pagando chi si approprierà di questa fondamentale risorsa? E diciamo di più: si calcola che in soli due anni consumeremo in affitti di reti e antenne di trasmissione i proventi ricavati dalla loro vendita! E qui ricordiamo che Rai way è una società in attivo, modernizzata, quella sì, da poco e con denaro pubblico.

Inoltre ci chiediamo: perché non potrebbe essere la Rai il gestore di un servizio pubblico per la cosiddetta banda larga, fornendo agli italiani un servizio libero dalla necessità di fare business? Anche per questo la Rai non può perdere le torri di Rai Way.

Settori strategici vengono depauperati professionalmente a causa della mancata sostituzione del personale pensionato e non si investe sulle nuove tecnologie rendendo obsolete quelle già in uso: in questo modo molti reparti stanno già perdendo il loro valore “core business”, accelerando così le esternalizzazioni.

Tutto ciò non farà altro che aggravare la nostra crisi economica a livello strutturale. Perché un bene pubblico come la Rai deve soccombere? Perché non può modernizzarsi? Perché non deve essere messa nelle condizioni di seguire il destino favorevole di altri network pubblici europei? E i nostri sforzi di ottimizzare, risparmiare e autogovernarci di fronte ad una Rai, quella attuale, priva di governance, ci sembrano vani e inutili.

Signor Presidente,noi lavoratori della Rai Le chiediamo di intervenire per scongiurare l’attuale destrutturazione e fare in modo che le scelte fondamentali per la sopravvivenza dell’azienda possano essere valutate in tutte le loro potenzialità presenti e future da un organismo “super partes”, che possa vigilare e tutelare un bene della collettività.

Vorremmo pensare di poter contribuire con la nostra professionalità alla rinascita di un Paese finalmente libero da un conflitto di interessi mediatico che ci sta sgretolando e che consideriamo inadeguato alle più elementari regole di uno Stato democratico.

Nella certezza che Lei non farà cadere questo appello nel vuoto, cogliamo l’occasione per ribadire la stima con cui quotidianamente Le siamo vicini nello svolgimento del suo ruolo istituzionale che ci rende sempre e comunque orgogliosi di essere italiani.

……………………………………

Ad maiora.

 
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Pubblicato da su 18 aprile 2011 in Pensieri

 

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VERDINI CORTEGGIA, GIACOBINO PENSA E IL FENOMENO APPENDE LE FORCHETTE AL CHIODO

 

Verdini da Fli al Pd “corteggia” 9 deputati. Si rivede Barbareschi. Rosso e Latteri tentati. Il Corriere della sera riferisce della “caccia grossa in Transatlantico“.

IL SORPASSO

Pochi spettatori: e il Tg5 sorpassa il Tg1. Continua la fuga da Minzolini, ma entrambi i telegiornali non hanno dato spazio alle donne in piazza. Sul Fatto quotidiano.

LA TELEFONATA

Masi benedice i naufraghi. L’intervento del DG all’Isola dei famosi. Sul Giornale.

NO AL CANONE

Settemila famiglie “scaricano” la Rai. E a Varese l’evasione aumenta ancora. Dalla Provincia di Varese.

GLI SBARCHI

Miliardi a Gheddafi e Ue esclusa, così il piano italiano ha fatto flop. Su Repubblica.

(SE) NON ORA

Pensaci giacobino: se non ora quando? Mai… Giù le mani da Primo Levi. Assimilare i partigiani ebrei antinazisti ai “partigiani” antiberlusconiani è strumentale e pericoloso in un momento in cui torna l’odio per Israele. Pagina intera sul Giornale.

FLITALO BOCCHINO

Altro che leader della destra, Gianfry è lo zerbino di Italo. Titolo in punta di penna del Giornale.

VENDOLA APRE A BOCCHINO

Vendola apre ai finiani (e spiazza il Pd): “Sì alleanza, ma a tempo determinato”. Sul Corriere.

MILANO, AVANZA MANFREDI

Terzo polo, passo indietro di Carrubba, Ora si punta sulla candidatura di Palmeri. Sul Corriere.

RICOMINCIA DA ZERO

Erika, un’altra vita lontano dall’orrore: “Ricomincio da zero, voglio un figlio”. Dieci anni fa il massacro di Novi, ancora uno e sarà libero. Paginata su Repubblica.

VOTATE PDAZ

Chi ha paura dell’azionismo. Da Gobetti a Parri, cosa resta di una minoranza. Giovanni De Luna su Repubblica cultura.

VOTATE DVDS

Van De Sfroos è pronto: stasera sul palco di Sanremo. In prima pagina sulla Provincia di Como.

BRESCIA DIGITALE

Sveglia Brescia!”, banda larga in ogni zona industriale. Titolo wired sul Giornale di Brescia.

TEPPISTI DALTONICI

Sassi ai canturini, scambiati per interisti. A Torino, dopo la finale di coppa Italia. Sulla Provincia di Como l’aggressione di un gruppo di juventini daltonici.

GAZZA ALL’ORA DI PRANZO

Ibra ha fame. Gazzetta, apertura.

Cassano, via un altro chilo e mezzo e sarà al top. Gazzetta, pagine interne.

Ronaldo smette. Appende le forchette al chiodo. Freddura di Gene Gnocchi, sempre sulla rosea.

Ad maiora

 
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Pubblicato da su 15 febbraio 2011 in Pensieri

 

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