Sampdoria

Lorik Cana beffa Mihajlovic

Esordio amaro per il neo allenatore serbo della Sampdoria. Beffata all’ultima azione dal calciatore della Lazio, di origine kosovara, capitano della nazionale albanese.
Uno con l’aquila a due teste tatuata sul braccio:

Ad maiora

La curva del Genoa e la piccola Norimberga

L’ondata di sdegno moralista seguita a Genova-Siena mi fa un po’ sorridere. Il perbenismo schiera tutti dalla stessa parte. Sul Corriere, uno degli indignati pezzi cita persino l’alluvione su Genova, quasi a imputare alle curve anche questo.
Gli ultrà sono un ottimo capro espiatorio di un sistema (sportivo, ma non solo) che fa acqua da tutte le parti.
Nell’epoca delle società (anche sportive) secolarizzate, la maglia è un simbolo. E quel chiedere (anzi, imporre con la forza) ai giocatori di togliersela, è una specie di attestazione di proprietà. Di chi sono le squadre di calcio? Dei presidenti (spesso imprenditori a rischio bancarotta)? Dei soci (i board sono a volte impresentabili, la Juve è ancora parzialmente libica, l’Inter raffina e il Milan va be’)? Dei giocatori (che cambiano casacca ogni due mesi e arrivano anche a vendere i derby)? O dei tifosi?
Di questi ultimi gli ultrà si sono autonominati portavoce. Sono d’altronde gli unici organizzati e con seguito, popolare e giovanile.
Per evitare che disturbassero il meccanismo socio-economico che sta intorno al pallone, in questi anni le società li hanno spesso assecondati. Anzi, hanno assecondato i capi della curva. Che però, come ieri, ogni tanto esce dai binari.
Scatenando l’irritazione nazionale.
È la tv che comanda in campo. Che decide orari, impegni, ritmi. Che causa persino gli infortuni.
Ma è più semplice dare la colpa agli ultrà. Quelli che vivono per il calcio. Che a questo dio sacrificano tutti i fine settimana.
Un dio ingiusto e squilibrato che vende a metà campionato i suoi gioielli per far cassa (un anno fa la Samp, ora il Genoa). In Usa, patria del liberismo, gli acquisti sono regolati da regole: è la squadra più debole a prendersi i giocatori migliori.
Ma d’altronde siamo in Italia. Dove il Verona vinse l’unico scudetto in cui venne fatto un vero sorteggio per l’assegnazione degli arbitri. Poi mai più ripetuto.
Pensavo infine: se – seguendo l’idea della piccola Norimberga di Grillo – si imponesse ai politici di uscire dal campo consegnando qualcosa che “ci appartiene” cosa chiederemmo?
I vestiti firmati?
Le barche?
Gioielli e lingotti?
O il sogno di un paese migliore, quello per cui 67 anni fa migliaia di ragazzi sacrificarono la loro vita?
Ad maiora

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IL MILAN INGAGGIA IL TULIPANO VAN BOMMEL

Il Milan, a corto di centrocampisti, ha ingaggiato oggi Mark Van Bommel, centrale olandese e capitano della nazionale dei Tulipani. Il calciatore, classe 1977, ha giocato nell’Eindovhen, Barcellona e Bayern Monaco prima di approdare alla corte rossonera. Il contratto con la società di via Turati durerà fino a giugno. E’ stato due volte nominato miglior giocatore olandese dell’anno. ”Van Bommel e’ un giocatore di caratura internazionale e il il Milan ha preso il miglior giocatore disponibile per quel ruolo”. Così ha commentato l’acquisto Massimiliano Allegri, allenatore rossonero. Il centrocampista potrebbe già scendere in campo domani sera nel quarto di finale di Coppa Italia contro la Sampdoria.  Possibile giochi anche l’altro nuovo acquisto Emanuelson. Il Milan, ha detto Allegri, punta al triplete, anche se “è difficile”.

A MITROVICA SCONTRI ETNICI ANCHE PER IL TENNIS

Qualche post fa raccontavo del fatto che il neojuventino Krasic (oggi autore di un assist nel momentaneo 2-1 per la sua squadra, che poi finirà per pareggiare per 3-3 con la Samp) fosse un serbo di Mitrovica. La cittadina kossovara e’ divisa in due dal fiume Ibar che separa le due comunità: la serba a nord, l’albanese a sud.
Nelle ultime ore, eventi sportivi hanno fatto da detonatore per nuovi scontri interetnici che hanno provocato sei feriti (tra loro, un poliziotto francese).
Si e’ iniziato dopo la sconfitta serba nella semifinale mondiale di basket maschile che si e’ giocata a Istanbul. Finisce 83-82 per la Turchia (guidata dal mitico Tanjevic) che vince grazie a una canestro di Tunceri a 5 secondi dalla fine.
I serbi tra poco sfideranno la Lituania mentre i turchi se la vedranno, in finale, con i quasi imbattibili statunitensi.
Un evento sportivo che ha provocato reazioni nella città divisa in due. Centinaia di giovani albanesi sono scesi in strada per festeggiare la sconfitta serba (e la vittoria turca, erede di quell’impero che li islamizzo’). Si sono schierati lungo il fiume a scandire slogan anti serbi. Dall’altra parte non se lo sono fatto dire due volte e si sono messi, a loro volta, lungo la “loro” sponda del fiume. E’ iniziata una sassaiola, seguita da un tentativo di gruppi di albanesi di attraversare il fiume e raggiungere il settore avversario. Respinti dai serbi e dalla polizia, locale ed europea.
La calma e’ durata solo poche ore. Nel cuore della notte la vittoria del tennista serbo Novak Djokovic che agli Us Open ha battuto lo svizzero Roger Federer (e che se la vedrà in finale con lo spagnolo Rafa Nadal) ha scatenato nuovi incidenti.
E’ stata infatti la volta dei giovani serbi a scendere in strada a festeggiare la vittoria del loro “compatriota” e a inneggiare alla loro madrepatria. Gruppi di albanesi hanno iniziato una fitta sassaiola. Gli scontri sono stati bloccati dall’intervento della polizia europea (la missione si chiama Eulex) che ha sparato lacrimogeni.
Stanotte la finale tennistica negli Usa potrebbe provocare nuovi incidenti sia che vinca il serbo sia lo spagnolo (paese che, per timore della secessione basca, non ha riconosciuto l’indipendenza di Pristina).
Scontri “sportivi” che nascondono tensioni politiche dopo che Belgrado ha avviato trattative con Bruxelles sull’indipendenza del Kosovo (divenute inevitabili dopo che la Corte di giustizia internazionale non l’ha giudicata illegale).
Al momento il Kosovo e’ riconosciuto da 69 stati su 192 rappresentati all’Onu e da 22 su 27 della Ue.

PILLOLE MONDIALI. 18bis

Stefano Ayroldi, il guardalinee che non ha visto il fuorigioco dell’argentino Tevez nella vittoria contro il Messico e che farà rimpatriare gli ultimi italiani dei Mondiali, viene dalla Puglia e lavora alla Guardia di Finanza. Arbitro in serie C è assistente dal 2000 in serie B e A.

In famiglia i fischietti dovevano essere di moda visto che il fratello, Nicola (classe 1965) è stato per dieci anni arbitro nelle massime serie.

Entrambi sono stati al centro di polemiche.

Nicola Ayroldi fu sospeso per cinque mesi dopo una violenta lite a Coverciano con un altro arbitro Riccardo Perrone. In campo verrà contestato soprattutto per gli arbitraggi di Messina Palermo nel 2007 (col ds palermitano Foschi che lamentava di essere stato irriso durante l’intervallo) e nel 2008 Sampdoria – Torino (Cairo furioso per l’espulsione di Amoruso). Si è ritirato lo scorso anno.

Ancora attivo il guardalinee invece Stefano Ayroldi (mio coetaneo, è del ’67). È passato alle cronache, prima dell’errore sudafricano, per aver esultato dopo il 2 – 2 fra Fiorentina e Inter (suscitando le ire di Mourinho e gli sberleffi di Striscia : http://www.youtube.com/watch?v=92as0gcWybk )

La Federcalcio lo ha giustificato dicendo che festeggiava per la buona prova della terna arbitrale.

Non si sa se dopo l’errore ai Mondiali, Mourinho abbia esultato nella sua nuova casa madrilena.