Russia Unita

#Russia Unita vince le elezioni locali in Russia. La mappa dei brogli spiega come

Russia Unita, il partito di plastica di Vladimir Putin, ha vinto le elezioni amministrative che si sono tenute ieri in molti comuni russi. Un voto che conferma il piccolo tiranno, tornato al Cremlino a marzo. 

Dal Mar Baltico alla  Kamchatka il partito di Putin ha vinto in tutte e cinque le “regioni” nei quali si votava e nelle principali città. Soddisfatto il primo ministro Medvedev che ha sottolineato come Russia Unita sia in crescita rispetto alle Politiche di un anno fa quando non raggiunse la maggioranza relativa. 

Il voto più atteso era quello per il sindaco della città di Khimki, nella regione di Mosca. Di qui dovrebbe passare una devastante autostrada che collegherà Mosca con San Pietroburgo e che taglierà in due una meravigliosa foresta. Contro tale progetto si è candidata a guidare la città l’ambientalista (e tenace oppositrice) Evgenia Chirikova (che ha vinto il cosiddetto Nobel ambientale: http://www.goldmanprize.org/recipient/evgenia-chirikova )

Anche qui, dopo campagna elettorale in puro stile Kgb ha vinto Russia Unita. La Chirikova ha denunciato brogli, la comparsa di centinaia di nuovi residenti, registrati in appartamenti e non in uffici pubblici, la scomparsa dei registri elettorali in alcuni seggi. Il partito dello Stato, con il sindaco uscente Oleg Shakov ha qui conquistato il 46% mentre la Chirikova (che vedete in foto) si è fermata al 17%. Il capo della commissione elettorale (immagino un servo dei servi dei servi) ha detto che la Chirikova “dovrebbe imparare a perdere con grazia”. Spero lo farà anche lui quando un giorno perderà il suo (ora inutile) lavoro.                     

L’associazione russa Golos (che si occupa di monitoraggio elettoale e che il regime sta cercando di chiudere, impedendole di avere finanziamenti stranieri)  ha affermato di aver ricevuto la testimonianza di molte irregolarità e sospette frodi nelle elezioni locali e regionali, tutte ovviamente a vantaggio del partito del regime, Russia Unita. In rete, trovate una bella mappa con tutte le violazioni denunciate da attivisti e osservatori di Golos: http://www.kartanarusheniy.org/   

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Il corpo delle donne nella campagna elettorale russa (video)

Mentre a Mosca è in corso la manifestazione pro Putin (unico caso in cui la polizia annuncia un numero di manifestanti più alto degli organizzatori) è il caso di dare un occhio alla campagna elettorale di Vladimir Putin.

Come già quella per Russia Unita di dicembre, anche in questo caso i meccanismi di propaganda sfruttano il corpo delle donne per cercare di fare pubblicità al Capo.

Nei video preparati dai Nashi (i balilla putiniani) alla giovane bella ragazza viene offerta una ottima medicina: Putin.

Nel video musicale le ragazze di Putin si abbinano, come per le automobili o gli alcolici, le belle ragazze al capo:

Va detto, a onore dei russi, che il precedente spot dove due giovani putiniani si incontravano bibilicamente al seggio, non ha consentito  Russia Unita di conquistare la maggioranza assoluta dei voti:

E’ quasi certo comunque che Putin vincerà al primo turno le presidenziali del 4 marzo. Così la fotografa personale di Putin, l’ex modella Yana Lapikova, potrà finalmente diventare anche fotografa del Cremlino.

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Elezioni russe. Per Putin in forse anche la maggioranza alla Duma!

Russia unita, il partito di Putin, perde davvero le elezioni e non raggiunge nemmeno la maggioranza assoluta dei votanti. Il partito-stato, dopo che sono state scrutinate il 90% delle schede, avrebbe raggiunto il 49,7% dei consensi. Tradotto in seggi all’interno della Duma, significherebbe 220 seggi su 450. Nella Camera bassa fino a ieri ne aveva ben 315, i due terzi degli eletti che permettevano a Putin di fare quel che voleva.
Bassissima l’affluenza alle urne: 50,41%, in calo di 15 punti rispetto alle scorse elezioni. Un segnale di sfiducia verso il tandem Putin-Medvevev, ma in generale verso tutti i partiti in campo, in un sistema politico bloccato dal putinismo. Al regime comunque non sono bastati nelle ultime ore né gli arresti dei pochi manifestanti né l’oscurare i siti di informazione (tra cui quello degli amici della radio Eco di Mosca).
Come gli incontri di Annaviva avevano intuito, grosso successo del Partito comunista che raddoppia i voti e conquista il 19,15% dei voti. La terza forza sono i nazionalisti liberaldemocratici con l’11,9% e Russia Giusta (centro sinistra in salsa russa) all’11,6%.
Putin e Medvedev in conferenza stampa hanno detto che il loro resta il “partito guida”. Non più onnipotente come prima però.
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ELEZIONI IN RUSSIA. SE CONFERMATI GLI EXIT POLLS, SARA’ UN RISULTATO PAZZESCO

Gli exit polls, se verranno confermati, raccontano che il vento sarebbe davvero cambiato in Russia. Un 2011 che – anche in questo dicembre – si rivelerebbe un anno di grandi cambiamenti e rivoluzioni in molte parti del mondo.
Peccato solo che Anna Politkovskaja non sia tra noi a raccontarli.
Russia Unita, il partito-stato, che la guida da 12 anni si fermerebbe al 48,5% dei voti. Un crollo clamoroso sarebbe, anche solo pensando che alle precedenti elezioni, il partito di Putin aveva incassato il 65% dei consensi.
Se questi numeri verranno confermati, l’ex spia del KGB potrebbe dover affrontare un umiliante ballottaggio alle prossime presidenziali di marzo. Ragionevolmente contro uno sfidante comunista, unica opposizione parlamentare credibile in questi anni. I sondaggi elettorali ora li indicano quasi al 20%.
Oggi, tanto per non farsi mancare niente il regime ha represso con la forza due manifestazioni dell’opposizione extra parlamentare. Circa 200 gli arresti tra S.Pietroburgo e Mosca, dove Annaviva ha seguito gli incidenti e poi incontrato il leader liberale Nemtsov.
Uso mille condizionali nel commentare gli exit polls perché spesso si rivelano fallaci in Italia. Figuriamoci in un paese dove agli osservatori indipendenti è impedito l’accesso ai seggi.
Vediamo come andrà a finire.
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ELEZIONI IN RUSSIA. SE CONFERMATI GLI EXIT POLLS, SARA’ UN RISULTATO PAZZESCO

Gli exit polls, se verranno confermati, raccontano che il vento sarebbe davvero cambiato in Russia. Un 2011 che anche in questo dicembre si rivelerebbe un anno di grandi cambiamenti e rivoluzioni in molte parti del mondo.
Peccato solo che Anna Politkovskaja non sia tra noi a raccontarla.
Russia Unita, il partito-stato, che la guida da 12 anni si fermerebbe al 48,5% dei voti. Un crollo clamoroso sarebbe anche solo pensando che alle precedenti elezioni in partito di Putin aveva incassato il 65% dei consensi.
Se questi numeri verranno confermati, l’ex spia del KGB potrebbe dover affrontare un umiliante ballottaggio alle prossime presidenziali di marzo. Ragionevolmente contro uno sfidante comunista, unica opposizione parlamentare credibile in questi anni. Oggi, tanto per non farsi mancare niente il regime ha represso con la forza due manifestazione dell’opposiziome extra parlamentare. Circa 200 gli arresti tra S.Pietroburgo e Mosca, dove Annaviva ha seguito gli incidenti e poi incontrato il leader liberale Nemtsov.
Uso mille condizionali nel commentare gli exit polls perché spesso si rivelano fallaci in Italia. Figuriamoci in un paese dove agli osservatori indipendenti è impedito l’accesso ai seggi.
Vediamo come andrà a finire.
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ELEZIONI IN RUSSIA:VENERDI’ ANNAVIVA A MOSCA

Da venerdì 2 dicembre inizia la missione di Annaviva a Mosca. È la seconda volta che il nostro “turismo responsabile” ci porta nella città dove cinque anni or sono venne assassinata Anna Politkovskaja.

La scorsa volta andammo sulla tomba di Anna e partecipammo a una manifestazione (repressa a manganellate e arresti) dell’opposizione, nell’ambito della cosiddetta “Strategia 31″.

Questa volta sbarchiamo in Russia per le elezioni politiche previste per domenica. Per la prima volta, Vladimir Putin e il suo partito “Russia unita” rischiano di non raggiungere la maggioranza assoluta alla Duma. Segno che nemmeno la museruola messa a gran parte dell’informazione riesce più a nascondere la delusione verso una politica autoritaria. E tardo sovietica.

Il successo russo di questi anni è dovuto al continuo crescere del prezzo delle materie prime (unica merce esortata insieme alle armi da guerra) e ai muscoli mostrati a un’Europa divisa (e spesso complice) e un’America distratta.

Il tutto a scapito dei diritti civili dapprima dei cittadini del Caucaso (Cecenia in primis, sempre a guida Khadirov) e poi di tutta la Federazione.

I fischi che accompagnano in questi giorni Vladimir (amico di Silvio, ma purtroppo non solo) segnano una pesante inversione di tendenza.

Che andremo al raccontare nei prossimi giorni, attraverso questo blog, il sito AnnaViva.com, Facebook, twitter e Youtube.

Stay tuned.

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IN CECENIA TORNA LA GUERRA

George Bush passerà agli annali per aver festeggiato (su una portaerei a stelle e strisce) la vittoria di una guerra – quella irakena – che non è ancora finita. Mission Accomplished, diceva l’assurdo striscione.

Qualche mese fa il Cremlino ha dichiarato conclusa l’operazione antiterrorimo, ossia la seconda guerra cecena, scatenata anche per favorire la maggiore visibilità possibile per l’allora sconosciuto candidato Vladimir Putin.

Da quando anche la missione russa è stata compiuta, in Cecenia (ma anche in Daghestan  e in Inguscezia) è successo di tutto.

Fino ad arrivare oggi a un assalto al parlamento ceceno, a Grozny, nella capitale, con morti e momentanea presa ostaggi. 13 persone sono rimaste ferite, mentre 4 agenti di sicurezza sono stati uccisi nell’attacco.

L’escalation di violenza d’altronde era nell’aria. Qualche settimana fa i ribelli ceceno avevano attaccato il villaggio natale del presidente Kadyrov, l’ex comandante dei gruppi paramilitari scelto da Putin per gestire il paese col pugno di ferro e il guanto di velluto, finanziato dai soldi russi.

Proprio Ramzan Kadyrov ha imbracciato il kalashnikov e ha guidando l’assalto contro i ribelli. Ribelli che devono venire da chissà dove, visto che alle ultime elezioni, Russia Unita, il partito di Putin e Medvedev, in questa repubblica “indipendente” ha raccolto il 99,9% dei voti.

I miliziani, che erano 4 o 5, sono stati uccisi, anzi “liquidati” come sono soliti dire le forze di sicurezza russe.

Li staneremo fin dentro i cessi, prometteva Putin. Ma nella pentola a pressione caucasica, di terroristi ne nascono – purtroppo – ogni giorno.

Ad maiora.