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Gazzettino padano!

Con Jari Pilati.
Ad maiora

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Pubblicato da su 19 maggio 2012 in Pensieri

 

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Prima lezione sulla televisione

Da tempo sostengo che occorrerebbe offrire, fin dalle scuole elementari, una base di conoscenza su come funziona la televisione. Sarebbe meglio infatti offrire strumenti per  diventare telespettatori consapevoli, per evitare che ci si beva tutto ciò che passa sul piccolo schermo (ma che ora si espande abbondantemente in rete). La tv rimane infatti il principale strumento informativo per i più.

Uno strumento semplice per capire i fondamenti è la “Prima lezione sulla televisione” di Aldo Grasso (Laterza). Il libro di quello che a mio giudizio è il miglior critico televisivo italiano racconta, in pillole, come sia nata la tv oltreoceano ma anche in Italia (siamo partiti con ritardo – il colore solo nel 1977! – e non abbiamo mai più recuperato).

Qui ha dovuto fare i conti con la ritrosia di gran parte degli intellettuali (uno per tutti, Alberto Moravia per il quale “l’Italia televisiva è una sotto-Italia, un’Italia di serie B”). Eppure, scrive Grasso, l’avvento della tv «segna un confine temporale nella storia d’Italia, un prima e un dopo: grazie alla tv l’Italia si trasforma rapidamente e inizia il suo faticoso processo di modernizzazione».

Anche l’avvento della televisione commerciali ha accelerato la vita del paese, finendo col condizionarlo (e col mettere in discussione il concetto di “servizio pubblico”). Ora la neotelevisione ha dissolto i generi «con processi di commistione e ibridazione: reality show o infotainment».

Tutto ciò, spiega Grasso, non è per forza un disvalore: «È vero, la sensazione è quella di aver consumato in questi anni una televisione assolutamente priva di sfumature, capace solo di attanagliare lo spettatore con stupefazioni baracconesche, con l’esibizione di mostri, con strabilianti genericità. Ma la televisione e con essa i videogiochi e le mille offerte del web offrono a un numero impressionante di persone una grande quantità di stimoli che hanno accresciuto la media del quoziente d’intelligenza. Una volta i percorsi del sapere erano una prerogativa per pochi, adesso gli stessi complessi cammini logici sono racchiusi nei giochi elettronici».

Sul mio – principale datore di lavoro – Grasso si domanda (come l’amico Gilberto Squizzato autore di “La tv che non c’è”, minimum fax) se «Esiste oggi un modo per la Rai, da sempre cannibalizzata dai partiti e oggetto di appetiti della politica, di tornare a dar valore al proprio ruolo di servizio pubblico? Ha ancora senso che esista un servizio pubblico tv? Occorrerebbe che il direttore generali, i direttori delle reti e dei tg non siano scelti in base alla loro appartenenza politica ma in base a capacità professionali».

E sul mio lavoro, conclude amaramente: «Nella neotelevisione è più importante l’intrattenimento. I tg sono ancora la fonte informativa più importante in Italia. Ma è andato in crisi il giornalismo tradizionale e sta trionfando il giornalismo varietà».

Grasso parla invece così del suo di mestiere: «La critica televisiva – come la critica in genere – può insegnare poco: non è normativa, non è orientativa, non è pedagogica. Diciamola tutta: non serve a nulla. Ma insegna una cosa: l’esercizio critico».

Qualcosa di indigeribile in un paese che non ha mai avuto la Riforma.

Ad maiora.

………………..

Aldo Grasso

Prima lezione sulla televisione

Laterza

Roma-Bari, 2011

Pagg.  142

Euro: 12

 
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Pubblicato da su 3 gennaio 2012 in RECENSIONI

 

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BERLUSCONARIO, NON SOLO GAFFE

Un volume dove vengono riassunte e pubblicate in fila, una dietro l’altra (assemblate per temi e commentate) tutte le frasi più rilevanti dell’attuale presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica italiana. “Berlusconario” è una sequela di gaffe (molte delle quali, a dire il vero volute) di SB. A curarlo per la casa editrice Melampo due giornalisti: Giovanni Belfiori e Giorgio Santelli.

Un volume che è interessante da leggere in questi giorni durante i quali si intravede la fine del ventennio berlusconiano (anche se il passaggio di consegne, temo, non sarà indolore). Una serie di frasi su cui si è costruito il mito berlusconiano e che ora – improvvisamente – sembra non riscuotere lo stesso successo di qualche anno fa. Ma si sa: molti italiani sono cortigiani, pronti a ridere alle battute dei potenti, capaci anche un istante dopo di sputargli in faccia una volta che il potente sia caduto a terra.

Nelle prime pagine del libro c’è una frase (tutt’altro che una gaffe) che il nostro pronunciò in Bulgaria il 18 aprile 2002: «Ho già avuto modo di dire che Santoro, Biagi e Luttazzi hanno fatto un uso della televisione pubblica, pagata con i soldi di tutti, criminoso; credo sia un preciso dovere della nuova dirigenza Rai di non permettere più che questo avvenga». Parole senza appello che portarono alla cacciata dei tre (anche se proprio in questi giorni gli allora dirigenti cercano di sminuire la portata di quell’editto).

Interessante, nell’anno del ritorno alla vittoria del Milan (vera grande macchina di propaganda: non a caso gli investimenti maggiori sono fatti con supposte e sperate finalità elettorali) alcune frasi che connotano bene i sentimenti di Berlusconi verso la sua squadra di calcio: «Il Papa è un uomo straordinario, ogni suo viaggio è come un gol. Ha la stessa idea vincente del mio Milan, che è poi l’idea di Dio: la vittoria del bene sul male». (30 marzo 1994); « Tutte le cose di cui mi occupo sono profane: ma il Milan è sacro» (27 luglio 1988). Ce ne è anche una che riassume due dei suoi grandi amori (o malattie a sentire l’ex moglie e i suoi amici):«Il Milan? È un affare di cuore, ma anche le belle donne costano». Una frase detta il 4 febbraio 1986 ma che l’ex presidente del Milan (è l’unica carica per cui abbia dovuto rinunciare in nome del conflitto d’interessi) avrebbe potuto pronunciare anche domenica scorsa mentre la maggioranza degli italiani votava e lui si riposava in Sardegna. Ma lui, come ebbe a dire il 13 luglio 2003 è «un galantuomo, una persona perbene,, un signore dalla moralità assoluta».

La bocciatura da parte degli elettori del legittimo impedimento, obbligherà il presidente del Consiglio a presenziare alle sedute dei numerosi processi in cui è incappato. Tanto da spingere ad affermare (9 ottobre 2009): « In assoluto il maggio perseguitato giudiziario della storia».

Le frasi roboanti sono sempre piaciute al nostro presidente. Capace di indignare persino uno come Vespa di fronte a questa affermazione: «Credo sinceramente di essere di gran lunga il miglior presidente del Consiglio che l’Italia abbia potuto avere nei 150 anni della sua storia.». (10 settembre 2009.)

Oltre a quelle sul Milan, per il sottoscritto, quelle più gustose sono le frasi relative alla Russia e alla Cecenia. La difesa berlusconiana dell’amico Putin è senza vergogna: «Voi comunisti non cambiate mai. Putin è fieramente anticomunista perché ha subito l’assedio di Stalingrado e ha avuto la famiglia sterminata» (23 dicembre 2006). Frase che spinge Belfiori e Santelli a precisare: «Peccato che l’assedio di Stalingrado avvenne nel 1942, Putin è nato nel 1952 e i suoi genitori sono sopravvissuti alla guerra. E soprattutto l’amico Putin fu agente segreto e dirigente del Kgb dal 1975 al 1991». In ogni caso l’assedio fu nazista e quindi semmai sarebbe diventato antifascista, antinazista.

Lascia invece senza parole, rileggere quanto Berlusconi disse il 7 novembre 2003, nella veste di Presidente di turno dell’Unione europea: «In Cecenia c’è stata un’attività terroristica che ha prodotto molti attentati anche nei confronti dei cittadini russi. Non c’è mai stata una risposta corrispondente da parte della Federazione russa che ha subito questi attentati senza nessuna reazione». (7 novembre 2003). Lo dice nella veste di Presidente di turno dell’Unione europea. Volutamente ignaro delle numerose sentenze europee sulle violazioni dei diritti umani commesse dall’esercito russo nel Caucaso.

Il libro, pieno di commenti sagaci, che sarebbe perfetto per l’Ipad. I numerosi riferimenti a youtube sarebbero fantastici se con un doppio tocco di indice si potesse vedere l’abbraccio tra Berlusconi e Bush (con tanto di crollo del palco) o la Regina inglese che lo rimprovera perché cerca di attirare, urlando Obamaaa, l’attenzione dell’attuale presidente americano. Non l’aveva ancora preso da parte per raccontargli la dittatura dei magistrati di sinistra in Italia. Ma questo sarà forse materia di altri libri. Magari digitali.

Ad maiora.

Giovanni Belfiori e Giorgio Santelli

Berlusconario

Melampo editore

Milano, 2010

Pagg. 232

Euro: 13

www.melampoeditore.it

 

 
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Pubblicato da su 17 giugno 2011 in Pensieri

 

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ALLA RAI ARRIVA LEI

Vestito rosso in mezzo a un fiume di grisaglia e blu. Si è presentata così Lorenza Lei al Consiglio d’Amministrazione che l’ha eletta ai vertici della Rai.
Il tormentone mediatico oggi l’ha presentata come la prima donna a guidare l’azienda di servizio pubblico radio televisivo. È triste che dalle nostre latitudini (neanche fossimo in qualche emirato arabo) questa debba essere, in quanto tale, una notizia.
Per quanto mi concerne, oltre all’apprezzamento che una donna – addirittura classe 1960 – guiderà l’azienda che mi paga lo stipendio (coi soldi dei contribuenti e non solo) c’è un elemento di positività in più. Il suo cognome non mi richiama alla mente parentele eccellenti, non mi ricorda un padre leader politico o sindacale o economico o bancario o giornalistico.
Questa, nel Paese dei “figli di papà” è davvero una – buona – notizia.
Ad maiora.

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Pubblicato da su 4 maggio 2011 in Pensieri

 

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OGGI NUOVO PRESIDIO DEI LAVORATORI RAI IN CORSO SEMPIONE

Oggi, 18 aprile, durante la pausa pranzo, ci sarà la terza manifestazione dei lavoratori Rai di Milano, di fronte alla storica sede di Corso sempione 27. Come da foto, molti indossano la maglietta arancione (bel colore!) con scritto “La Rai siamo noi”.

Questa la lettera-appello sulla quale stanno raccogliendo le firme e che invieranno nei prossimi giorni al Presidente Napolitano.

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Illustre Presidente della Repubblica,

ci rivolgiamo a Lei, che rappresenta la carica istituzionale più alta, per sottoporle una questione di grande importanza che ci riguarda in prima persona, come lavoratori e cittadini, ma che coinvolge direttamente anche tutta la Nazione.

Stiamo parlando dell’attuale condizione in cui versa una delle più grandi industrie culturali d’Italia, la Rai Radiotelevisione italiana, un’azienda che ha rappresentato, anche con il nostro contributo professionale, la crescita e poi il declino di questa martoriata Italia.

Azienda che oggi attraversa il culmine di una profonda crisi che è sotto gli occhi di tutti.

Questa triste realtà era già stata prevista tre anni fa dalle analisi di bilancio effettuate dal dottor Cusani in collaborazione con il sindacato maggiormente rappresentativo in Rai, ma nessun cambiamento di rotta è stato adottato da chi di dovere.

Crediamo, inoltre, che consapevolmente siano state intraprese delle azioni tese a peggiorare la situazione della nostra Azienda, come ad esempio la scelta di non cedere più la propria programmazione alla piattaforma di Sky. I danni di questa operazione sono ingenti, e questa è solo la prima delle azioni di destrutturazione messe in campo negli ultimi due anni.

La logica della politica e dei suoi rappresentanti sta annientando ogni plausibile strategia industriale vera, privilegiando l’asservimento del potere ai dati di ascolto (il crollo degli ascolti del TG1 ne è un esempio lampante).

Siamo consapevoli del fatto che “L’audience senza qualità è irrilevante e la qualità senza audience è sprecata” come già le linee guida del servizio pubblico, del triennio appena trascorso, declamavano e proprio per questo vorremmo riappropriarci di un ruolo e di una dignità che poco alla volta sono stati annullati.

Per poter fare questo però dobbiamo sopravvivere e le ultime notizie, nemmeno più malcelate dall’azienda ai sindacati, non lasciano molte speranze.

Siamo ormai di fronte ad una assoluta mancanza di prospettive dimostrata dal cosiddetto “piano industriale”, che in realtà è solo un misero tentativo di ripianare un deficit largamente previsto.

La via più breve scelta dalla dirigenza – palliativa e non certo risolutiva – è quella di cominciare a svendere dei rami di azienda per fare cassa: Rai way, con la copertura a livello nazionale dei ponti di trasmissione, sta per essere ceduta.

È come se una famiglia decidesse di vendere la propria casa per poi essere costretta a prendere in affitto la stessa: come potrà la Rai trasmettere se non pagando chi si approprierà di questa fondamentale risorsa? E diciamo di più: si calcola che in soli due anni consumeremo in affitti di reti e antenne di trasmissione i proventi ricavati dalla loro vendita! E qui ricordiamo che Rai way è una società in attivo, modernizzata, quella sì, da poco e con denaro pubblico.

Inoltre ci chiediamo: perché non potrebbe essere la Rai il gestore di un servizio pubblico per la cosiddetta banda larga, fornendo agli italiani un servizio libero dalla necessità di fare business? Anche per questo la Rai non può perdere le torri di Rai Way.

Settori strategici vengono depauperati professionalmente a causa della mancata sostituzione del personale pensionato e non si investe sulle nuove tecnologie rendendo obsolete quelle già in uso: in questo modo molti reparti stanno già perdendo il loro valore “core business”, accelerando così le esternalizzazioni.

Tutto ciò non farà altro che aggravare la nostra crisi economica a livello strutturale. Perché un bene pubblico come la Rai deve soccombere? Perché non può modernizzarsi? Perché non deve essere messa nelle condizioni di seguire il destino favorevole di altri network pubblici europei? E i nostri sforzi di ottimizzare, risparmiare e autogovernarci di fronte ad una Rai, quella attuale, priva di governance, ci sembrano vani e inutili.

Signor Presidente,noi lavoratori della Rai Le chiediamo di intervenire per scongiurare l’attuale destrutturazione e fare in modo che le scelte fondamentali per la sopravvivenza dell’azienda possano essere valutate in tutte le loro potenzialità presenti e future da un organismo “super partes”, che possa vigilare e tutelare un bene della collettività.

Vorremmo pensare di poter contribuire con la nostra professionalità alla rinascita di un Paese finalmente libero da un conflitto di interessi mediatico che ci sta sgretolando e che consideriamo inadeguato alle più elementari regole di uno Stato democratico.

Nella certezza che Lei non farà cadere questo appello nel vuoto, cogliamo l’occasione per ribadire la stima con cui quotidianamente Le siamo vicini nello svolgimento del suo ruolo istituzionale che ci rende sempre e comunque orgogliosi di essere italiani.

……………………………………

Ad maiora.

 
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Pubblicato da su 18 aprile 2011 in Pensieri

 

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