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Il capro espiatorio leghista torna a presiedere il Senato

Rosi Mauro è tornata a presiedere il Senato. Tra applausi e richieste di dimissioni.
Non mi sta simpatica, ma è chiaro – come ha detto Paola Concia del Pd – che la leader del sindacato padano (e del Cerchio magico bossiano) sia un capro espiatorio del Carroccio maroniano:

I media d’altronde nelle ultime settimane si sono scatenati. Mostrando a più riprese i tre minuti di follia (credo gli unici tre) della sua presidenza, quelli durante il voto dei (meravigliosi quelli, invece) provvedimenti della Gelmini:

Immagini che, ripetute a nastro, hanno dato la tangibile sensazione che la Lega ha fatto bene a cacciarla, in quanto (donna) isterica e inaffidabile.
Lei ha annunciato che non lascerà la sua carica di vice presidente del Senato.
D’altronde Fini è sempre seduto sullo scranno più alto di Monte Citorio.
Il “che fai mi cacci?” finiano a Berlusconi (rispetto ai coltelli leghisti, nascosti in via Bellerio) resta uno dei momenti più belli della Seconda Repubblica:

Ad maiora

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Pubblicato da su 24 aprile 2012 in Pensieri

 

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PERCHE’ NON INTITOLARE A NORI BRAMBILLA PESCE I GIARDINI DI PIAZZALE LORETO?

Ieri alla Camera del lavoro di Milano centinaia di persone hanno reso l’ultimo omaggio a Nori Brambilla Pesce:

http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/11_novembre_9/nori-pesce-funerali-1902106991840.shtml

Il vice capogruppo del Pd in Consiglio Provinciale, Roberto Caputo propone che le vengano dedicati i giardini di Piazzale Loreto. Con questa motivazione: “Una figura storica per Milano, una donna che fino agli ultimi giorni della sua vita ha insegnato a tutti e soprattutto ai giovani quale sia il significato vero della parola democrazia. Per questo credo sia giusto ricordarla dedicandole un luogo di Milano: lancio la proposta dei giardini di piazzale Loreto, dove vennero trucidati il 10 agosto del ’44 quindici giovani antifascisti. Un luogo simbolo della libertà del nostro Paese”.

Per supportare la proposta dei giardini, è stato aperto un gruppo si Facebook:

http://www.facebook.com/#!/groups/122203231223638/122418317868796/

Ad maiora

 
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Pubblicato da su 10 novembre 2011 in Pensieri

 

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DAVIDE CORRITORE LASCIA PALAZZO MARINO

Ho conosciuto Davide Corritore quando, più di un lustro fa, sfidò Bruno Ferrante alle primarie del centro sinistra per il candidato sindaco di Milano. Da indipendente perse e si candidò poi nella lista di Ferrante. Venne eletto e mentre l’ex prefetto, sconfitto dalla Moratti, abbandonò subito l’opposizione, Corritore proseguì la sua battaglia a Palazzo Marino.

Ora ha deciso di non ricandidarsi per la prossima consigliatura e l’ha annunciato (essendo – da tempo – un uomo attento alle tecnologie) via youtube:

http://www.youtube.com/watch?v=BskzbE1nqXY

Davide Corritore ha creduto nel progetto del Partito democratico, aderendovi fin dalla sua nascita. Poi, come molti, ne è rimasto deluso. Ha mantenuto la sua indipendenza (e il suo fiuto politico) sostenendo fin dall’autunno la candidatura di Pisapia per il centro sinistra e criticando il Pd che aveva scelto Stefano Boeri (poi sonoramente bocciato dagli elettori di centro sinistra).

Ma soprattutto in Consiglio comunale in questi anni si è battuto per due temi delicati per la città, come la svendita di Metroweb e la bolla dei derivati. Tematiche che forse non scaldano l’opinione pubblica come le cacche dei cani o la paura dello straniero, ma che impattano pesantemente sul bilancio del Comune (e quindi sui servizi che eroga e sui tagli che fa).

Corritore, dal suo sito, dice che continuerà a far politica anche senza stare seduto in uno scranno elettivo:

http://www.davidecorritore.it/home.html

In bocca al lupo.

 
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Pubblicato da su 2 aprile 2011 in Pensieri

 

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SE IL MILLENNIO HA ANCORA DEGLI OBIETTIVI

Gli Obiettivi del Millennio non sembrano un tema in grado di interessare il sistema dei media nostrani. Eppure le tematiche che vengono sollevate dovrebbero riguardare tutti noi. Ma siamo ormai abituati a ragionare day by day, per spot. E quindi degli impegni presi nel 2000 ci sembrano cose della preistoria.

E invece quegli otto obiettivi sono più che mai attuali. Anzi, come è stato evidenziato durante l’incontro organizzato (allo IED di Milano) dal Fondo Provinciale milanese per la Cooperazione internazionale, la crisi li rende sempre più pressanti.

La Provincia di Milano (rappresenta tata da Pietro Accame), pur essendo cambiata la maggioranza politica, ha mantenuto il proprio impegno in questo organismo che si occupa di cooperazione decentrata. Non è cosa da poco se è vero che alcuni comuni che fanno parte del Fondo lo fanno con meno entusiasmo di altri perché l’adesione era stata data dalla precedente amministrazione (anche dello stesso colore politico, peraltro).

L’europarlamentare Patrizia Toia si è impegnata a portare il modello individuato nel milanese anche a livello europeo. Perché gli Obiettivi possono aver successo solo se sono condivisi. E in questo senso, il ruolo degli enti locali è fondamentale. L’esponente del Pd ha ricordato come “la crisi fa crescere la povertà e quindi aumentare i costi per sradicare la povertà” che è il primo degli 8 obiettivi.

Giovanni Urro, assessore di Sesto San Giovanni e vice presidente del Fondo, ha spiegato quel che si sta facendo per far vivere l’Europa ai cittadini e per allargare a più scuole possibili la sensibilizzazione sugli Obiettivi del Millennio. Sottolineando che la riduzione della Geografia a scuola mina anche questo tipo di attività. Lele Pinardi, Presidente di CoLomba (network di ong lombarde) ha preso al balzo il tema scuola e ha invitato tutti a mettere in rete le esperienza fatte negli istituti, facendo cooperare le reti. E ha ribadito l’appello perché il 2015 a Milano si tenga anche un Expo dei popoli: http://www.onglombardia.org/public/per%20un%20EXPO%20Dei%20popoli.pdf.

Infine Marina Ponti, responsabile Europa della campagna sugli Obiettivi del Millennio ha ricordato, parlando anche delle recenti rivolte in Nord Africa, che è fondamentale la collaborazione delle popolazioni locali e che i progetti di cooperazione funzionano meglio dove la stampa è libera. Nei Paesi in cui è invece sottoposta a controllo non può denunciare la corruzione, con i risultati che sappiamo.

L’Italia, ha comunque ricordato la Ponti, è fanalino di coda dell’Unione europea per i fondi destinati alla cooperazione. E rallenta in questo modo tutta la Ue.

Se ora, aggiungo io, non si farà l’autostrada per compiacere il dittatore libico, si potranno magari sfruttare quei fondi per opere più meritorie.
Ad maiora.

 
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Pubblicato da su 15 marzo 2011 in Pensieri

 

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ELEZIONI A TORINO: TRICOLORE VS. CONFUSIONE

A Torino, dove si vota per le amministrative, sembra che la campagna elettorale sia già entrata nel vivo. Manifesti e slogan riempiono i muri della città. Ben più che a Milano dove la sfida “politica” tarda a partire.

Il centro sinistra, dopo il periodo Chiamparino (che al termine del mandato ha confessato di odiare la Juve) lancia nell’agone l’ultimo segretario dei Ds, Piero Fassino. Mentre il Pdl ha deciso di contrapporgli l’attuale assessore regionale alla Cultura Michele Coppola.

Nell’attesa di vedere i manifesti con i due faccioni sorridenti (anzi con tutti i faccioni, visto che il terzo polo corre da solo con Alberto Musy) per ora la gara è tra i manifesti di posizionamento dei due principali schieramenti.

Dove si nota la differenza tra chi ha le idee chiare e chi un po’ di confusione in testa.

Il manifesto del Pdl è di una semplicità disarmante, ma coglie nel segno.

Quello del Pd racconta invece una certa qual confusione che domina la testa di questo partito.

Mi ricorda il manifesto col cambio inserito nella sesta marcia (errato peraltro nella posizione) che fece da sfondo alla deludente campagna di Penati per le regionali lombarde. In una regione assediata dallo smog, forse l’ultimo dei simboli da proporre per un ricambio.

Qui invece la confusione nella testa democratica contro la chiarezza del messaggio berlsconiano, diretto alla conquista. Sfruttando peraltro l’onda lunga del tricolore che impazza su tutta Torino.

Si cominciano a vedere anche i primi manifesti dei candidati. Tralascio quelli che ammiccano a facebook invitando a scegliere “un amico in comune” o coloro che sfruttano il proprio nome per ammiccare a una delle due squadre (i granata, sconfitti in casa persino dal Livorno).

Osservo invece che ormai non c’è alcuna differenza di stile tra una manifesto pubblicitario che cerca di indurvi ad andare a un concerto e uno che vi invita a votare per una certa candidata.

Si chiama, non a caso, marketing elettorale.

Ad maiora.

 
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Pubblicato da su 14 marzo 2011 in Pensieri

 

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