Nando Dalla Chiesa

45 anni fa volava in cielo la farfalla granata

Gigi Meroni, stella del Toro, il 15 ottobre 1967 veniva investito e ucciso a Torino, in corso Umberto.
Chi non l’abbia letto, recuperi in biblioteca “La farfalla granata” o lo compri.
Qui qualche bella immagine del grande calciatore.
Ad maiora

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Far risorgere (tra noi) gli eroi dell’antimafia

Concerto straordinario di musica classica al Centro congressi della Provincia di Milano in occasione dell’anniversario della strage di Capaci.
Centinaia le ragazze e i ragazzi in sala perché l’iniziativa è organizzata, oltre che da Libera (con Libertà e giustizia, Scuola di formazione Antonino Caponnetto e l’associazione Arte & amicizia) dal Coordinamento delle scuole per la legalità e la cittadinanza attiva.
Dopo gli interventi dei presidi (e del grande prof. Pippo Teri che ha detto che il ricordo non è solo nostalgia, aiuta a costruire il futuro) quello di Nando dalla Chiesa che – toccante e profondo come sempre – ha ricordato Monsignor Romero e l’idea di “risorgere tra la propria gente” che non vuol dire farli rivivere, ma proprio risorgere: loro – gli eroi, i simboli della lotta alla mafia, ritornano fra noi, ha spiegato, se continuiamo a ricordarli.
Infine le note di Bach con il violoncello di Luca Colandro del Conservatorio Verdi.
“Per prendere parte e per scegliere” il titolo.
Che sottoscrivo.
Ad maiora

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Mafia a Milano. Un cancro da estirpare

Dopo che molti, per anni, hanno nascosto la testa sotto la sabbia, ora finalmente sembra non sia più un tabù parlare di mafia nel nord Italia. Chi voglia scoprire la genesi delle infiltrazioni in quella che è la principale città padana (e nel suo hinterland), non può non leggere il lavoro di Mario Portanova, Giampiero Rossi e Franco Stefanoni che ha un titolo che non lascia dubbi: “Mafia a Milano” (Melampo). Il libro ha una bella introduzione di Nando dalla Chiesa, da sempre è impegnato su questi temi e ora alla guida della commissione antimafia decisa dal Comune di Milano (dopo che la precedente amministrazione aveva, diciamo così, glissato). Scrive Nando: «Negare l’esistenza – larga, radicata, influente – della mafia a Milano significa espellere il principio di verità dal proprio sistema di pensiero».

Sessant’anni di affari e delitti è il sottotitolo del volume che svela che – lungo le cinquecento pagine – non vengono analizzate solo le ultime vicende, ma si spiegano le origini delle infiltrazioni mafiose nell’ex capitale morale, la loro “resistibile ascesa”. Iniziata col domicilio coatto dei mafiosi al nord, i cui effetti vengono spiegati così dal giudice Cesare Terranova (poi assassinato dalla mafia): «Noi siciliani con questa misura del soggiorno obbligato abbiamo attuato una vera e propria esportazione di bacilli. Lanciare per l’Italia questi delinquenti ha significato fecondare zone ancora estranee al fenomeno mafioso».

Il volume si chiude con una bella citazione del pm Mario Venditti (che si è occupato più volte delle attività economiche della ‘ndrangheta al nord) che riassume un po’ tutto l’atteggiamento di quella zona grigia che non ha respinto quei bacilli, anzi si è a loro adeguata: «Gli imprenditori del nord devono stare attenti a non fare la fine della nobiltà terriera siciliana, che pensava di usare la mafia e invece ne è stata inghiottita».

Ci sono state, fin dai tempi di Epaminonda piccole guerre di mafia anche al nord (anche in Lombardia, dove gli affiliati sarebbero ventimila), ma niente a che vedere con quel che succede in certe aree del centro sud. Il perché lo spiega il sostituto procuratore Francesco Di Maggio: «La mafia ha tutto l’interesse a tenere tranquilla la piazza. La mafia può tollerare singole manifestazioni di criminalità, ma non consente situazioni eclatanti, perché Milano è la piazza finanziaria maggiore d’Italia e in questa città non ci deve essere, assolutamente, uno scontro aperto».

Per questo Rossi, Portanova e Stefanoni seguono principalmente la scia dei soldi, che arriva dallo spaccio di cocaina ed eroina (ora, complice la crisi, tornata di moda), dalla prostituzione ma che poi confluisce nel movimento terra e nei grandi cantieri di una regione che ha più gru che campanili. Di qui l’interesse di certi politicanti che, pur di farsi eleggere, si fanno sponsorizzare (o proteggere come è successo ad alcuni imprenditori poi divenuti famosi che si servivano di stallieri pregiudicati) da amici degli amici. Un quadro che ben conosciamo ma che spesso non viene imposto, ma accolto – da alcuni, costruttori e amministratori in primis – a braccia aperte. L’altro lato della medaglia lo spiega in modo sagace Agostino Abate, sostituto procuratore a Varese: «Non si possono avere i soldi della mafia senza avere anche la mafia». E i suoi sistemi. Saverio Morabito, killer pentito, spiega ai giudici: «Anche a Buccinasco e Corsico l’omertà è alla base di tutto, è una nozione fondamentale, uno deve avere la perspicacia di capire, intuire, ma mai fare una domanda specifica, perché altrimenti potrebbe apparire troppo curioso e le persone troppo curiose non piacciono a nessuno».

«Milano – spiega il consigliere Vincenzo Macrì nella relazione della Procura antimafia del 2009 -  è diventata la “capitale della ‘ndrangheta, quanto meno sotto il profilo economico e finanziario». Qui donne coraggiose come Lea Garofalo vengono rapite e sciolte nell’acido.

Eppure questa è una città che è stata ed è capace di reagire. Dai tempi di Giorgio Ambrosoli («una persona che se l’andava cercando» come elegantemente ha detto un amico di Sindona) fino a quelli odierni che vedono Libera molto attiva a Milano e in Lombardia. Associazioni antimafia e cittadini (le cui attività sono raccontate nella parte finale del libro) che sono il vero vaccino per sconfiggere, anche tra le nebbie del nord, il cancro mafioso.

Ad maiora

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Mario Portanova, Giampiero Rossi e Franco Stefanoni

Mafia a Milano

Melampo

Milano, 2011

Pagg. 491

Euro 18,50

COMITATO ANTIMAFIA DI MILANO: UFFICIALIZZATI I NOMI DEI COMPONENTI

Ricevo e volentieri pubblico questo commento dell’amico Pippo Teri sull’ufficializzazione del Comitato Antimafia a Milano.

Ad maiora.

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Una bella notizia! Il 28 ottobre 2011, in Comune è stato firmato il contratto di consulenza per gli esperti nominati, dal sindaco Pisapia, a far parte del comitato di indagine antimafia di Milano. Sono chiamati a lavorare per la città il Presidente, prof. Dalla Chiesa, l’avv. Ambrosoli, l’imprenditore Beltrami Gadola, il giudice Colombo, il Giudice Grigo e il giudice Turone. E’ un incarico di indagine, di elaborazione di proposte e anche di promozione dell’antimafia culturale e sociale, è un incarico a tutto tondo, che investe e specifica i settori più delicati di infiltrazione territoriale e della pubblica amministrazione. Sono grato al Sindaco che, a nome della nuova amministrazione, ha affidato questo compito a personalità di alto livello, di grande esperienza e indipendenza… La felicità che provo è inversamente proporzionale alla preoccupazione per i segnali sempre più allarmanti della presenza e della minaccia che rappresentano le organizzazioni criminali nella città. Il rafforzamento di questa presenza è anche responsabilità delle precedenti amministrazioni che hanno creato una vera e propria “distrazione” dell’attenzione della popolazione, dell’uso delle risorse e della forza pubblica… Il recente incendio del centro sportivo Ripamonti di Affori dimostra l’arroganza raggiunta, l’alto livello di complicità, la totale assenza di controlli pubblici, la passività e la resa sostanziale alle forze criminali che hanno contraddistinto, in particolare, la giunta Moratti. Chiunque, come me, abbia conosciuto nel sud gli effetti della paura, della minaccia, della corruzione e del crollo etico che ne segue, sa che questa è una battaglia che investe le basi della stessa democrazia, della partecipazione politica libera e leale. E questo resistenza è tanto più pericolosa lì dove siano stati stipulati patti e promesse che qualcuno pretenda vengano rispettati ed “eseguiti”. Per questo è particolarmente gravoso il compito che spetta al Comitato antimafia e al suo Presidente Dalla Chiesa, a cui va un nostro sentito augurio e un grande riconoscimento di competenza e di coerenza. Ed è proprio per questo che invito tutti a rafforzare e proseguire il nostro lavoro di educazione, informazione, di denunzia, di attenzione e di prevenzione. Far vivere i valori della nostra Costituzione nella pratica e nella formazione diventa sempre più una condizione essenziale della battaglia antimafia. Ringrazio tutti coloro che hanno sostenuto l’appello del Coordinamento insegnanti e Presidi delle scuole milanesi e in particolare ringrazio l’ex Presidente del precedente Comitato antimafia e attuale Presidente dell’Anpi avv. Smuraglia, e invio un caloroso augurio ai componenti del nuovo comitato antimafia.

Giuseppe Teri

del Coordinamento insegnanti e Presidi delle scuole milanesi Responsabile di Libera formazione di Milano.