Nando Dalla Chiesa

Far risorgere (tra noi) gli eroi dell’antimafia

Concerto straordinario di musica classica al Centro congressi della Provincia di Milano in occasione dell’anniversario della strage di Capaci.
Centinaia le ragazze e i ragazzi in sala perché l’iniziativa è organizzata, oltre che da Libera (con Libertà e giustizia, Scuola di formazione Antonino Caponnetto e l’associazione Arte & amicizia) dal Coordinamento delle scuole per la legalità e la cittadinanza attiva.
Dopo gli interventi dei presidi (e del grande prof. Pippo Teri che ha detto che il ricordo non è solo nostalgia, aiuta a costruire il futuro) quello di Nando dalla Chiesa che – toccante e profondo come sempre – ha ricordato Monsignor Romero e l’idea di “risorgere tra la propria gente” che non vuol dire farli rivivere, ma proprio risorgere: loro – gli eroi, i simboli della lotta alla mafia, ritornano fra noi, ha spiegato, se continuiamo a ricordarli.
Infine le note di Bach con il violoncello di Luca Colandro del Conservatorio Verdi.
“Per prendere parte e per scegliere” il titolo.
Che sottoscrivo.
Ad maiora

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Mafia a Milano. Un cancro da estirpare

Dopo che molti, per anni, hanno nascosto la testa sotto la sabbia, ora finalmente sembra non sia più un tabù parlare di mafia nel nord Italia. Chi voglia scoprire la genesi delle infiltrazioni in quella che è la principale città padana (e nel suo hinterland), non può non leggere il lavoro di Mario Portanova, Giampiero Rossi e Franco Stefanoni che ha un titolo che non lascia dubbi: “Mafia a Milano” (Melampo). Il libro ha una bella introduzione di Nando dalla Chiesa, da sempre è impegnato su questi temi e ora alla guida della commissione antimafia decisa dal Comune di Milano (dopo che la precedente amministrazione aveva, diciamo così, glissato). Scrive Nando: «Negare l’esistenza – larga, radicata, influente – della mafia a Milano significa espellere il principio di verità dal proprio sistema di pensiero».

Sessant’anni di affari e delitti è il sottotitolo del volume che svela che – lungo le cinquecento pagine – non vengono analizzate solo le ultime vicende, ma si spiegano le origini delle infiltrazioni mafiose nell’ex capitale morale, la loro “resistibile ascesa”. Iniziata col domicilio coatto dei mafiosi al nord, i cui effetti vengono spiegati così dal giudice Cesare Terranova (poi assassinato dalla mafia): «Noi siciliani con questa misura del soggiorno obbligato abbiamo attuato una vera e propria esportazione di bacilli. Lanciare per l’Italia questi delinquenti ha significato fecondare zone ancora estranee al fenomeno mafioso».

Il volume si chiude con una bella citazione del pm Mario Venditti (che si è occupato più volte delle attività economiche della ‘ndrangheta al nord) che riassume un po’ tutto l’atteggiamento di quella zona grigia che non ha respinto quei bacilli, anzi si è a loro adeguata: «Gli imprenditori del nord devono stare attenti a non fare la fine della nobiltà terriera siciliana, che pensava di usare la mafia e invece ne è stata inghiottita».

Ci sono state, fin dai tempi di Epaminonda piccole guerre di mafia anche al nord (anche in Lombardia, dove gli affiliati sarebbero ventimila), ma niente a che vedere con quel che succede in certe aree del centro sud. Il perché lo spiega il sostituto procuratore Francesco Di Maggio: «La mafia ha tutto l’interesse a tenere tranquilla la piazza. La mafia può tollerare singole manifestazioni di criminalità, ma non consente situazioni eclatanti, perché Milano è la piazza finanziaria maggiore d’Italia e in questa città non ci deve essere, assolutamente, uno scontro aperto».

Per questo Rossi, Portanova e Stefanoni seguono principalmente la scia dei soldi, che arriva dallo spaccio di cocaina ed eroina (ora, complice la crisi, tornata di moda), dalla prostituzione ma che poi confluisce nel movimento terra e nei grandi cantieri di una regione che ha più gru che campanili. Di qui l’interesse di certi politicanti che, pur di farsi eleggere, si fanno sponsorizzare (o proteggere come è successo ad alcuni imprenditori poi divenuti famosi che si servivano di stallieri pregiudicati) da amici degli amici. Un quadro che ben conosciamo ma che spesso non viene imposto, ma accolto – da alcuni, costruttori e amministratori in primis – a braccia aperte. L’altro lato della medaglia lo spiega in modo sagace Agostino Abate, sostituto procuratore a Varese: «Non si possono avere i soldi della mafia senza avere anche la mafia». E i suoi sistemi. Saverio Morabito, killer pentito, spiega ai giudici: «Anche a Buccinasco e Corsico l’omertà è alla base di tutto, è una nozione fondamentale, uno deve avere la perspicacia di capire, intuire, ma mai fare una domanda specifica, perché altrimenti potrebbe apparire troppo curioso e le persone troppo curiose non piacciono a nessuno».

«Milano – spiega il consigliere Vincenzo Macrì nella relazione della Procura antimafia del 2009 –  è diventata la “capitale della ‘ndrangheta, quanto meno sotto il profilo economico e finanziario». Qui donne coraggiose come Lea Garofalo vengono rapite e sciolte nell’acido.

Eppure questa è una città che è stata ed è capace di reagire. Dai tempi di Giorgio Ambrosoli («una persona che se l’andava cercando» come elegantemente ha detto un amico di Sindona) fino a quelli odierni che vedono Libera molto attiva a Milano e in Lombardia. Associazioni antimafia e cittadini (le cui attività sono raccontate nella parte finale del libro) che sono il vero vaccino per sconfiggere, anche tra le nebbie del nord, il cancro mafioso.

Ad maiora

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Mario Portanova, Giampiero Rossi e Franco Stefanoni

Mafia a Milano

Melampo

Milano, 2011

Pagg. 491

Euro 18,50

COMITATO ANTIMAFIA DI MILANO: UFFICIALIZZATI I NOMI DEI COMPONENTI

Ricevo e volentieri pubblico questo commento dell’amico Pippo Teri sull’ufficializzazione del Comitato Antimafia a Milano.

Ad maiora.

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Una bella notizia! Il 28 ottobre 2011, in Comune è stato firmato il contratto di consulenza per gli esperti nominati, dal sindaco Pisapia, a far parte del comitato di indagine antimafia di Milano. Sono chiamati a lavorare per la città il Presidente, prof. Dalla Chiesa, l’avv. Ambrosoli, l’imprenditore Beltrami Gadola, il giudice Colombo, il Giudice Grigo e il giudice Turone. E’ un incarico di indagine, di elaborazione di proposte e anche di promozione dell’antimafia culturale e sociale, è un incarico a tutto tondo, che investe e specifica i settori più delicati di infiltrazione territoriale e della pubblica amministrazione. Sono grato al Sindaco che, a nome della nuova amministrazione, ha affidato questo compito a personalità di alto livello, di grande esperienza e indipendenza… La felicità che provo è inversamente proporzionale alla preoccupazione per i segnali sempre più allarmanti della presenza e della minaccia che rappresentano le organizzazioni criminali nella città. Il rafforzamento di questa presenza è anche responsabilità delle precedenti amministrazioni che hanno creato una vera e propria “distrazione” dell’attenzione della popolazione, dell’uso delle risorse e della forza pubblica… Il recente incendio del centro sportivo Ripamonti di Affori dimostra l’arroganza raggiunta, l’alto livello di complicità, la totale assenza di controlli pubblici, la passività e la resa sostanziale alle forze criminali che hanno contraddistinto, in particolare, la giunta Moratti. Chiunque, come me, abbia conosciuto nel sud gli effetti della paura, della minaccia, della corruzione e del crollo etico che ne segue, sa che questa è una battaglia che investe le basi della stessa democrazia, della partecipazione politica libera e leale. E questo resistenza è tanto più pericolosa lì dove siano stati stipulati patti e promesse che qualcuno pretenda vengano rispettati ed “eseguiti”. Per questo è particolarmente gravoso il compito che spetta al Comitato antimafia e al suo Presidente Dalla Chiesa, a cui va un nostro sentito augurio e un grande riconoscimento di competenza e di coerenza. Ed è proprio per questo che invito tutti a rafforzare e proseguire il nostro lavoro di educazione, informazione, di denunzia, di attenzione e di prevenzione. Far vivere i valori della nostra Costituzione nella pratica e nella formazione diventa sempre più una condizione essenziale della battaglia antimafia. Ringrazio tutti coloro che hanno sostenuto l’appello del Coordinamento insegnanti e Presidi delle scuole milanesi e in particolare ringrazio l’ex Presidente del precedente Comitato antimafia e attuale Presidente dell’Anpi avv. Smuraglia, e invio un caloroso augurio ai componenti del nuovo comitato antimafia.

Giuseppe Teri

del Coordinamento insegnanti e Presidi delle scuole milanesi Responsabile di Libera formazione di Milano.

BUON LAVORO A NANDO DALLA CHIESA

Su questo blog ho più volte sottolineato la necessità che Milano si dotasse di una commissione o di un comitato antimafia. La precedente amministrazione era caduta nel ridicolo prima istituendola e poi facendola scomparire.

Ricordo, quando con Annaviva ospitammo Vera Politkovskaja al Circolo della stampa di Milano, il faccia a faccia tra Manfredi Palmeri (allora presidente del Consiglio comunale per il Pdl, ora passato a Fli: favorevole ora come allora a studiare le infiltrazioni della criminalità) e Nando dalla Chiesa, uno dei principali esperti di mafia a Milano.

Nando, professore universitario e per me maestro da quando ero uno studentello del Carducci (e provavo a fare il giornalista a Società civile) è finalmente diventato presidente del Comitato antimafia di Milano.

Sul suo blog ne parla – more solito – in tono semplice:

http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php

A lui vadano i miei migliori auguri di buon lavoro.

Sono certo, oggi come allora, che se – quattri lustri fa – fosse diventato sindaco al posto di Formentini, Milano sarebbe oggi una città migliore. Ma le cose, come abbiamo visto in questi mesi, possono sempre cambiare. Anche in meglio.

Ad maiora

METTI UNA SERA ALLA FESTA DEL PD DI MILANO

Serata interessante quella di ieri alla Festa milanese del Pd. Prima la presentazione del libro di Luigi Manconi e Valentina Calderone “Quando hanno aperto la cella” (Il Saggiatore) dove vengono raccontate le storie di cittadini morti mentre erano nelle mani delle forze dell’ordine. A leggere le pagine del volume (e soprattutto i verbali, ancora più agghiaccianti) Giuliano Turone. Manconi ha detto che chi è sotto il totale controllo dello Stato dovrebbe essere considerato sacro, anche se colpevole dei peggiori crimini.

L’associazione fondata da Manconi si chiama A buon diritto:

http://www.abuondiritto.it

Al dibattito anche il sindaco di Milano, l’avvocato Giuliano Pisapia. Il primo cittadino è andato poi al banchetto referendario, ieri presieduto dall’ex ministro della difesa, Arturo Parisi:

Al banchetto anche l’attore Moni Ovadia che dopo aver firmato contro il Porcellum ha detto la sua sull’opposizione:

A seguire un dibattito sulla mafia a Milano, con l’assessore Majorino (qui col sindaco):

All’incontro anche Nando dalla Chiesa che, a logica, dovrebbe guidare un comitato-commissione Antimafia del Comune. Sindaco e professore dovrebbero sentirsi al telefono oggi.

Ad maiora

STUDIARE (PER FERMARE) L’IMPRESA MAFIOSA

Ricevo e volentieri pubblicizzo la notizia di questa summer school, diretta dal professore (e amico) Nando dalla Chiesa (che spero presto presiederà anche la commissione-comitato antimafia del Comune di Milano) sull’impresa mafiosa.

Il fatto che si svolga al nord e a pochi giorni dall’uscita dell’importante (si può ancora dire, malgrado i divertenti strali di Gianni Mura?) libro di Gianni Barbacetto, mi sembra vieppiù significativa.

Ad maiora.

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Lunedì 12 settembre presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Milano si inaugura, con il saluto di apertura del sindaco di Milano Giuliano Pisapia, la prima Summer School sulla criminalità organizzata.

L’edizione di quest’anno, patrocinata dalla Commissione Parlamentare Antimafia, dal Comune di Milano e da Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie, è dedicata all’approfondimento e aggiornamento delle principali tematiche relative all’IMPRESA MAFIOSA.

Il rapporto tra mafia e impresa ha assunto sempre più centralità nel dibattito sulla criminalità organizzata e sulle misure operative e legislative volte a contrastarla. Dalle più recenti ricerche sociologiche ed economiche e dalle indagini giudiziarie emerge infatti un quadro segnato da preoccupanti novità. In particolare al modello dell’infiltrazione mafiosa nell’economia si sta sostituendo un modello di integrazione delle imprese mafiose nel tessuto socio-economico. Da qui l’importanza di munirsi, oggi, di nuovi e adeguati strumenti di analisi e di contrasto del fenomeno mafioso, in linea con le veloci trasformazioni delle sue manifestazioni nel contesto nazionale e internazionale.

La scuola, diretta dal Professore Nando dalla Chiesa con la collaborazione della dott.ssa Ombretta Ingrascì, si avvale di un corpo docente di altissimo livello, composto  da professori universitari e da esponenti di rilievo delle istituzioni, del mondo delle imprese e dell’associazionismo antimafia (Ivan Cicconi, Francesco D’Alessandro, Piercamillo Davigo, Gianluca Faraone, Francesco Greco, Lorenzo Frigerio, Mario Centorrino, David Lane, Ivan Lo Bello, Donato Masciandaro, Monica Massari, Loretta Napoleoni, Michele Polo, Michele Prestipino, Vincenzo Ruggiero, Rocco Sciarrone, Alberto Vannucci, Marco Vitale, James Walston).

I corsisti ammessi appartengono a diverse categorie professionali -giornalisti, insegnanti, studenti, esponenti delle forze dell’ordine, quadri di aziende private, di amministrazioni pubbliche e di organizzazioni del terzo settore.

Per maggiori informazioni:

summerschool.dssp@unimi.it

www.dssp.unimi.it/summerschool/organizedcrime

UNA COMMISSIONE ANTIMAFIA PER MILANO

Tra i motivi che hanno reso imbarazzante la precedente amministrazione di Milano c’è stata anche la marcia indietro sulla Commissione Antimafia. Un organismo davvero necessario considerati gli appetiti della criminalità organizzata, anche in vita dell’Expo.

Ora un appello (online, of course) chiede alla nuova maggioranza che governa Palazzo Marino l’istituzione di una commissione che sia “competente, indipendente, forte ed efficiente”. E che sia formata anche da esponenti esterni al Consiglio. Il primo dei nomi che viene indicato (anche per guidare l’organismo) è quello di Nando dalla Chiesa.

Conosco Nando da quando ero poco più che un bambino. Ha contribuito alla mia formazione (il che è indifferente per chi legge, ma non per chi qui scrive) ed ha rappresentato (e rappresenta) la coscienza anti-mafia di questa città.

Per questo ho firmato l’appello e invito a farlo:

http://www.firmiamo.it/una-commissione-antimafia-a-milano

Ad maiora