Mosca

Kiev, musica e trattative

Mentre Putin (insieme a Hollande e la Merkel) sembra appoggiare il cessate-il-fuoco unilaterale lanciato dal presidente ucraino Poroshenko, invitando a trattative di pace coi ribelli, a Kiev domina la musica.

Ieri sera 7000 ragazzi hanno affollato il concerto degli Okean Elzy, band che ha sostenuto Maidan, cantando in piazza. Tante le bandiere ucraine che sventolavano per lo storico gruppo ucraino, che festeggia i 20 anni di attività.

Questa mattina invece un centinaio di persone, alcune col volto coperto da passamontagna, sono andate a cantare l’inno nazionale ucraino davanti a una delle chiese ortodosse (da cui doveva partire una processione anti Ue). Quest clero dipende da Mosca. Protette dalle forze dell’ordine.

L’Ucraina ha una chiesa ortodossa autocefala.

Questo invece, il video di Russia Today, su come i nazionalisti sono arrivati davanti alla chiesa:

Ad maiora

Paolo Scaroni

L’Eni dopo Scaroni: che ne sarà della liaison con la Russia di Putin?

Finisce dopo 9 anni la gestione di Eni da parte di Paolo Scaroni. Messo lì da Berlusconi (i rapporti tra i due sono molto buoni: l’ex cavaliere anni fa gli ha regalato un piccolo pacchetto di azioni del Milan) non era mai stato sostituito nemmeno dai governi di centro-sinistra.

L’asse creata dall’Eni di Scaroni con la Russia di Putin ha infatti sempre trovato un appoggio bipartisan. Berlusconi è da immemore tempo uno dei migliori alleati dell’uomo forte del Cremlino. E il primo viaggio di Bersani da ministro per lo Sviluppo economico fu proprio a San Pietroburgo, con Eni ed Enel.

Le due società statali italiane hanno partecipato, proprio in quegli anni, all’asta seguita all’esproprio delle azioni della Yukos, la società di Khodorkovskij fatta fallire perché l’oligarca non aveva piegato la testa davanti a Putin. Comprando pacchetti azionari e poi rivendendoli a Gazprom, il potente braccio gassoso dell’armata putiniana.

Ora arriva alla guida di Eni  (alla presidenza) Emma Marceglia. Ricordo che quando, come presidente di Confindustria, organizzò un viaggio a Mosca, Annaviva scrisse a lei e a una serie di imprenditori (in partenza per fare affari nell’ex terra dei Soviet) una lettera aperta, ricordando loro quel che succedeva ad alcuni loro colleghi, come Khodorkovskij e Lebedev.

La lettera non ebbe risposta.

Ad maiora

5 anni fa l’assassinio di #Markelov e #Baburova

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L’avvocato di Anna Politkovskaja (e della famiglia di Elsa Kungaeva) e la stagista della Novaja Gazeta furono ammazzati in strada. Per l’omicidio è stata condannata una giovane coppia di neonazisti che a colpi di pistola ha spento le voci di due antifascisti (anche anti-putiniani, va ricordato).
I due stavano tornando da una conferenza stampa nella, quale il legale annunciava il ricorso contro la scarcerazione anticipata del colonnello Budanov, quello che aveva “arrestato” e strangolato (e forse violentato) una giovane cecena, fermata senza motivo e assassinata in una caserma russa, durante la seconda guerra cecena.
Ricordo quando ho scattato la foto che apre questo post. Con Annaviva, dopo le ultime elezioni politiche, stavamo tornando dal Centro della stampa indipendente. Lo stesso da cui erano usciti Stanislav e Anastasia, per la loro ultima passeggiata.
Noi stavamo andando verso la metropolitana, verso la Cattedrale del Cristo Salvatore, quella dove qualche settimana prima si era svolto il concerto anti-putiniano delle Pussy Riot.
Scoprimmo le foto per caso. Nascoste in un portone. Con qualche fiore di amici e parenti. Ci fermammo a lungo.
Il giorno dopo andammo nel luogo dove era stato a sua volta ucciso il colonnello Budanov, l’assassino scarcerato in anticipo. Per commemorarlo in quel luogo, a Mosca c’è una lapide. Quella che invece manca per Markelov e la Baburova.
Ora dopo un tira e molla durato un lustro, hanno autorizzato una lapide per Anna Politkovskaja.
Oggi a Mosca qualche centinaio di persone ha ricordato Markelov e Baburova.
L’associazione Annaviva ha invece lanciato una mobilitazione on line, utilizzando l’hashtag #Markelov e #Baburova .
Non li abbiamo dimenticati, non li dimenticheremo.
Ad maiora.