Moratti

MENTRE LA GDF INDAGA SULLA BATCASA, IL POLICLINICO SPIEGA LA SUA GESTIONE IMMOBILIARE

Mentre la Guardia di Finanza si recava allo sportello unico per l’edilizia del Comune di Milano per chiedere le carte relative alla villa in stile Batman del figlio del sindaco (“è indipendente” ha detto di lui la Moratti ieri; “lo seguivo quando era più piccolo”, ha aggiunto il primo cittadino, senza precisare che ormai è – o dovrebbe essere – adulto) la commissione casa di Palazzo Marino ha ascoltato i vertici del Policlinico, uno degli storici ospedali di Milano. Qui i lasciti risalgono anche a 500 anni fa.

Ma la fondazione, guidata da un ciellino doc come Giancarlo Cesana ha immediatamente fornito ai consiglieri l’elenco degli affittuari. Ai consiglieri che prendevano l’elenco dei nomi veniva solo fatta firmare una sorta di liberatoria per la privacy. Ma alcuni consiglieri se ne sono fatti un baffo e hanno diffuso l’elenco ai giornalisti. Che l’hanno pubblicato su quotidiani e sui siti on line.

La seduta odierna quindi era meno vivace di altre (qualche consigliere si riposava mentre i più scrivevano compulsivamente messaggi sui loro smart phone: le elezioni si avvicinano). Nella saletta commissioni erano comunque presenti consiglieri tra i più noti come Manfredi Palmeri (presidente del consiglio e ora candidato sindaco per il terzo polo), Basilio Rizzo (capolista della sinistra che appoggia Pisapia – è il consigliere che ha scoperto la Bat-casa), l’ex ministro Giancarlo Pagliarini (candidato sindaco per la Lega Padania Lombardia) o Giulio Gallera (capogruppo Pdl a Palazzo Marino).

Cesana ha smentito la volontà dell’ente che presiede di cedere all’esterno la gestione dell’enorme patrimonio immobiliare ma ha precisato che va trovato il modo di farlo fruttare di più (ora meno dell’1% di redditività). Nel cda del Policlinico (Fondazione IRCSS – Cà Granda Ospedale Maggiore Policlinico) siedono il Comune di Milano, la Regione Lombardia, il Ministero della Salute, la Fondazione Fiera di Milano e l’Arcidiocesi di Milano.

Ad maiora.

C’E’ TRAFFICO? A CASA CI VADO IN BATMOBILE!

«Una famiglia deve avere una casa dove abitare, una fabbrica dove lavorare, una scuola dove crescere i figli, un ospedale dove curarsi e una chiesa dove pregare il proprio Dio».

Quando Giorgio La Pira scriveva queste cose, una cinquantina di anni fa, non pensava certo che la fabbrica sarebbe stata messa in difficoltà, come la scuola e che la chiesa avrebbe avuto un crisi di vocazioni. Ma soprattutto che la casa sarebbe diventato il punto debole dei politici italiani.

In un Italia che celebra a fatica i 150 anni di unità, la casa mantiene infatti un suo valore totemico, quasi tribale, nel quale si dà muratura a quelle fondamenta familiari sul quale si regge il Paese.

Non è un caso che negli ultimi anni i politici hanno avuto più di un grattacapo per vicende legate alla casa. La villa di Arcore (ben prima che salisse alle cronache per le arcorine) comprata a una minorenne da poco orfana, quella con vista sul Colosseo di Scajola, quella di Montecarlo di Fini, quella della compagna del candidato sindaco di Milano Pisapia e ora come contraltare quella del figlio del sindaco Moratti, ricandidata alla stessa carica.

Il capannone trasformato in grotta di Batman per la sua forza evocativa, riesce peraltro a rendere la vicenda ancor più surreale.

L’Italia è uno dei Paesi con la più alta percentuale di case di proprietà: 8 su 10. Proprietà che sempre più spesso vengono acquistate in periferia, in mezzo al verde, salvo poi passare ore in macchina (inquinando, intasando e inducendo altri ad andarsene provocando sempre più caos) per raggiungere quei centri storici dove si lavora. Così nello Stivale. Ma che succede in Russia? Così ne parla il nazional-bolscevico Eduard Limonov: «La Russia è il paese degli appartamenti. Per un appartamento qui si arriva a uccidere. L’appartamento è il luogo in cui il cittadino russo feconda le uova della sua femmina, nutre i suoi figli, il luogo in cui si svolge l’intera vita. Sotto il regime sovietico gli appartamenti venivano ‘dati’. In Russia una persona senza appartamento è condannata a una morte per assideramento. Lo Stato dava un appartamento soltanto ai bravi cittadini. Ai cittadini laboriosi, remissivi. A chi teneva a freno la lingua. Sembrerebbe che ora il regime sia cambiato, e infatti oggi un appartamento lo si può comprare. Ma pare che lo Stato sia intenzionato a porre la questione in questi termini: i soldi li possono guadagnare solo i cittadini ubbidienti, remissivi, che si comportano bene. I bravi cittadini».

L’alternativa rimane la batmobile. In fondo, tra qualche giorno, persino a Milano, è carnevale.

Ad maiora.

MAI PIU’ SENZA: SE RITORNA ANCHE ALBERTINI

Alla conferenza stampa milanese dei finiani, l’unico momento di imbarazzo e’ stato in occasione di una domanda sui rapporti con Gabriele Albertini: ottimi, hanno detto, spiegando che, finche’ non tornerà in campo a Milano, e’ inutile affrontare il problema.
Per prepararsi a tale eventualità, consiglio la lettura di un libro del 2007 di Luigi Offeddu e Ferruccio Sansa: Milano da morire (Bur, RCS). Il volume e’ istruttivo. Rivela scandali etici, anche se spesso senza conseguenze penali (la magistratura sembra infatti giudicare normali cose, che a me tali non paiono). Il capitolo più interessante e’ quello che racconta il più recente “sacco di Milano”: quello dei parcheggi. Albertini – che nel primo mandato a mio giudizio non governo’ male – nella sua seconda consigliatura pretese ed ottenne (tra il 2002 e il 2006) i poteri di Commissario straordinario per l’emergenza traffico. Chiunque passeggi per la citta’ si renderà facilmente conto del successo di quella operazione (costosa, peraltro).
La principale attività del Commissario fu soprattutto quella di autorizzare parcheggi a tutto spiano (e a multi-piano) che sono andati a turbare la vita di molti quartieri (i più – va ricordato -costruiti da coop rosse).
Tra i tanti parcheggi che hanno suscitato polemiche, due in particolare gridano vendetta: uno alla Darsena e l’altro sotto la Basilica di Sant’Ambrogio. Il primo e’ stato stoppato dal sindaco Moratti (cui va dato il merito, nel breve periodo in cui e’ stata Commissario, di aver tentato di bloccare il bloccabile). Il tira e molla ha trasformato, per mesi, l’area in una discarica, invasa da sterpaglie.
Il secondo progetto – dopo molte, inutili, frenate – procede in una delle aree più delicate della citta’: i lavori sono iniziati a giugno.
Cinque piani di parcheggio, sotto la bimillenaria Basilica, che fu fatta costruire dal Vescovo Ambrogio, sul cimitero dove sono seppelliti i martiri cristiani di Milano. Scrivono i due colleghi: “Per oltre 1600 anni, nonostante guerre, bombardamenti e rivoluzioni, la Basilica di Sant’Ambrogio e’ rimasta quasi intatta. Nessun padrone della citta’ – neppure gli invasori come Napoleone (che trasformo’ in un allevamento di bachi da seta l’Abbazia di Pontida, Ndr) – ha voluto o potuto intaccare qualcosa: dentro, intorno, o sotto i suoi tesori. Fino ai nostri tempi”.
Il sovrintende che ha cercato di bloccare l’opera e’ stato trasferito a Potenza (ora e’ a Salerno).
Alla commemorazione di Riccardo Sarfatti, organizzata alla festa democratica, Carlo Monguzzi ha voluto leggere una delle ultime interrogazioni dell’ex sfidante di Formigoni: contro lo scempio di quel parcheggio e a difesa di quella Basilica, dove peraltro sono state celebrate le esequie di Riccardo.
Se davvero l’europarlamentare Albertini si ricandidera’ a sindaco, spero vorrà spiegare perché si e’ deciso di turbare la quiete di quanti sacrificarono la vita per diffondere il cristianesimo, per impiantare quelle “radici cristiane” di cui molti oggi si riempiono la bocca.
Ad maiora.

PILLOLE MONDIALI. 20

Muntari è il secondo interista in gol oggi ai Mondiali a dimostrazione che in questi ultimi anni i tanti soldi spesi da Moratti non sono stati (a differenza che nel passato) buttati al vento. Di Weslej Sneijder e della sua splendida fidanzata (Yolanthe) abbiamo già parlato in vari post precedenti. Qui qualche riga sul centrocampista del Ghana e dell’Inter.

Ali Sulley Muntari, classe 1984, è nato a Konongo, piccola cittadina di cui era originario anche Anthony “Reebop” Kwaku Baah, che fu percussionista dei Traffic.

Portato in Italia dall’Udinese, è andato poi al Portsmouth (dove ha vinto una FA Cup) per poi tornare – 2008 – nel Bel Paese per i nerazzurri di Milano. Giocatore di carattere è passato alle cronache quest’anno, durante Catania-Inter per essere riuscito a beccarsi due ammonizioni in pochi minuti di gioco, provocando per tocco con la mano, un rigore e con esso la sconfitta della sua squadra (3-1).

Era stato escluso dalla nazionale ghanese (per la Coppa d’Africa di quest’anno) per non aver partecipato a un’amichevole. Ha rischiato anche di essere rimpatriato anzitempo per aver coperto di insulti il coach Milovan Rajevac (serbo, ex calciatore ed allenatore della Stella Rossa di Belgrado). Perdonato forse anche per i 15 gol realizzati in 52 incontri (oggi il sedicesimo non ha salvato la sua squadra dall’essere eliminata dall’Urugay, dopo i calci di rigore)

Muntari ha rischiato anche di farsi escludere per qualche giornata dalla formazione interista – lo scorso anno – dall’allenatore Mourinho per aver aderito al Ramadan. È l’unico musulmano dei nerazzurri. E la sua scelta di rispettare uno dei pilastri dell’Islam fu criticata dall’allenatore che – sostituendolo dopo mezz’ora – disse che il digiuno debilitava troppo il giocatore. Per queste dichiarazioni il portoghese avrebbe ricevuto anche delle minacce da islamici integralisti (per le quali il coach diede ovviamente la colpa ai giornalisti).

Il Ramadan di quest’anno dovrebbe iniziare l’11 agosto (la data varia a seconda del calendario lunare). Poco dopo l’Inter sarà impegnata in Supercoppa italiana (contro la Roma il 21 agosto, a San Siro) e quella europea (contro l’Atletico Madrid, il 27 agosto, a Montecarlo). Ci sono società come il Real Madrid che organizzano preparazioni specifiche per i calciatori islamici che aderiscono al digiuno. Non si sa come si comporterà Rafa Benitez e come deciderà di impiegare il suo giocatore islamico.