Mirabello

FINI: A QUANDO IL NUOVO PARTITO?

Premessa a. Da piccolo ho ascoltato decine di comizi liberali (così si chiamava il partito). Quello odierno di Fini avrebbe strappato applausi anche a un’assise del PLI. Un discorso politico che ha finito per trattare tutti i temi in campo e che di fatto rappresenta la piattaforma di una nuova forza politica.
Premessa b. L’altro giorno scrivevo dell’attesa delle parole di Fini come quelle della Sibilla Cumana. Oggi il Presidente della Camera irride il Presidente del Consiglio chiamandolo Oracolo di Delfi, dal quale si attende la nomina di un ministro (“ghe pensi mi”).

Da Mirabello esce comunque un Fini rinforzato. Perché liberatosi delle catene berlusconiane non ha più nulla da perdere.
Qualche amico ha sottolineato la citazione finale di Ezra Pound (edulcorata, peraltro) che contrasta con quanti lo vorrebbero stampella della sinistra.
Ma Fini durante tutto il comizio non ha mai fatto l’occhiolino a sinistra. Attacca Silvio da destra. Sulla legalità, sull’etica del dovere, sui tagli alle forze dell’ordine (i servitori dello Stato, cui fa più volte appello), sulla giustizia che deve tutelare i più deboli e non i più forti, sulla meritocrazia, sull’Italia onesta, sul senso civico, contro la corruzione, sui giovani cui investire (non dimenticando i precari della scuola in coda)
Non risparmia attacchi al Capo su Gheddafi (“indecorosa genuflessione”), su Ghedini (“dottor Stranamore”), sul suo alleato Bossi (“solo chi non conosce la storia e la geografia crede alla Padania”), sul partito dell’amore (“se i quotidiani che mi attaccano sono il suo biglietto da visita, immaginiamo cosa accadrebbe se fosse il partito dell’odio”), sulla difesa della magistratura (“sacro rispetto”) e citando la Costituzione ogni due per tre.
Liquida i colonnelli che gli hanno voltato le spalle con una battuta che avra’ mandato la cena di traverso a più di un suo ex amico. E definisce “infami” quelli che per attaccarlo se la prendono con la sua famiglia.
Spiega a più riprese che la democrazia liberale prevede il dibattito e il dissenso e che governare non significa comandare; che una maggioranza in parlamento non va confusa con la maggioranza nel cda.
L’ultima parte, che verra’ inevitabilmente coperta dall’attacco al pdl (partito morto, e’ rimasto solo il predellino, Forza Italia allargata ai colonnelli), e’ quella in cui Fini invita ad occuparsi di rilancio dell’economia prima che di altre cose. Il presidente della Camera concorda con la protezione giudiziaria di Berlusconi ma chiede che questa non finisca per danneggiare il resto del Paese.
Vuole un patto di legislatura a tre con Silvio e Umberto. Si metteranno intorno a un tavolo?
E tra quanto nascerà il nuovo partito di Futuro e libertà?

LA BINDI APRE LA CAMPAGNA ELETTORALE

La campagna acquisti rossenera (Ibra e Robinho, roba che gli ultrà che hanno messo lo striscione a fine campionato lo stanno mangiando pezzo a pezzo) e gli insulti di Bersani di ieri (“Il berlusconismo fa regredire la politica alla fogna”) danno il definitivo la alla campagna elettorale.

Resta solo da vedere cosa dirà domenica Fini a Mirabello. Il presidente della Camera sembra un po’ la Sibilla cumana della politica italiana. Dopo due mesi di silenzio, si attende una parola che possa definire quel che farà. Spero rispetterà la Bibbia: “Sia invece il vostro parlare sì, sì; no, no. Il di più viene dal maligno”. In alternativa, dovrà essere interpretato. E stiamo freschi.

Ieri però ho avuto l’occasione di sentire (in quel di Osnago nella tradizionalmente laboriosa Brianza) Rosi Bindi e ne ho tratto l’impressione che il count down del voto sia ormai partito.

La presidente del Pd (in una sala supergremita) ha detto che l’era Berlusconi è ormai giunta al capolinea. La frase su cui è probabile si incentri la campagna per conquistare la maggioranza l’ha detta quasi alla fine del suo intervento: “In questi due anni di governo la vostra vita è migliorata o peggiorata grazie al governo Berlusconi?”.

La Bindi sostiene di non voler lasciare a Di Pietro l’antiberlusconismo (“Io sono più antiberlusconiana di lui”) e dice che il partito è pronto ad affrontare il voto anche se spera di cambiare la legge elettorale (con quale, però?).

Annuncia infine che, anche se non ha votato la norma statutaria, questa prevede che il segretario del Pd sia anche il candidato premier.

Avremo primarie con Bersani contro Vendola?

Chiediamolo alla Sibilla.

Ad maiora.