Micromega

FENOMENOLOGIA DI ANTONIO DI PIETRO

Un libro contro Di Pietro. A scriverlo un vecchio liberale come Pierfranco Pellizzetti che nella sua fenomenologia se la prende con quello che ritiene un «sottoprodotto del berlusconismo: il dipietrismo».

Nel volume (edito da manifestolibri), Pellizzetti paragona più volte Silvio e Tonino, che definisce «due egotisti a livello ultra patologico», «miracolati della Seconda Repubblica» che sono «espressione della stessa mentalità di destra». E critica allo stesso modo le formazioni della liste elettorali del Pdl e dell’Idv, dalla Minetti a Scilipoti, coniugandolo a un oggi che un libro a differenza di un blog non può permettersi di avere.

Pellizzetti non risparmia nessuno del partito di Di Pietro, nemmeno De Magistris, che «ha dilapidato il proprio tesoretto di credibilità, quasi un Mariotto Segni in sedicesimi».

L’analisi è a tratti più sociologica che politica (e nella parte politica centrale risulta un po’ noiosa e ridondante): «Pasquale Villari scriveva nel 1983 che nel nucleo profondo della cultura contadina “si sente troppo lo Io e troppo poco il Noi”. Lo ribadiva ancora qualche anno fa il sociologo urbano Robert D. Putnam, riportando a nuovo l’antica profezia di Villari: “Non avete più scampo: o voi riuscite a rendere noi civili, o noi riusciremo a rendere barbari voi”. Analisi antiche e recenti sui retaggi del passato che descrivono perfettamente il mood del nostro Paese quale appare oggi, berlusconiano e leghista. In qualche misura dipietrista».

Il fenomeno Di Pietro – conclude Pellizzetti che collabora col Fatto e con Micromega e che nel volume esprime simpatia col popolo viola – «suona a conferma dell’incapacità del nostro sistema democratico, della società italiana, di produrre autonomamente anticorpi civili: la democrazia come discorso pubblico, come progetto inclusivo per la liberazione dai rapporti di dominio».

Anche io penso (e lo dissi a un amico che si candidò, sfiorando l’elezione, alle Europee per l’Idv) sia più il termometro della crisi repubblicana che la risoluzione. Dal mio piccolo osservatorio di dipendente della televisione del servizio pubblico, mi limito a osservare che dalle mie parti non ho mai sentito dire “quello l’ha raccomandato Di Pietro”. Né, quando ho realizzato servizi su di loro, ho avuto la canea di telefonate di sollecitazione e precisazione che accompagnano invece l’attività politica delle schiere che hanno conquistato maggioranza e opposizione negli ultimi 16 anni di berlusconismo e antiberlusconismo. Per quanto mi riguarda, non è poco.

Ad maiora.

Fenomenologia di Antonio di Pietro

Pierfranco Pellizzetti

Manifestolibri

Roma, 2010

Pagg. 159

Euro: 18

LIBERISTA SARA’ LEI!

Un libro contro il liberismo o meglio contro come è stato coniugato in questi anni visto che l’autore Pierfranco Pellizzetti, nella prima parte del volume rimpiange lo spirito di Ernesto Rossi. Ma in Liberista sarà lei (edizioni Codice) scritto a quattro mani con Emilio Carnevali, Pellizzetti parte da un considerazione fatta da Robert Kennedy nel lontano 1968: «Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell’indice Dow Jones, né i successi del paese sulla base del Prodotto Interno Lordo. Il Pil comprende anche l’inquinamento dell’aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficina dei fine-settimana. Il Pil mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle. comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini. Cresce con la produzione del napalm, missili e testate nucleari, comprende anche la ricerca per migliorare la disseminazione della peste bubbonica, si accresce con gli equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte, e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari».

Da queste premesse, Carnevali e Pellizzetti criticano quanti «sono sempre pronti a ribadirci, come fossero un disco rotto, il punto decisivo, a loro giudizio: l’economia dell’America liberista crescerebbe annualmente di un punto percentuale in più dell’Europa statalista. Si sono sempre dimenticati di aggiungere che quel punto percentuale differenziale dipende direttamente dalla spesa in committenza del governo degli Stati Uniti. E che quelle committenze sono soprattutto militari».

Gli autori passano poi ad analizzare quelli che sono state le “coglionerie” del capitalismo italiano nel dopo guerra. Tra gli esempi più divertente c’è quello della Perottina (dal nome del suo inventore Pier Giorgio Perotto), il prootipo del pc inventato a Ivrea. Ricordano gli autori: «La famiglia Olivetti, rendendosi conto di avere per le mani un gioiello il cui lancio richiedeva capitali ben superiori a quelli di cui disponeva, convocò il “fantomatico” gotha dei padroni del vapore: Vittorio Valetta, accompagnato da Enrico Cuccia di Mediobanca e Bruno Visentini, grande maitre à penser della cosiddetta “finanza laica” di quegli anni. I soloni esaminarono il prodotto, confabularono tra loro e, infine, emisero la sentenza: un computer da tavolo non aveva mercato, né l’avrebbe mai avuto. La fabbrica di Ivrea si concentrasse sulle cose che sapeva fare (i tavoli da ufficio) e la smettesse di perdere tempo con le stranezze».

Scrivo dal mio pc americano sorridendo sotto i baffi.

Pellizzetti e Carnevali (che potete leggere su Micromega) criticano la «battaglia antitasse (che verrà rapidamente travasata nella trattatistica filosofico-politica nelle martellanti campagne elettorali dei candidati alla presidenza americana, per giungere fino al celebre “meno tasse per tutti” di berlusconiana memoria) è un punto fondamentale della (contro)rivoluzione liberista, avviatasi all’inizio degli anni Settanta del secolo scorso. A tal proposito non va dimenticata la sfacciataggine di Nozick, giunto ad affermare addirittura che “la tassazione dei guadagni da lavoro sta sullo stesso piano del lavoro forzato”: qualcuno ne ha tratto ispirazione pure dalle nostre parti, inventando lo slogan sciagurato “mettere le mani nelle tasche dei cittadini”».

Ma gli strali degli autori si concentrano soprattutto sui liberisti di sinistra. Quelli che hanno portato alla candidatura come capolista del Pd in Veneto il super-falco Calearo (ora stranamente tornato verso i lidi berlusconiani), quelli della “scuola milanese” fatta da professionisti, per lo più architetti e radical chic. E se la prendono con il saggio scritto da Alesina e Giavazzi Il liberismo è di sinistra. Nel volume, scrivono i due polemisti, «non è riscontrabile neppure il benché minimo sentore della spaventosa crisi che si sarebbe scatenata da lì a poco; e della quale già cominciavano a manifestarsi i primi sintomi. Al contrario, sempre secondo i due economisti ambrosiani, eravamo all’alba di una possibile nuova era di prosperità e sviluppo nel segno del liberismo, “dopo un inizio di secolo con tassi di crescita molto bassi e un clima cupo”». Insomma, materiale sul quale sarebbe interessante confrontarsi e discutere.

Ad maiora.

Carnevali- Pellizzetti

Liberista sarà lei

Codice edizioni

Torino 2010

Pagg.131

Euro 14