Michela Biancofiore

IN MEDIO STAT VIRTUS?

Un tempo facevano scandalo le corna del presidente Leone mentre andava a trovare gli ammalati di colera (in alcune regioni italiane è endemico, a differenza di Haiti).

Ora invece il dito medio sembra scandalizzare sempre meno. Anzi è una sana provocazione, come quella del grande Cattelan rivolta alla Borsa di Milano, gioia e dolore del nostro incerto paese.

Tempo fa era stato Berlusconi (in piena forma, non melanconico e musone come in questi giorni) a mostrare il terzo dito a dei manifestanti che osavano non amarlo mentre teneva un comizio con una delle sue parlamentari (Michela Biancofiore, che nonno Biagi chiamò “biondona” e che alla sua festa di compleanno, a gennaio, organizzata ad Arcore, con Silvio malconcio per la statuetta, ha tagliato una torta nella quale veniva proprio raffigurata la scena).

Poi ci aveva pensato il ministro Bossi a spiegare, in quel modo un po’ spiccio, che non avrebbe parlato ai giornalisti. È un linguaggio semplice, che non richiede neanche di abbassare il finestrino per farsi capire.

Ieri, di fronte alla goleada che ha seppellito il Panathinaikos, un esaltato tifoso ateniese ha invaso il campo  ha mostrato il dito medio a Leo Messi, autore dell’ennesima partita da scarpa d’oro (le indossa per davvero, come potete notare…).

Il volto di rassegnata indifferenza con cui il campioncino argentino guarda il soggetto che lo insulta è la miglior risposta che si possa dare a chi usa così l’indice (che una volta, durante la Guerra dei cento anni, si dice i francesi tagliassero agli inglesi, ottimi arcieri, per impedire di scoccare la freccia – veniva mostrato dai nemici come insulto e come dimostrazione di avere tutte le dita, per quello laggiù ne usano anche due per mandarti a quel paese).

Ad maiora.

METTI UNA SERA A CENA CON CHI SPARA AI PESCHERECCI

Festa sulla Nomentana, all’ambasciata di Tripoli, per il 41° anniversario della Grande Rivoluzione del 1° settembre, ossia la nascita della Grande Repubblica Araba di Libia, Popolare e Socialista.

In ordine sparso gli italiani presenti: Roberto Maroni, Ministro leghista dell’Interno, Beppe Pisanu ex Ministro Pdl dell’Interno ora presidente della Commissione Antimafia, Gianni De Gennaro, direttore del Dipartimento informazioni per la sicurezza, Antonio Manganelli, capo della Polizia di Stato, Enzo Carra deputato Udc, Massimo Pini ex socialista ora collaboratore di Ligresti, Michela Biancofiore segretaria Pdl della Commissione esteri della Camera dei Deputati, Enrico Pianetta deputato Pdl, Massimo D’Alema ex Presidente del Consiglio dei Ministri ora alla guida della Commissione sui Servizi segreti, Nicola La Torre senatore Pd, Lamberto Dini, ex Presidente del Consiglio dei Ministri, Valentino Parlato ex direttore de Il Manifesto, Marta Marzotto stilista, Alba Parietti opinionista, Roberto Colaninno imprenditore, Luisa Todini impreditrice, Salvatore Ligresti imprenditori, Pierfrancesco Guargaglini ad di Finmeccanica e Vittorio Sgarbi critico d’arte.

Questi almeno quelli che compaiono oggi sulle cronache italiane del Corriere e de La Stampa.

Il tutto dopo che un nave, donata dall’Italia alla Libia, ha sparato (100 colpi, non uno) a un peschereccio italiano che (non) stava pescando in acque internazionali.

Ad maiora.