Londra

Addio Silvio, per l’Economist. Ma l’attenzione è sul Dna della Gioconda

20130803-221644.jpg
Sui siti stranieri non si parla dell’Imu che dilania la maggioranza che sostiene il governo Letta.
Ma il futuro politico di Berlusconi campeggia sulla homepage dell’Economist che dice che l’ex premier deve lasciare la politica. “Addio, Silvio” il titolo, con tanto di virgola.
La curiosità mondiale è invece concentrata sulla storia di Monna Lisa e sulle analisi del Dna di presunti figli. Al Jazeera manda un inviato a Firenze mentre El Mundo si affida al corrispondente da Roma.
I siti inglesi sono invece invasi dalla notizia di un latitante mafioso arrestato a Londra. Il Guardian ne pubblica un ritratto, L’Indipendent invece se la cava con una foto di vent’anni fa.
La Taz invita invece i propri lettori ad andare in vacanza sul Carso, tra Slovenia e Italia.
Il gol di Higuain con la “camiseta de Napoli” campeggia infine sulle pagine sportive dell’argentina Nacion.
Ad maiora

Trovato morto a Londra uno dei principali oppositori a Putin

Era stato uno dei principali sponsor della salita al potere di Vladimir Putin. Poi, quando aveva capito che l’ex spia del KGB non sarebbe stata manovrabile dagli oligarchi, era fuggito all’estero per evitare di essere arrestato (come Khodorkovskij) o ucciso (la lista è troppo lunga per stare in una parentesi).
A Londra dove è stato trovato morto ieri, Boris Berezovskij viveva circondato da decine di guardie del corpo. Temeva infatti di essere ucciso da sgherri del regime. Come avvenuto con uno dei suoi protetti l’ex agente del KGB Litvinenko, liquidato col Polonio.
Berezovskij voleva a tutti i costi far cadere Putin. Anche per questo c’è più di un dubbio sul suo suicidio
Putin sarà in ogni caso contento,
I suoi sottoposti avevano accusato Berezovskij di essere il mandante degli omicidi della Politkovskaja e dello stesso Litvinenko.
Senza ovviamente produrre una prova. E senza spaventarlo.
Era diventato il classico capro espiatorio.
Putin ne dovrà trovare un altro.
Ad maiora.

20130324-081355.jpg

Come la tv ha trasformato gli sportivi in icone mediatiche (tesi)

Vedere Balotelli segnare due gol in campionato e qualche ora dopo osservarlo in un faccia a faccia a Le Iene (su Italia 1) non stupisce più. Come non stupisce che molte delle domande (alcune censurate dai suoi legali, come segnalato dalla trasmissione) vertano su aspetti assolutamente non calcistici.
Si tratta del cosiddetto sportainment, ossia il mix di informazione sportiva e intrattenimento. Proprio questo è il tema che sta alla base della tesi di Arianna Angelico (Università degli Studi di Milano, Facoltà di Lettere e filosofia, Corso di Laurea in Cultura e storia del sistema editoriale, correlatrice Emanuela Scarpellini) che viene discussa oggi. “La nascita dell’homo sportivus. Come i mass media hanno trasformato i campioni in icone”, il titolo dell’imponente lavoro.
Icone che come racconta la tesi devono essere in grado di tenere assieme tutto: ottime prestazioni sportive e anche una grande abilità nella comunicazione.
Oggigiorno infatti, nell’era della Videocrazia, pensare di imporsi solo sul terreno di gioco, ignorando il sistema mediatico, è praticamente impossibile.
Lo sport attira pubblico. Il pubblico attira pubblicità. E il sistema marcia compatto.
Qualcuno a volte non regge il peso di questo enorme meccanismo: come Schwazer o Pistorius. Ma tra gli sportivi presi in esame dalla Angelico ci sono invece personaggi che riescono a cavalcare l’onda, come Federica Pellegrini che riesce a far parlare di sé dentro e fuori la piscina.
La tesi si concentra e mette a confronto le Olimpiadi di Pechino 2008 e Londra 2012 raccontando le gesta mediatiche di meteore sportive e di eroi sportivi che resistono nel tempo come Usain Bolt.
Per restare in auge, per mantenere i riflettori accesi, per tacitare le polemiche, c’è una sola regola, spiega la tesi: vincere, vincere, vincere.
Ad maiora

#FreePussyRiot. Non chiederanno la grazia. Ma rischiano di perdere la custodia dei figli.

Le Pussy Riot hanno scatenato una mobilitazione internazionale, mentre non hanno rianimato l’opposizione anti-putiniana. Solo in cinquecento hanno partecipato alla commemorazione del golpe del 1991:

http://www.agi.it/in-primo-piano/notizie/201208201007-ipp-rt10021-russia_condanna_pussy_riot_non_aiuta_proteste_anti_putin

Due delle tre ragazze condannate a due anni di carcere rischiano intanto di vedersi togliere i figli. Era già successo anche contro gli oppositori al regime bielorusso: http://www.ilmessaggero.it/primopiano/esteri/pussy_riot_a_rischio_la_custodia_dei_figli_mosca_replica_stesse_leggi_in_germania_gli_interventi_di_madonna_e_assange/notizie/214830.shtml

Non solo Pussy Riot comunque. In Russia nasce una commissione che deciderà quali notizie rilasciare ai media sulle tematiche ambientali:

http://www.greenreport.it/_new/index.php?page=default&id=17406

Nel blog di Daniele Sensi sull’Espresso un po’ di reazioni di ascoltatori di Radio Padania Libera, per lo più filo-putiniane:

http://sensi.blogautore.espresso.repubblica.it/2012/08/19/%c2%abquelle-scostumate-delle-pussy-riot-difese-dalla-madonna-che-si-sa-che-e-di-sinistra%c2%bb/

Le Pussy Riot comunque non chiederanno la grazia:

http://www.ilpost.it/2012/08/20/le-pussy-riot-non-chiederanno-la-grazia/

Ieri, al temine del suo intervento dal balcone dell’ambasciata dell’Ecuador a Londra, anche Assange si è schierato al loro fianco:

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/topnews/2012/08/19/Assange-Pussy-Riot-unita-oppressione_7356893.html

Ad maiora

Arafat come Litvinenko? Ma chi uccise l’ex spia russa?

La notizia del presunto avvelenamento del leader palestinese Arafat col Polonio 210, ha spinto molti giornali e siti internet a ricordare la vicenda di Aleksandr Litvinenko:

http://www.agi.it/iphone/notizie/201207031853-est-rom0099-giallo_su_morte_arafat_ucciso_con_polonio_come_litvinenko

L’ex spia del KGB, divenne esule nel Regno Unito (che gli concesse la cittadinanza) e uno dei più duri accusatori di un’altra spia del KGB che invece ha avuto successo. Dopo l’omicidio di Anna Politkovskaja, fu Litvinenko ad accusare proprio Putin di esserne il mandante:

Le indagini inglesi sull’omicidio di un loro cittadino a Londra sono state in tutti i modi ostacolati dal regime russo.
Il principale sospettato, Lugovoi, non solo non è mai stato estradato, ma è addirittura stato eletto alla Duma russa.
La natura degli omicidi politici in Russia la si intuisce anche a distanza di tempo.
Se nessuno finisce in carcere, significa indubitabilmente che sono orchestrati dall’alto e che la magistratura (assolutamente non indipendente dal potere politico) non può indagare.
Ad maiora

20120704-080727.jpg