Leo Messi

PER SEMPRE UN DITO MEDIO A PIAZZA AFFARI?

L’assessore milanese Stefano Boeri ha lanciato, via Facebook, una sorta di sondaggio per capire se sia il caso di lasciare il dito di Cattelan (si chiama LOVE, acronimo di Libertà Odio Vendetta Eternità) in piazza Affari:

http://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=114721901965540&id=699127703

L’opera d’arte fu scoperta un anno fa, in una giornata autunnale (qui, almeno fino ad oggi, a Milano è ancora, invece, incredibilmente estate):

http://www.vogue.it/people-are-talking-about/l-ossessione-del-giorno/2010/09/maurizio-cattelan

Personalmente ritengo la collocazione di fronte alla Borsa la sua quella ideale. Anche se ovviamente quanti vivono e lavorano dentro quel palazzo non hanno mai apprezzato quel dito:

http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2010-09-25/imbarazzi-borsa-dito-cattelan-093530.shtml

Sul dito medio, diventato ormai simbolo del paese, avevo scritto qualche mese fa un post che partiva da Bossi per arrivare e Messi:

http://andreariscassi.wordpress.com/2010/11/25/in-medio-stat-virtus/

Sul tema, ben più ascoltati del sottoscritto, erano intervenuti anche gli Articolo 31:

Ribadisco. Lasciate Love dov’è.

Ad maiora

IN MEDIO STAT VIRTUS?

Un tempo facevano scandalo le corna del presidente Leone mentre andava a trovare gli ammalati di colera (in alcune regioni italiane è endemico, a differenza di Haiti).

Ora invece il dito medio sembra scandalizzare sempre meno. Anzi è una sana provocazione, come quella del grande Cattelan rivolta alla Borsa di Milano, gioia e dolore del nostro incerto paese.

Tempo fa era stato Berlusconi (in piena forma, non melanconico e musone come in questi giorni) a mostrare il terzo dito a dei manifestanti che osavano non amarlo mentre teneva un comizio con una delle sue parlamentari (Michela Biancofiore, che nonno Biagi chiamò “biondona” e che alla sua festa di compleanno, a gennaio, organizzata ad Arcore, con Silvio malconcio per la statuetta, ha tagliato una torta nella quale veniva proprio raffigurata la scena).

Poi ci aveva pensato il ministro Bossi a spiegare, in quel modo un po’ spiccio, che non avrebbe parlato ai giornalisti. È un linguaggio semplice, che non richiede neanche di abbassare il finestrino per farsi capire.

Ieri, di fronte alla goleada che ha seppellito il Panathinaikos, un esaltato tifoso ateniese ha invaso il campo  ha mostrato il dito medio a Leo Messi, autore dell’ennesima partita da scarpa d’oro (le indossa per davvero, come potete notare…).

Il volto di rassegnata indifferenza con cui il campioncino argentino guarda il soggetto che lo insulta è la miglior risposta che si possa dare a chi usa così l’indice (che una volta, durante la Guerra dei cento anni, si dice i francesi tagliassero agli inglesi, ottimi arcieri, per impedire di scoccare la freccia – veniva mostrato dai nemici come insulto e come dimostrazione di avere tutte le dita, per quello laggiù ne usano anche due per mandarti a quel paese).

Ad maiora.