Leggi Razziali

Serenata al vento. 70 anni dopo

In scena al teatro Donizetti di Bergamo con 72 anni di ritardo.
Senza perdere la sua forza e la sua freschezza.
Questo è stato ieri sera, in una sala gremita ed emozionata “La serenata al vento” di Aldo Finzi.
L’opera, scritta nel 1931 e candidata per un concorso alla Scala sette anni dopo, venne accantonata per le infami leggi razziali emanate dal regime fascista e avallate da quella Corte da operetta che ha regnato in questo strano paese.
L’opera di Finzi si perse nei meandri della storia e solo ieri sera ha potuto per la prima volta essere messa in scena. Anche grazie alla Jerusalem Foundation e a un progetto che ha visto una cooperazione italo-israeliana, per un progetto di integrazione giovanile.In scena, bravissimi davvero, tanti artisti cresciuti in Unione sovietica e poi emigrati in Israele. Una storia che verrà raccontata in un documentario di una mia tesista Sanela Bajric.
“Fate suonare la mia musica” chiese Aldo Finzi prima di morire. Una scritta che è comparsa, cubitale, sul sipario del Donizetti prima dello spettacolo.
Ognuno dei tre atti si chiude con gli artisti che si paralizzano in un quadro.
Lo stesso che ha congelato quest’opera per sette decenni.
Ma, alla fine, quella musica è stata davvero fatta suonare.
Ad maiora

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PER NON DIMENTICARE CHE NON SEMPRE SIAMO STATI “FRATELLI D’ITALIA”

Presentata questa sera, in anteprima, al Teatro Litta di Milano la versione sottotitolata in inglese di “Fratelli d’Italia?”. Il documentario che ha come protagonisti nipoti e pronipoti di sopravvissuti alla shoah e’ stato proiettato in uno dei palazzi storici milanesi davanti al quale passarono i camion carichi di ebrei diretti alla Stazione Centrale. Di li’, dal famigerato Binario 21, partirono poi i convogli diretti ai campi di sterminio. E in Stazione si ambienta quasi tutto questo film (di Mariella Zanetti con la regia di Dario Barezzi, edito dalla Proedi dell’amico Andrea Jarach) dove gli eredi dei “salvati” cercano di scuotere i pendolari dei treni perche’ ricordino le leggi razziali.
Come ha detto il presidente del Consiglio Comunale di Milano, Manfredi Palmeri, la salvezza può passare solo dal mantenimento della memoria. Per evitare che qualcuno possa ipotizzare, anche oggi, di basare persino il decreto flussi su discriminazioni religiose.
Ad maiora.