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D’ALEMA SENZA CACHEMIRE MENTRE L’AQUILA LAZIALE PUNTA A SUD

SENZA IL CACHEMIRE DI D’ALEMA NON ESCONO I GIORNALI

D’Alema gioca a fare il proletario. “Né cachemire né Sankt Moritz. E le scarpe le ho pagate 29 euro”. Titolo sul Giorno.

LO CHIAMEREMO ANDREA

Il Papa contro la moda dei nomi bizzarri. “Date ai vostri figli solo quelli cristiani”. Appello ai genitori. Ma in Italia le Chanel e i Tobia sono sempre più popolari. Titolo su Repubblica che come gran parte dei quotidiani pubblica le foto dei Totti o dei Briatore coi nomi scelti per apparire su Chi e dintorni. In una grafica a fondo pagina  si scopre però che i nomi più usati sono Francesco e Giulia. Mah.

SCRITTE CONTRO

Leonardo, uomo di merda” (la curva del Milan saluta il nuovo allenatore interista), “Marchionni fottiti” (sconosciuti torinesi su una pubblicità: aggiungendo la stella a cinque punte finiscono su tutti i giornali). “Quagliareee, c’ha pnzat San Gennaro” (tifosi napoletano commentano l’infortunio di Quagliarella: il bomber juventino è stato operato ieri, tornerà in campo tra 3-4 mesi).

D’ALTRONDE, SE IL MILAN NON VINCE IL PAESE SI DEPRIME

“Pari in fuorigioco… Berlusconi farà tutto per prendersi il titolo“. De Laurentis punge il Milan. Titolo sulla Gazzetta.

FOTO RANDOM

Su Repubblica foto di Nicolò Melli, giovane reggiano dell’Armani Jeans, ma nella dida: Ibrahim Jabeer, guardia afro-americana di Milano.

Sul Giorno: L’arbitro è il solo a dire che non vede. E Lumezzane-Salernitana non parte. Accompagnata da una foto degli spalti dove si intravedono 12 tifosi avvolti in una nuvola (se non è nebbia).

MUSICA E SESSO

La musica è come una scarica sessuale. Le note grazie alla dopamina fanno arrivare al cervello sensazioni di piacere. Titolo del Giornale.

TRE SCHIAFFONI BEN ASSESTATI

Tre sberle di SuperCavani mettono a nudo la Signora. Titolo machista del Giornale dopo Napoli-Juve 3-0.

FEDERALISMO TOMBALE

Spessa Po, tombe più care per i forestieri. Il sindaco: “Da tutti i paesi vicini scelgono di portare qui i loro corpi”. Titolo de La Provincia pavese.

ANCORA SUGLI UCCELLI CHE CADONO

Dai cicloni alla contaminazione dei cieli. Mille ipotesi per le “piogge” di uccelli. Titolo sul Corriere.

ANCHE L’AQUILA PUNTA A SUD

Prima della gara l’aquila Olympia non è atterrata sul solito trespolo, ma ha scelto di farlo in curva Sud, sotto i tifosi del Lecce: era un segnale premonitore. Dida sulla Gazza. La Lazio ha poi perso in casa col Lecce.

CIAO ROBERTO

Addio a Miglio, sindacalista e comunicatore. Titolo sulle pagine milanesi di Repubblica. Domani, alle 15, i funerali al Cimitero di Lambrate.

Ad maiora, amico mio,  ovunque tu sia.

 
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Pubblicato da su 10 gennaio 2011 in Comunicazioni

 

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LA LAZIO VOLA. L’AQUILA CI PROVA

“Vola un’aquila nel cielo, più in alto sempre volerà”, recita l’inno ufficiale della squadra biancazzurra sempre più in testa alla classifica.

Da quest’anno la compagine di Lotito ha pure un’aquila vera allo stadio. I tifosi l’hanno chiamata Olimpia (nel referendum ha sconfitto il nome un po’ mussoliniano e un po’ porta-sfiga di Vittoria). Svolazza prima della partita e poi torna dal suo “padrone”. Oggi l’aquila non è rientrata alla base e si è rifugiata sul tetto dell’Olimpico.

Malgrado ciò, la squadra ha vinto anche il Cagliari, a dimostrazione che queste stupide superstizioni, non danno alcun aiuto.

Abbiamo sentito nei mesi scorsi, ministri attaccare il Palio di Siena che pure ha una lunga tradizione popolare. Possibile che non si possa far niente per impedire questa esibizione di un animale selvatico, addomesticato per far contenti un po’ di tifosi? Non è neanche una lontana tradizione.

Ma temo che il fatto che la Lazio continui a guidare, inaspettatamente, il campionato, obbligherà all’aquila Olimpia a non interrompere il suo svolazzare sopra l’Olimpico.

“Insieme a te aquilotto, noi voliamo via”, dice una strofa dell’inno.

Ecco, ormai fare volare via Olimpia non si può più. Evitare di tormentarla ogni domenica in cui la Lazio gioca a Roma, forse sì.

Ad maiora.

 
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Pubblicato da su 24 ottobre 2010 in Per sport

 

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IL NEO JUVENTINO KRASIĆ: SERBO DI MITROVICA

La Juventus FC ha formalizzato oggi l’acquisto di Miloš Krasić. Lo pagherà, da qui al 2012, in tre rate da 5 milioni di euro. Un mutuo, oneroso, ma un mutuo, garantito da una fideiussione bancaria.

Krasić, nato nel 1984 in Jugoslavia, ha giocato anche per la nazionale under 21 di Serbia e Montenegro e ora è titolare della nazionale della Serbia. Il centrocampista (esploso col CSKA di Mosca) che è stato eletto miglior giocatore serbo del 2009, ai Mondiali sudafricani non ha brillato (sostituito nel disastroso Australia-Serbia 2-1, che ha portato all’eliminazione dei serbi) anche se con tre gol era stato decisivo nelle qualificazioni del suo Paese.

Già il suo Paese. Krasić è nato a Mitrovica, città che si trova nel nord del Kosovo. È divisa in due dal fiume Ibar e il ponte (presidiato da forze militari internazionali) è una sorta di spartiacque tra il Kosovo albanese e quello serbo, tra mondo islamico e cristiano.

A nord del fiume vivono 20mila serbi, a sud 80mila albanesi. Il ponte è un sorta di muro di divisione. Alexander Langer (che a Brescia in questi giorni, forse a causa del caldo, è stato bollato come terrorista) se ne sarebbe rammaricato.

Le più recenti tensioni a Mitrovica si sono registrate solo qualche settimana fa, con il parziale riconoscimento dell’indipendenza di Pristina: il 22 luglio la Corte internazionale di giustizia ha dichiarato legittima la secessione kosovara da Belgrado (partita nel 1999).
Mitrovica, o Kosovska Mitrovia o Titova Mitrovica come viene ancora chiamata, ha dato i natali anche a un altro calciatore serbo che ha giocato in Italia e che ora è tornato alla Stella Rossa di Belgrado: Nikola Lazetić.

Nel 2002 Lazetić era stato acquistato dal Como di Preziosi e girato subito al Chievo Verona (quell’anno i lariani scesero dalla A alla B per poi precipitare, grazie all’attuale patron del Genoa, fino alla C2 e al fallimento: ora sono in Lega Pro). Il serbo andrà poi alla Lazio, Siena, Genoa e Livorno, per concludere la sua esperienza italiana al Torino (contribuendo all’ultima promozione a Serie A, ma poi anche alla retrocessione). A scadenza di contratto, il ritorno a Belgrado.

Ma sempre di Mitrovica è un altro calciatore, che ha giocato in Italia e che invece è di etnia albanese: Valon Berhami.

La famiglia Berhami nel 1990 era emigrata in Canton Ticino, dopo che entrambi i genitori di Valon (allora aveva 5 anni) avevano perso il lavoro. Dal 1995 presentavano invano alle autorità elvetiche più richieste di asilo politico, per l’aggravarsi delle vicende degli slavi del sud. È però l’abilità sportiva di Valon a salvare la famiglia dal rimpatrio. La società sportiva Ligornetto lancia infatti una raccolta di firme per chiedere alla Confederazione di garantire asilo ai Behrami. Così sarà. Valon ripaga la fiducia (sportiva) accordatagli portando la Svizzera ai Mondiali del Sudafrica (suo il gol decisivo nella partita con la Turchia: sorta di nemesi, visto che questo Paese è l’erede politico di quell’Impero Ottomano che sconfiggendo i serbi e conquistando Mitrovica, la islamizzò).

Berhami, in Italia, ha giocato nel Genoa, nell’Hellas Verona e soprattutto nella Lazio: 44 presenze per i biancazzurri e quattro gol, uno dei quali decisivo nel derby 2008 (3-2 per la Lazio). Ora (dopo la deludente esperienza col West Ham – squadra della Premier di cui è dirigente Sir Gianfranco Zola, oggi sconfitta 1-3 dal Bolton – e dopo un bruttissimo infortunio lo scorso anno) potrebbe tornare proprio nella capitale, ma sulla sponda giallorossa.

A Mitrovica sud continueranno a essere orgogliosi di lui.

Come in quella nord, nei cui bar da due giorni a questa parte, si starà parlando di Krasić alla Juve. Lo stesso nei caffè belgradesi. Anche in Serbia la notizia domina infatti oggi tutti i siti online: http://sport.blic.rs/Fudbal/Evropski-fudbal/183404/Milos-Krasic-zvanicno-novi-clan-Juventusa

Magari è l’occasione per “dare un calcio” ai conflitti. Sperem.

 
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Pubblicato da su 21 agosto 2010 in Per sport

 

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BALOTELLI E IL CONFLITTO DI INTERESSI

Chiariamo un equivoco. Lui, per parafrasare Mourinho, è un po’ un p…la. Uno che negli ultimi mesi ha ribadito ovunque (dai ragazzi degli Don Gnocchi, ai “miei” studenti di giornalismo della Statale di Milano), che tifa Milan. Secondo i rumors della Pinetina, sarebbe arrivato anche a sbeffeggiare i compagni di squadra, irridendoli per l’avvicinamento in classifica degli odiati cugini. Merita non solo la tribuna, ma il taglio. In qualunque azienda chi tiene per la concorrenza dovrebbe essere invitato ad andarsene (dovrebbe avvenire anche dove lavoro io, a mio modesto avviso).

Ma, come per la Rai, anche per l’Inter pesa il conflitto di interessi che rende il tutto ancora più surreale. Anche in Transnistria il capo del paese controlla gran parte dell’economia privata e anche la principale squadra di calcio (lo Sheriff, gioca anche i preliminari di Champions). Ma quello è uno staterello secessionista non riconosciuto da nessun altro (dove però manderei in gita – anche solo per poche ore – tanti nostalgici dei soviet). In Italia, si sa, Berlusconi è leader della principale forza politica del paese, del principale gruppo televisivo privato, di banche e assicurazioni, case editrici, sale cinematografiche e molte altre cose. È proprietario anche di una delle più importanti squadre di calcio, l’A.C. Milan. Dal 2 gennaio 2005, in base alla legge 215/2004 sul conflitto di interessi ha dovuto lasciare la presidenza della società. Ma come il Napoli per Maradona ha ritirato la maglia numero 10, al Milan hanno ritirato la presidenza. Dopo Berlusconi, il diluvio. Quando leggete sui giornali che «il presidente del Milan ha detto questo o quello», sappiate che in realtà è il proprietario della squadra che parla, non il presidente (esiste solo il vice-presidente, vicario e amministratore delegato, ed è Adriano Galliani). Il tycoon, a giudicare quella norma, «non può ricoprire cariche o uffici o svolgere altre funzioni o anche esercitare compiti di gestioni in società aventi fini di lucro o in attività di rilievi imprenditoriali». Sarà. Anche qualche ora fa, parlando a Telelombardia, quello che impropriamente viene definito premier si è nascosto dietro un dito: «Non dovete chiedere a me, comunque Balotelli ha una faccia simpatica: una faccia rossonera». I ministri rossoneri lo danno al Milan nel mercato estivo.

Sarebbe una nemesi per l’attaccante interista con una passione rossonera. Una passione smodata: quest’anno per due volte è andato a vedere i suoi adorati dalle tribune di San Siro: contro il Novara (vittoria con un misero 2-1) e contro il Manchester (sconfitta per 2-3): un ruolino di marcia da far invidia alla Polverini in curva con la Lazio (sconfitta dal Bari).

Ora si dà il caso che la principale trasmissione giornalistica del gruppo Berlusconi sia Striscia la notizia. Che da due sere a questa parte martella (a colpi di tapiri) la principale squadra avversaria del Cav. ormai quasi raggiunta in classifica. Prima portando una maglia a strisce rossonere a Balotelli (che la indossa tutto divertito) e poi intervistando il presidente del Presidente dell’Inter (lui sì presidente, dal 2006, quando morì Facchetti), Massimo Moratti. Tutto legittimo. Ma fin quando ci sarà il conflitto di interessi, anche un tapiro, anche il grido Forza Milan, sembreranno un sostegno all’ambaradam messo in piede dall’uomo più ricco d’Italia. Lo ha capito persino la curva dell’Inter che stasera inviterà Balotelli a non remare contro la squadra, pur senza citarlo, «perché non vogliamo essere strumentalizzati da nessuno, soprattutto da chi sembra attendere l’occasione giusta per spingere ulteriormente verso la rottura».

La rottura ragionevolmente c’è già stata. Qui, come ai tempi di Cannavaro, si cerca forse di abbassare il più possibile il prezzo di quello che, se usa il neurone, potrebbe diventare un campionissimo (un superlativo che piace al premier…). A Super Mario consigliamo comunque stasera, se non vuol sentir fischi, di andare non a San Siro, ma al Tardini.

 
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Pubblicato da su 24 marzo 2010 in Pensieri

 

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