Italia

L'Etna, il vulcano sempre attivo

Escursione sull’Etna. Con funivia, fuoristrada e guide alpine

Se andate a Catania non perdetevi una visita sull’Etna, il vulcano più alto d’Europa (3340 metri).

IMG_1866.JPG
Una volta raggiunto (anche con gli autobus) il Rifugio Sapienza e parcheggiato l’auto (c’è un grande parcheggio a pagamento incustodito: l’intera giornata costa 4 euro) potete prendere la funivia: si parte dai 1915 metri del Rifugio del Cai e si arriva in “cima”. Se fate l’intero tratto (prima parte in funivia, il secondo con giganteschi fuoristrada) pagherete 70 euro (per adulto, andata e ritorno). 30 euro (per andata e ritorno) se volete evitare i fuoristrada (che comunque vi copriranno di polvere nera a ogni passaggio) e fermarvi a Piccolo Rifugio (2500 metri).
IMG_1856.JPG
In cima (2.920 metri, Torre del Filosofo), pagando la cifra intera avrete il supporto delle guide alpine che vi racconteranno eruzioni passate e recenti. Portatevi sempre scarpe da trekking e una giacca a vento, anche d’estate.

IMG_1873.JPG
Questo il video che ho realizzato in cima all’Etna, passeggiando intorno al cratere spento. Quello attivo era circondato da divieti prefettizi di salire e avvicinarsi.

IMG_1906.JPG
Ma, essendo in Italia, moltissimi se ne fregavano e si inerpicavano. Stranieri compresi.

Ad maiora

Il logo del Mondiale in Brasile

Al via il Mundial, tra povertà, proteste, corruzione e sponsor

Ricevo e volentieri condivido con voi queste riflessioni “brasiliane” del mio amico e collega Sergio Calabrese.

Ad maiora

……………….

Il 12 giugno 2014 dallo stadio Corinthias di San Paolo ci sarà la sontuosa cerimonia d’apertura che precederà la partita inaugurale di Coppa del mondo Brasile vs Croazia. Seicento figuranti, coreografie, canti e balli renderanno omaggio alla cultura e alle bellezze del paese che per un mese ospiterà la rassegna iridata. Ancora una volta sarà l’evento sportivo più seguito nel pianeta. Oltre alle centinaia di migliaia di persone che vedranno le partite nei 12 stadi brasiliani, saranno 3 miliardi gli spettatori che guarderanno la “Copa” davanti alla tv.

32 le squadre partecipanti alla fase finale -8 gironi con 4 squadre per ogni girone- che si daranno battaglia per conquistare l’ambito trofeo. La Nazionale italiana, un po’ malconcia e preoccupata per il grave infortunio di Riccardo Montolivo – oltre alle immancabili polemiche della vigilia per alcune esclusioni eccellenti, quelle di Giuseppe Rossi unite ai risultati delle amichevoli che sono state di una noia mortale- in questa prima fase giocherà contro l’Inghilterra, il Costa Rica e l’Uruguay, rispettivamente il 14, il 20 e il 24 giugno. Naturalmente tutti i pronostici sulla vittoria finale sono per la Seleção. La squadra che per 5 volte ha alzato al cielo la Coppa del mondo.

Un Mundial, quello brasiliano, che è stato preceduto da violente contestazioni perché, a detta di molti critici, non porterà nessuna ricchezza al paese. Tom Jobim, uno dei padri della Bossa Nova, affermava che “il Brasile non è un paese per principianti. E’ troppo ricco di materie prime per essere giusto nella distribuzione della sua immensa ricchezza”. Anche se bisogna dire che il “Paese del futuro”- grande 27 volte l’Italia- in questi ultimi decenni ha sradicato dalla povertà decine di milioni di persone e oggi è uno dei sei paesi più ricchi del pianeta. Brasile dunque, il paese delle mille contraddizioni sociali e delle 5 “esse”- soccer, samba, sand, sun e sex (come scrive un malizioso giornalista inglese) che da oggi, attraverso il Mundial, vuole offrire al resto del mondo la sua immagine migliore: quella di una nazione moderna, efficiente e rassicurante. La cosa più importante sarà garantire sicurezza e il regolare svolgimento delle partite. Anche se a pochi giorni dall’inizio della kermesse mondiale ci sono stati gravissimi disordini attorno allo stadio di Brasilia e in altre città. Centinaia di manifestanti, tra i quali 800 indios di varie etnie, hanno duramente manifestato il loro malessere.

L’accusa principale è stata lo sperpero di denaro pubblico per la costruzione dei nuovi stadi. “Meno soldi per la Copa, più per la casa, per la sanità e per i servizi pubblici”, sono state le rivendicazioni urlate da migliaia di dimostranti rivolte al Presidente del Brasile Dilma Roussef. Il ministro dello sport, Aldo Rebelo, ammette l’esistenza del problema sicurezza.

Nelle 12 città in cui si svolgeranno le partite per garantire l’ordine pubblico si schiereranno 180 mila agenti. Un imponente spiegamento di forze che non ha precedenti nella storia del di un mondiale di calcio. Sarà anche un banco di prova in vista anche delle Olimpiadi del 2016 che si svolgeranno sempre in Brasile.  Michel Platini, presidente dell’UEFA, ai tanti brasiliani che hanno protestato ha mandato a dire: “Rallegratevi per i Mondiali e smettetela di protestare, almeno per un mese”. Dunque palla al centro e pedalare, anche se per 30 giorni assieme al pallone negli stadi rotoleranno, corruzione, diseguaglianze, burocrazia, conflitti sociali, estrema povertà e il pericolo che i risultati di molte partite vengano truccate da alcune organizzazioni malavitose sans frontiere. Ma il Mundial porta grandi affari soprattutto alle industrie sportive che sponsorizzano la manifestazione. Saranno i due colossi Adidas e Nike che si giocheranno la partita miliardaria del Mundial. I due indiscussi leader dell’abbigliamento sportivo più il terzo competitor Puma- che sponsorizza l’Italia, si sono dati battaglia a suon di dollaroni pur di accaparrarsi visibilità e hanno investito l’equivalente di 400 milioni di euro per sponsorizzare tutte le squadre. Le due multinazionali- la prima tedesca e l’altra americana- non si sono risparmiate pur di vincere la partita economica del Mondiale. La Coppa del mondo, da sempre, è la più grande vetrina per le aziende che contano. Pochi lo dicono, o lo scrivono, ma sono sempre gli sponsor: abbigliamento sportivo e multinazionali delle bollicine analcoliche che decidono di concerto con la FIFA -l’associazione mondiale che governa il calcio mondiale- dove svolgere queste grandi competizioni.

I mondiali di calcio del 2022, pensate un po’, si giocheranno nel Qatar! 50 gradi di temperatura sarà il “welcome” che accoglierà le squadre negli aeroporti. Ora i parrucconi della Fifa- compreso il suo inamovibile presidente, lo svizzero Joseph Blatter- si sono accorti di aver fatto una… “minchiata” ad assegnare i mondiali al Qatar e vorrebbero spostare a dicembre del 2020 la competizione. Pare che in quel periodo la temperatura scenda di qualche grado. Ma ormai la macchina organizzativa di quel paese si è messa in moto già dal 2010, anno in cui la Fifa le ha assegnato l’organizzazione del Mondiale, anche se il giornale britannico Sunday Times (carta canta) accusa alcuni esponenti della Fifa di avere intascato alcune mazzette per influenzare l’assegnazione dell’evento al paese degli emirati arabi. E’ in corso un’inchiesta della stessa FIFA per accertare le gravi accuse denunciate dal Sunday Times. E’ bene anche ricordare che nel Qatar, sino a oggi, per la costruzione di alcune infrastrutture e degli stadi sono già morti 400 operai, in gran parte immigrati pakistani e nepalesi. Ma poco importa! In questi giorni l’attenzione degli addetti ai lavori e degli appassionati di calcio sarà tutta per il Mondiale di calcio. Nel paese della samba aspettano 5 milioni di turisti –molti saranno italiani- assetati di cachaza, caipirinha, pallone, samba e, perché no, anche di sex!

E poi, dulcis in fundo, vi è il problema Favelas, “mas não se preocupe!” (niente paura!) ha detto il Governatore dello Stato Rio che ha investito 200 milioni di euro per la pacificazione delle Favelas. La costante presenza dei militari delle UPP -Unità di Polizia Pacificatrice- hanno bonificato (almeno per il periodo del Mundial) questi fatiscenti quartieri dalla presenza dei narcotrafficanti e malavitosi. Alcune favelas con vista mozzafiato sulla baia più famosa al mondo, sono state persino affittate per 50 dollari a notte a turisti in cerca di “calore umano”. Trafficanti, malavitosi e spacciatori per un mese se ne sono andati in ferie. Palla al centro. Si va per cominciare. Che la Dea Eupalla assista il Brasile e la sua “Copa”.

Alé!

Sergio Calabrese.

Il logo della Rai

Il futuro della Rai

Il futuro della Rai, il servizio radiotelevisivo pubblico, avrà ripercussioni su tutto il giornalismo italiano. Malgrado i molti problemi che deve affrontare le tante controversie e manovre politiche che la avviluppano, la Rai resta una delle più grandi aziende di servizio pubblico radiotelevisivo del mondo. Ha dimostrato di avere la creatività e l’energia per relegare, quasi sempre, al secondo posto le reti Mediaset, e continua a fornire agli italiani notizie, dibattiti, sport, intrattenimento, spettacolo nonché le cerimonie e gli eventi principali della vita pubblica. Benché un numero sempre crescente di giovani – come succede in tutto il mondo – preferisca andare su internet, l’appuntamento coi telegiornali resta imprescindibile per molti.
Ferdinando Giugliano e John Lloyd, Eserciti di carta, Feltrinelli, 2013

Per chi ha ancora voglia di ragionare.
Ad maiora

La tv francese

La televisione francese nel 2013: un’analisi dell’offerta proposta, della regolamentazione legislativa e dei telegiornali

Come funziona la tv francese? Lo spiega, con dovizia di particolari la tesi (in discussione in questi giorni in Statale) di Lucia Bellezze, studentessa che ha approfittato del periodo di Erasmus per analizzare la televisione d’oltralpe.
La tesi parte dalle differenze tra la tv italiana e quella francese, per poi spiegare come sia diversa l’offerta dei nostri cugini anche in considerazione dell’esistenza della France d’Outre-mer che richiede una televisione e una programmazione ad hoc.
Viene quindi spiegato il funzionamento dei canali nazionali (da Tf1 a La Cinquième, da Canal Plus a M6) ma anche, appunto, di quelli d’oltremare (da Guadeloupe 1ère a Nouvelle Calendonie 1ere).
Interessante la parte in cui la Bellezze pone a confronto e analizza un periodo di tv italiana e tv francese. Anche in quest’ultima la prevalenza di politica nazionale toglie spazio al resto delle notizie. Là ci si basa molto su lunghe interviste, capaci di affrontare con più profondità gli argomenti trattati.
Il sensazionalismo comunque ha contagiato anche i colleghi francesi.
Insomma, strutture diverse per questi due mondi dell’informazione televisiva. Vicini, non solo geograficamente.
Ad maiora

La tv, d'altri tempi

“L’ha detto la tv”. Tecniche e modelli di persuasione televisiva

Quali sono le tecniche e i modelli per la persuasione mediatica? È questo il tema al centro della tesi di Federica Pollastrelli, in discussione in questi giorni alla Statale di Milano.
Un lavoro che parte da una forte analisi teorica, analizzando le teorie del passato fino a quelle più recenti, dall’agenda setting alla spirale del silenzio.
La tesi non ignora quanto successo in Italia in questi anni, dal caso di Berlusconi alla spettacolarizzazione che ha travolto gran parte dell’informazione televisiva italiana. Trasformando anche le tragedie in intrattenimento, con la tv del dolore.
La Pollastrelli conclude il suo lavoro sottolineando l’ossessione per il corpo, per quello femminile in particolare. Creando degli stereotipi femminili e velinizzando la presenza di molte donne in tv, anche in programmi cosiddetti seri.
Un modo per far capire come la tv, nei confronti del mondo femminile, ma non solo, modifichi il nostro modo di percepire la realtà.
Ad maiora