Inter

Vincenti le tre avversarie dell’Inter in Europa League

Le tre squadre che sfidano l’Inter nel girone di Europa League, sono reduci da una buona giornata di campionato interno.

Partiamo dagli ucraini del Dnipro (battuti a Kiev settimana scorsa per 1-0 dai nerazzurri) che hanno giocato ieri sera. La squadra guidata da Myron Markevich ha battuto 5-1 l’Olimpic Donetsk e ora guida in solitaria la classifica della Prem’er-Liha.

Anche il St.Etienne, vincendo a Lens per 1-0 è in testa un po’ a sorpresa alla Ligue 1, sebbene in coabitazione con Marsiglia e Bordeaux. Gol di Lemoine nel finale.

Vittoria infine per 1-0 anche per gli azeri del Qarabag, ma in casa col Simurg. La squadra è quinta in classifica in Premyer Liqası, un torneo dominato dall’Inter… ma di Baku.

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Uralkali, da Kerimov a Prokhorov

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L’azienda russa, tra i maggiori produttori mondiali di fertilizzanti, vede uscire dai proprietari Sulejman Kerimov ed entrare Michail Prochorov. Il tutto per accontentare i bielorussi, in una sfida tra i due paesi che va avanti da mesi.

Da notare che Kerimov è il proprietari dell’Anzhi, la squadra di calcio (russa, anzi daghestana) dove andò Eto’o dopo l’Inter.

E Prokhorov è il proprietario della squadra Nba, Brooklyn Nets. Ma soprattutto è stato uno dei candidati (dell’opposizione!) a sfidare alle presidenziali Putin. Che ora lo manda a gestire questo importante nodo economico…
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Calciatori, giù la cresta

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Ricevo e volentieri pubblico questa riflessione di Sergio Calabrese, amico e collega (che per anni ha calcato chilometri e chilometri di erbosi tappeti calcistici, realizzando magnifiche riprese per mamma Rai).
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Sfumata. Accentuata. Esagerata! Che cos’è? Ma è la cresta, signori miei, quella dei “padroni della domenica”, quella che esibiscono molti calciatori diventati ormai un catalogo ambulante di tagli per capelli inguardabili, “a volte orribili!”
Lo stadio diventa una sorta di passerella dove alcuni calciatori si fanno notare più per le loro acconciature pilifere che per i dribbling e la capacità di andare in gol. Nella società dell’apparire una cresta multicolore vale parecchi primi piani televisivi e “contribuisce ad aumentare il valore economico del calciatore sul mercato”, dicono i procuratori. Un calciatore crestato si “vende” meglio rispetto a un calciatore con pochi capelli. “Ho la cresta multicolore, dunque esisto”, pare essere il nuovo verbo nel mondo di Eupalla.
Nella maggior parte i “crestati” sono attaccanti, ma non tutti a dire il vero sono scarsi, ci mancherebbe! Alcuni sono top player come Marek Hamisik centrocampista del Napoli e capitano della Nazionale Slovacca. L’attaccante partenopeo porta la cresta da quando aveva 14 anni e giocava nelle giovanili della Sampdoria. Altri campioni crestati sono i giovanissimi talenti del Milan Stephan El Shaarawy e Mario Balotelli. Al suo arrivo al Milan proveniente dal Manchester City, Marione aveva detto: “Toglietemi tutto, ma non la mia cresta: non ci rinuncio neanche se me lo chiede il padrone Berlusconi!”
Non vi è squadra di A, di B, campionati minori, scapoli e ammogliati, che non scendano in campo acconciati secondo i dettami della nuova moda. La cosa terrificante è che queste acconciature “hair tarro” sono diventati modelli estetici da imitare: soprattutto tra gli adolescenti. Di domenica, basta girare i campetti di periferia per vedere tantissimi “piccoli truzzi crescono” che sotto lo sguardo fiero di mamma e papà, zampettano sull’erba esibendo inguardabili testoline rasate, scolpite, ossigenate. Roba da fare intervenire il “Telefono azzurro”. Insomma, la cresta “tira” e tutti (bene o male) ne parlano. Alcuni hair stylist sono i “nouveau artist” che scolpiscono il cuoio capelluto di tanti calciatori. Molti di questi “barbè”, al pari degli osannati stilisti del made in Italy, sono finiti sulle prime pagine dei giornali grazie alle loro “opere pilifere”. Turuzzu Corigliano di Arenzano e Rino Riccio da Pozzuoli sono i parrucchieri scultori più trend del momento. I bene informati dicono che “questi due” siano gli artefici della creste mohavk più in voga del momento: quelle del giocatore partenopeo Marek Hamsik e del gioiellino del Milan di origini egiziane Stephan El Shaarawy. Qualcuno, al di là del valore “artistico”, si è chiesto se queste acconciature (sempre annegate da interi tubetti di lacca e gel in quantità industriale) non rappresentino un pericolo durante le concitate fasi di gioco di una partita di calcio. A proposito, Nathan Van Someren, rugbista australiano, è stato espulso dall’arbitro per “acconciatura pericolosa”: i capelli della sua cresta, ritti e duri come gli aghi di un porcospino, potevano rappresentare un’arma impropria durante le mischie infilandosi negli occhi di un avversario. Chissà se i “parrucconi” della Fifa (l’organizzazione che governa il calcio mondiale) ci hanno pensato. Ma tant’è! Per ora avanti tutta con il kit del calciatore narciso che prevede creste, tatuaggi in quantità industriale, treccine e code di cavallo; anche se queste ultime dopo il ritiro del calciatore divin codino Roberto Baggio e dell’ex milanista Ruud Gullit sono un po’ demodé. Ma da dove arriva la moda mohavk? Gli esegeti del fenomeno ci dicono che tutto partì dall’uomo di Clonyvan risalente all’età del ferro, vissuto 2300 anni fa in una palude irlandese. Il suo reperto mummificato con una cresta altissima è stato ritrovato in buono stato alcuni anni fa vicino a Dublino. Poi ci sono i Pellerossa del Nord America divisi in 250 tribù tra le quali spicca quella del fiero popolo dei Mohicani; la cresta, infatti, era l’acconciatura tipica di questa tribù. I guerrieri che si mettevano in prima linea per combattere si caratterizzavano per le loro altissime e colorate acconciature. Per la storia i Mohicani sono stati i pellerossa che per primi hanno abitato l’area più antica dell’attuale Manhattan. Anche letterati e scrittori dell’Ottocento e del tardo Novecento hanno frequentato questa particolare acconciatura. Il poeta maledetto Charles Baudelaire, come gesto di ribellione amava spesso tingersi i capelli. Infine vi è la stilista inglese Vivienne Westwood che ha ispirato la nascita della cultura “teppista-punk-tarro” del ventesimo secolo.
Sotto la cresta, dunque, c’è anche un po’ di cultura. Chissà se i calciatori che alzano le loro creste lo sanno? Ma che importa! In fondo loro, i calciatori (cresta o no), devono soltanto giocare a pallone e fare gol. Un mio perfido collega televisivo che da una vita scrive di calcio -ma non ama i suoi protagonisti- mi ripete spesso: “Sergio, pensa se tutti i calciatori fossero anche colti”.
Sfogliando l’album Panini del tempo che fu, vivo una grande nostalgia guardando le immagini di Giampiero Boniperti; il mai dimenticato campione e bandiera della Juve. Il capitano juventino era stato soprannominato “Marisa” dal perfido giocatore dell’Inter Benito Lorenzi detto “Veleno” perché in campo il biondo e riccioluto giocatore osava soffiarsi il naso con un candido fazzoletto che poi riponeva accuratamente dentro il taschino dei pantaloncini”.
E sempre le figurine ci fanno vedere i grandi campioni del passato Sandro Mazzola, Giacinto Facchetti, Gianni Rivera, Giambattista Moschino immortalati con le loro pettinature da collegiali. Altro che creste! Più che campioni di football sembravano inappuntabili ragionieri della porta accanto. Ma quello, si sa, era ancora il calcio del “Mulino bianco e della Brillantina Linetti”.
Ah, dannata nostalgia!
Alé!
Sergio Calabrese

Da Cicciolina alla Costa Concordia, mentre Thuram viene accusato di violenza domestica

CicciolinaQualche notizia “italiana” qua e là sui quotidiani stranieri online.
L’unico che questa mattina apre con un post sulla penisola è il Miami Herald che racconta dell’operazione per raddrizzare la Costa Concordia, che prenderà il via lunedì.
Il blog di Le Monde dedicato al Bel Paese dedica invece la sua attenzione al ritorno di Cicciolina.
Più interessante, a mio avviso, lo stop all’importazione di pollame e uova italiane deciso dalle autorità elvetiche per cercare di fermare l’aviaria. Ne riferisce il Corriere del Ticino.
Chiudo con le notizie sportive o che riguardano sportivi che abbiano legami con l’Italia. La prima, triste, concerne l’ex difensore di Parma e Juve Lilian Thuram accusato di violenza domestica. La storia sul calciatore (ambasciatore dell’Unicef) campeggia su Le Figaro.
Al Arabiya racconta invece la storia della relazione tra Aida Yespica e il calciatore (islamico) Özil.

Nella giornata di Inter-Juve chiudo con Palacio che trova spazio sull’argentina Nacion.

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