Hosni Mubarak

ARRESTI DOMICILIARI PER MUBARAK E GBAGBO. MINISTRO DONNA PER KAMPALA

In Egitto il presidente deposto Hosni Mubarak viene messo per 15 giorni agli arresti domiciliari (la stessa decisione presa per i suoi figli, Alaa e Gamal). L’indagine della magistratura egiziana vuole accertare le responsabilità del precedente regime sulla repressione dei moti di piazza Tahir (mentre lo tsunami non sembra fermarsi: stamane scontri e feriti ad Aden, nel sud dello Yemen).

Arresti “domiciliari” (nell’albergo gestito dalla nuova dirigenza) anche per il presidente uscente della Costa d’Avorio, Laurent Gbagbo. Ad annunciarlo l’attuale ministro della giustizia ivoriana, Jeannot Ahoussou-Kouadio. Il precedente ministro Desirè Tagro, è morto nelle scorse ore in circostanze misteriose nello stesso hotel. Forse in seguito a un tentativo di suicidio (o presunto tale).

Dall’Africa centrale arrivano anche altre notizie. In Uganda, il presidente Yoseweri Museveni, appena rieletto col 68,3% dei voti (dopo 24 anni ininterrotti di governo) ha nominato come ministro  una donna, Beatrice Wabudeya. Sarà ministro per Kampala, la capitale che è amministrata direttamente dall’esecutivo.  Il sindaco della città avrà funzioni meramente rappresentative.

Beatrice Mukaye Wabudeya, classe 1956, di professione veterinaria, è parlamentare dal 2006. Rappresenta il National Resistance Movement che (dopo aver vinto – militarmente – prima contro il regime di Obote e poi con i ribelli del nord del Paese) controlla il parlamento ugandese con 205 seggi su 289.

Sul sito del partito, si festeggia la vittoria elettorale:

http://www.nrm.ug/

Musaveni, classe 1944, considerato dall’opposizione un criminale di guerra, rimarrà in carica (almeno) fino al 2016.

Ad maiora.

RIVOLTE IN MAGHREB. SILENZIATORE IN COREA DEL NORD

Per capire quanto la rivolta in Maghreb stia facendo paura a tanti i regimi del mondo, basti questa notizia: la Corea del Nord ha sospeso il noleggio di telefonini ai visitatori stranieri. L’obiettivo di Pyongyang sarebbe impedire  la diffusione di informazioni relative alle rivoluzioni che stanno travolgendo un regime via l’altro.
Secondo la stampa sudcoreana, il servizio, che consente di fare chiamate internazionali, era ancora attivo a dicembre, a seguito del lancio avvenuto a fine 2008 attraverso Koryolink, joint venture tra Orascom Telecom Holding, del magnate egiziano Naguib Sawiris, Korea Posts e Telecomm Corea.

Allo stato, i media ufficiali di Pyongyang non avrebbero ancora riferito della situazione in Medio Oriente, non riferendo nemmeno la caduta del presidente egiziano Hosni Mubarak.

La Corea del Nord vieta ai visitatori stranieri, diplomatici inclusi, di portare cellulari nel Paese richiedendo la consegna di ogni dispositivo di comunicazione al momento dell’ingresso e che sara’ poi restituito alla partenza. 

La telefonia mobile anche in Corea del Nord sta vivendo un vero boom: alla fine di settembre 2010 gli abbonati erano piu’ di 300.000 e si stima che entro il 2011 debbano arrivare a quota 1 milione. Tutti i telefonini, anche prima delle recenti rivolte, non erano abilitate alle chiamate internazionali.

La Corea del Nord, considerata da Amnesty una dei peggiori Paesi al mondo per la violazione dei diritti umani, è guidata da Kim Jong-il. E’ succeduto al padre Kim Il Sung. Come altre, anche questa dittatura è nepotista.

Ad maiora.