Generazione Italia

TRA MONTANELLI, ECCE HOMO E CATTELAN. I GIOVANI DI FLI CONTRO “IL GIORNALE”

Un piccolo ma nutrito presidio di giovani di Fli sotto la sede del Giornale. Fatto allontanare dalla Digos perché bloccava il traffico (in via Negri, dietro Cordusio sono passate però solo due macchine). I giovani di Generazione Italia lasciano momentaneamente il congresso di Fli e vanno a protestare contro quella che chiamano “macchina del fango”.

Portano uno striscione che srotolano dapprima davanti agli uffici del quotidiano fondato dal grande giornalista toscano, poi di fronte alla Borsa (e al mitico dito medio di Cattelan).

“Il sapere e la ragione parlano, l’ignoranza e il torto urlano” recita la frase montanelliana, che in realtà citava Arturo Graf poeta noto per gli aforismi raccolti nel suo Ecce Homo (1908).

Gianmario Mariniello, coordinatore di Generazione Giovani, dice che questo flash mob è un modo per far sentire ai dirigenti del Giornale (querelato da Bocchino per stalking) che quel giornale non piace a questi militanti di destra non berlusconiani.

A Bastia Umbra alcuni di Fli furono fotografati mentre leggevano il Fatto quotidiano. In questi due giorni di congresso ho visto invece soprattutto gente col Secolo della Perina (direttrice sempre presente in sala stampa, da mattina a sera).

Ad maiora.

MAI PIU’ SENZA: SE RITORNA ANCHE ALBERTINI

Alla conferenza stampa milanese dei finiani, l’unico momento di imbarazzo e’ stato in occasione di una domanda sui rapporti con Gabriele Albertini: ottimi, hanno detto, spiegando che, finche’ non tornerà in campo a Milano, e’ inutile affrontare il problema.
Per prepararsi a tale eventualità, consiglio la lettura di un libro del 2007 di Luigi Offeddu e Ferruccio Sansa: Milano da morire (Bur, RCS). Il volume e’ istruttivo. Rivela scandali etici, anche se spesso senza conseguenze penali (la magistratura sembra infatti giudicare normali cose, che a me tali non paiono). Il capitolo più interessante e’ quello che racconta il più recente “sacco di Milano”: quello dei parcheggi. Albertini – che nel primo mandato a mio giudizio non governo’ male – nella sua seconda consigliatura pretese ed ottenne (tra il 2002 e il 2006) i poteri di Commissario straordinario per l’emergenza traffico. Chiunque passeggi per la citta’ si renderà facilmente conto del successo di quella operazione (costosa, peraltro).
La principale attività del Commissario fu soprattutto quella di autorizzare parcheggi a tutto spiano (e a multi-piano) che sono andati a turbare la vita di molti quartieri (i più – va ricordato -costruiti da coop rosse).
Tra i tanti parcheggi che hanno suscitato polemiche, due in particolare gridano vendetta: uno alla Darsena e l’altro sotto la Basilica di Sant’Ambrogio. Il primo e’ stato stoppato dal sindaco Moratti (cui va dato il merito, nel breve periodo in cui e’ stata Commissario, di aver tentato di bloccare il bloccabile). Il tira e molla ha trasformato, per mesi, l’area in una discarica, invasa da sterpaglie.
Il secondo progetto – dopo molte, inutili, frenate – procede in una delle aree più delicate della citta’: i lavori sono iniziati a giugno.
Cinque piani di parcheggio, sotto la bimillenaria Basilica, che fu fatta costruire dal Vescovo Ambrogio, sul cimitero dove sono seppelliti i martiri cristiani di Milano. Scrivono i due colleghi: “Per oltre 1600 anni, nonostante guerre, bombardamenti e rivoluzioni, la Basilica di Sant’Ambrogio e’ rimasta quasi intatta. Nessun padrone della citta’ – neppure gli invasori come Napoleone (che trasformo’ in un allevamento di bachi da seta l’Abbazia di Pontida, Ndr) – ha voluto o potuto intaccare qualcosa: dentro, intorno, o sotto i suoi tesori. Fino ai nostri tempi”.
Il sovrintende che ha cercato di bloccare l’opera e’ stato trasferito a Potenza (ora e’ a Salerno).
Alla commemorazione di Riccardo Sarfatti, organizzata alla festa democratica, Carlo Monguzzi ha voluto leggere una delle ultime interrogazioni dell’ex sfidante di Formigoni: contro lo scempio di quel parcheggio e a difesa di quella Basilica, dove peraltro sono state celebrate le esequie di Riccardo.
Se davvero l’europarlamentare Albertini si ricandidera’ a sindaco, spero vorrà spiegare perché si e’ deciso di turbare la quiete di quanti sacrificarono la vita per diffondere il cristianesimo, per impiantare quelle “radici cristiane” di cui molti oggi si riempiono la bocca.
Ad maiora.

BOCCHINO E LA TERZA GAMBA

La sala (non grande) dell’Umanitaria e’ piena come un uovo. E, ad ascoltare i rumors dei partecipanti, più di ex Fi che ex An.
Sbarca cosi’ a Milano, Generazione Italia. Domando a Cristiana Muscardini se nella terra del leghismo e del berlusconismo ci sia spazio per una “terza gamba” e lei risponde che, senza quella, il centro destra non starebbe in piedi.
A pochi passi dal Tribunale (la giustizia e’ un cavallo di battaglia anche tra i finiani) e’ andato in scena il primo vertice dei circoli lombardi di Generazione Italia (120, dicono gli organizzatori, con 2.000 iscritti), il movimento che ancora non e’ Partito ma comunque ha chiaramente intrapreso quel cammino.
Quando chiediamo a Italo Bocchino (passato da peone a star, ora applauditissima, potere della tv) se in caso di voto anticipato Fli sarebbe pronta a correre, risponde, con una certa sicumera: con l’esperienza politica che abbiamo, siamo sempre pronti, anche domenica prossima.
Poi avvia quelle schermaglie con le seconde linee del Pdl che ingolosiscono i giornalisti (Bocchino arriva a Milano dopo aver registrato il suo intervento alla Terza Camera, televisiva, e replica a Frattini che replicava alle sue parole, in un controcircuito mediatico che manda in onda prima le repliche poi le dichiarazioni) ma che sospetto annoino il 90 per cento degli italiani.
Nella sala dell’Umanitaria (un tempo, da qui mandavamo in onda Milano-Italia, trasmissione purtroppo inimmaginabile nell’odierna Rai), i leader del partito finiano (Moroni, Valditara, Della Vedova, ma anche Landi di Chiavenna e Ciabo’) parlano ai militanti. Il clima e i toni dei discorsi rimangono da campagna elettorale. Ne’ più ne’ meno di quel che accade non distante Castello Sforzesco, in questi giorni privatizzato, per la festa del Pdl).
How long? Fino a quando, cantavano gli U2.
Ad maiora.

I FINIANI DICONO CIAO CIAO

Bocchino, Briguglio, Granata, Raisi, Barbareschi, Proietti, Divella, Buonfiglio, Barbaro, Siliquini, Perina, Angela Napoli, Bellotti, Di Biagio, Lo Presti, Scalia, Conte, Della Vedova, Urso, Tremaglia, Bongiorno, Paglia, Lamorte, Ruben, Menia, Angeli, Ronchi, Moffa, Cosenza, Patarino, Polidori, Consolo. Sono i 33 nomi dei deputati che hanno consegnato al presidente della Camera Gianfranco Fini la lettera di dimissioni dal gruppo del Pdl. Potrebbero essere 34.

Un gruppo abbastanza consistente soprattutto in considerazione del fatto che vanno incontro a un fuoco di fila che da ora in poi li bersaglierà da vari fronti mediatici. Prepariamoci a vedere servizi sui loro curiosi calzini. O se fumano aspettando di entrare dal barbiere. O che vengano tirati fuori scheletri dagli armadi (i servizi segreti nel nostro Paese a quello servono).

Hanno lasciato Berlusconi per rimanere con Gianfranco Fini del quale ora verranno chieste le dimissioni ad ogni edizione dei tg. Sul sito di Generazione Italia i commenti sono improntati un po’ all’orgoglio, un po’ alla paura, un po’ agli insulti.

Il governo è saldo dicono dal centro-destra (già, ma dove si siederanno i finiani?). Ma se prima la maggioranza era di 341 deputati ora si ridurrebbe a 308, quando invece ne servono 316. Certo i finiani non vanno all’opposizione, escono semplicemente dal gruppone berlusconiano (che comprende, tra gli altri, Verdini e Brancher, mentre Dell’Utri è un nostro senatore). Ma parecchi provvedimenti che prima erano a rischio ora diventano improbabili.

La legge sulle intercettazioni, liberticida e assurda, penso finirà in qualche bel cassetto dorato. E vedremo come andranno le mozioni di sfiducia verso l’ennesimo sottosegretario (alla Giustizia peraltro, indagato).

Quanto andrà avanti lo stillicidio? Settimane? Mesi?

Ciò su cui si può tranquillamente scommettere è che la legislatura finirà anticipatamente (e non per merito dell’opposizione, che anzi teme il voto anticipato).

Un unico quesito andrebbe posto a Fini e ai suoi fedelissimi:  non era meglio stare giù dal predellino? O ci si augurava che prima o poi Silvio averebbe passato la mano e si voleva prenderne l’eredità?

Una cosa è certa. Il Cavaliere in pochi mesi ha perso la moglie e uno dei suoi principali alleati (con l’altro, dopo la delusione dell’altra volta, ci passa ogni lunedì sera).

Fossi in lui qualche domandina, questa sera prima di addormentarmi, me la farei.

PILLOLE MONDIALI. 12

“Aldo Brancher non sa ancora quali deleghe avrà, in quali uffici verrà ospitato, quante segretarie potrà assumere e quanti soldi avrà in dotazione il suo Ministero. E c’è addirittura la possibilità di un`immediata promozione all`Agricoltura. In tale contesto, il suo primo atto da Ministro della Repubblica, ovvero eccepire il legittimo impedimento in quanto ministro e quindi chiedere il rinvio della prima udienza, in programma sabato prossimo, del processo che lo vede imputato a Milano, pone un problema quanto meno – diciamo così – di natura estetica”. Generazione Italia parla di estetica, forse riferendosi dei tempi in cui la forma era sostanza.

Aldo Brancher nominato Ministro per il Federalismo il 18 giugno, il 24 (a tre giorni lavorativi di distanza) ha annunciato l’impossibilità di essere presente sabato 26 all’udienza che l’avrebbe visto come imputato al processo sulla scalata alla Banca popolare italiana.

Per i calcoli fatti dal Sole 24ore il nuovo ministero (che ha copia delle deleghe già affidate in parte ai ministri Bossi e Calderoli) costerà un milione di euro. Il tutto in una fase in cui Tremonti invoca lacrime e sangue.

Non credo che Aldo Brancher (ex prete poi dirigente Fininvest,  già coinvolto in Tangentopoli con due processi finiti, uno in prescrizione, l’altro per depenalizzazione berlusconiana del reato) abbia mai giocato a calcio. Ma per annunciare il legittimo impedimento non ha scelto una data a casa. Stasera i tg parleranno innanzitutto della nazionale e domani i giornali faranno lo stesso.

In questa giornata allora preferiamo pensare a un altro Brancher, a Marcio Roberto Brancher, detto Marcio. Marcio nel 1996 è stato campione del mondo col suo Brasile nella coppa del Mondo di calcio a 5.

Un campione, lui.