Fascismo

Serenata al vento. 70 anni dopo

In scena al teatro Donizetti di Bergamo con 72 anni di ritardo.
Senza perdere la sua forza e la sua freschezza.
Questo è stato ieri sera, in una sala gremita ed emozionata “La serenata al vento” di Aldo Finzi.
L’opera, scritta nel 1931 e candidata per un concorso alla Scala sette anni dopo, venne accantonata per le infami leggi razziali emanate dal regime fascista e avallate da quella Corte da operetta che ha regnato in questo strano paese.
L’opera di Finzi si perse nei meandri della storia e solo ieri sera ha potuto per la prima volta essere messa in scena. Anche grazie alla Jerusalem Foundation e a un progetto che ha visto una cooperazione italo-israeliana, per un progetto di integrazione giovanile.In scena, bravissimi davvero, tanti artisti cresciuti in Unione sovietica e poi emigrati in Israele. Una storia che verrà raccontata in un documentario di una mia tesista Sanela Bajric.
“Fate suonare la mia musica” chiese Aldo Finzi prima di morire. Una scritta che è comparsa, cubitale, sul sipario del Donizetti prima dello spettacolo.
Ognuno dei tre atti si chiude con gli artisti che si paralizzano in un quadro.
Lo stesso che ha congelato quest’opera per sette decenni.
Ma, alla fine, quella musica è stata davvero fatta suonare.
Ad maiora

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OTTOBRE. IL MESE DELLA MARCIA SU ROMA.

Ottobre e’ un mese importante per la nostra storia patria. Parecchi lustri fa, il 28 ottobre la Marcia su Roma, che diede avvio al Ventennio fascista. Al Gazzettino padano abbiamo una rubrica per gli auguri rivolti a chi compie 95 anni e a quanti festeggiano i 60 anni di matrimonio. Il 28 di ottobre, questi ultimi raggiungono il picco.

In Lombardia ci si prepara alla ricorrenza sulle due opposte sponde.
Proprio il 28, l’Associazione nazionale arditi d’Italia (Anai) organizza la “Tradizionale cena dei Camerati milanesi. Saluto degli ex Combattenti della Repubblica Sociale Italiana” (le maiuscole sono quelle del comunicato stampa). Domenica 31, per chiudere il cerchio, “Pellegrinaggio in pullman a Predappio”.
Li’ riposa il Duce, il cui corpo venne sottratto dal cimitero Musocco di Milano, da Domenico Leccisi (che divenne deputato missino, poi uscito in dissidio con la “defascistizzazione” del Msi – e’ morto due anni fa, senno’ chissà cosa avrebbe detto della casa di Montecarlo!).
Benito Mussolini fu catturato dai garibaldini (52esima brigata) in quel di Dongo, mentre fuggiva – travestito da tedesco, mai look fu più appropriato – verso la Valtellina.
Li’ domani mattina, 3 ottobre, l’Associazione nazionale partigiani d’Italia (Anpi) e Radio popolare organizzano un incontro di fronte al Municipio. Si parlerà di resistenza e dell’arresto del Duce, grazie alla testimonianza di Wilma Conti, staffetta partigiana e presidente dell’Anpi di Como.
Per i milanesi, l’Anpi Barona organizza invece una festa il 10 ottobre (via Modica 8). Alle 10 parlerà Moni Ovadia. Mentre alle 16 verra’ presentato “Memoria indifferente”, narrazione a fumetti di Gianluca Foglia “Fogliazza” sulle “Donne della Resistenza” (abbondanza di maiuscole, anche in questo caso, come da invito).
R-esistenze, il titolo della festa. Mi sembra significativo.
Ad maiora

Il pensiero di chi legge non si fermi sulla lapide ma consideri la giusta volontà di un’idea grande che volle dare all’Italia nei nomi dei valori, poiché in essi l’audacia si uni’ alla bontà, il coraggio al sacrificio. La strada che essi tracciarono la seguiranno i buoni.

Così l’iscrizione al cimitero partigiano di Rottofreno (Pc), dove riposa Ermanno Riscassi, nato il 30 aprile 1925, assassinato dai fascisti il 30 agosto 1944.

BEPPE VIVE E NAVIGA INSIEME A NOI

Nelle scorse settimane ho letto vari pezzi sulle problematiche che stanno affrontando nella sala dei bottoni di Facebook per cercare di eliminare chi muore. L’eternità che qualche condottiero sogna, su internet è già realtà. Chi muore porta con sé la sua password e può “rimanere in vita” a lungo, a sua insaputa.

Ci sono invece persone che, anche da morte, continuano a vivere grazie a Facebook. E’ il caso del compianto giornalista Beppe Cremagnani che ci ha lasciato all’improvviso l’estate scorsa. Si è deciso di non chiudere il suo profilo (aggiungendo solo la citazione foscoliana, “Forse perché della fatal quiete tu sei l’imago a me sì cara vieni o sera”) e i risultati li potete vedere facilmente, andando sulla sua pagina. Quasi ogni settimana c’è chi gli posta articoli, chi si rammarica di non poter avere suoi consigli, chi lo saluta.

http://www.facebook.com/beppe.cremagnani?ref=pie#!/beppe.cremagnani?v=info&ref=pie

Beppe, d’altronde, era – prima che un giornalista eccezionale – una persona eccezionale. A Milano-Italia (dove ho avuto l’onore di lavorargli accanto) come a Diario o a Repubblica o nei suoi film (con Enrico Deaglio) su Genova 2001 o sui brogli elettorali, aveva lasciato sempre il suo segno, tagliente e ironico.

La citazione che Beppe (milanese, classe 1951) aveva messo sulla sua pagina di Fb era un monito: “Io credo che ci sia la possibilita’ che il fascismo stia aspettando di tornare in Europa. Non verra’ con le camicie nere, ne’ brune, ne’ cose simili…. Ma il fascismo non si nasconde piu’. E’ li’, e’ uscito in strada, e’ arrivato anche sui media”. Una frase di Saramago, da poco scomparso anche lui.

Quella che mi ricordo io, la ripeteva ogni qual volta noi giovani scalpitanti, piccoli giornalisti, proponevamo la qualunque per la puntata serale di Milano-Italia: “Piano coi sassi!”, diceva.

Un invito a soppesare le proposte e a verificare prima di tirare i sassi, prima di lapidare qualcuno.

Ciao Beppe, amico mio, continua le sue corse in bicicletta ovunque tu sia.

Noi, rimasti quaggiù, continuiamo a provare a stare al tuo passo.