Fabrizio Ossino

OMICIDIO ESTEMIROVA: MEMORIAL TORNA A DENUNCIARE RITARDI NELLE INDAGINI

Nessun passo avanti nelle indagini sull’omicidio di Natalia Estemirova. A denunciarlo l’ong russa Memorial per la quale la giornalista – assassinata nel 2009 – lavorava. L’associazione per i diritti umani ha inoltrato ufficiale reclamo alla Corte europea dei diritti, lamentando la mancanza di progressi nelle indagini avviate dalla magistratura russa.

Sul caso eravamo stati facili profeti sia lo scorso anno, sia a luglio in occasione del secondo anniversario dell’omicidio:

http://andreariscassi.wordpress.com/2011/07/15/omicidio-estemirova-due-anni-di-indagini-zero-risultati/

Una delle tante cose che si può imputare al presidente Medvedev è che, sul caso, ha speso tante parole ma che i risultati sono pari a zero.

La giornalista fu rapita in Cecenia e trovata uccisa, poche ore dopo, in Inguscezia. La macchina con la collega a bordo attraversò cinque posti di blocco e anche un confine. Nessuno però la fermò.

Il ricordo alla Corte di Strasburgo è firmato anche dai parenti della Estemirova che da mesi, insieme ai colleghi della Novaja Gazeta, denunciano le inefficienze delle indagini e la violazione della Convenzione europea dei diritti dell’uomo.

Sul caso e i suoi risvolti giornalisti sui media europei, qualche mese fa Annaviva ha presentato un interessante (al contenpo deprimente) studio di Fabrizio Ossino:

http://andreariscassi.wordpress.com/2011/05/21/la-stampa-e-lomicidio-estemirova/

L’Estemirova era considerata l’erede della Politkovskaja. Speriamo che per arrivare a qualche risultato non si debba aspettare un lustro invano come per la cronista uccisa a Mosca nell’ottobre 2006.

Ad maiora.

DAGHESTAN, COME TI CONVINCO A NON FREQUENTARE LA MOSCHEA

Leggo sul sito di Annaviva e volentieri ripubblico questo articolo che il buon Fabrizio Ossino, giovane giornalista del quale abbiamo presentato qualche settimana fa la tesi dedicata alla Estemirova e all’atteggiamento della stampa:

http://andreariscassi.wordpress.com/2011/05/24/ricordando-lestemirova-e-il-potere-di-internet/

Qui invece Ossino ci racconta di quel che accade a quanti frequentano le moschee nel Caucaso russo.

Ad maiora.

……………………….

Daghestan, venerdì 13 maggio 2011. È un normale venerdì di preghiera per 80 musulmani del villaggio Sovetskoe della regione Magaramkent, eppure il loro ritorno a casa sarà stato indimenticabile. Purtroppo a segnare la loro giornata non è stata una manifestazione improvvisa di Dio, ma le più terrene manganellate degli agenti di polizia. Alle 13.30 – secondo le testimonianze delle vittime all’associazione per la difesa dei diritti umani “Pravozašita” – almeno una ventina di agenti armati hanno fatto irruzione nella moschea interrompendo la preghiera e intimando ai presenti di uscire. Là fuori ad attenderli c’erano altri trenta poliziotti, che hanno fatto salire tutti su dei minibus e li hanno tradotti in caserma. Nel gruppo degli ottanta fedeli musulmani c’erano 15 minorenni, anch’essi arrestati illegalmente.

Appena giunti alla caserma di Magaramkent, i ragazzini sono stati separati dal resto del gruppo e per almeno cinque ore insultati, umiliati e minacciati (stessa sorte è toccata agli adulti, a molti dei quali è stata strappata la barba). Così il diciassettenne Bejdullaev Imran Bejdullakhovič racconta all’associazione “Pravozašita” quel che è successo lì dentro: «Siamo rimasti nel corridoio al secondo piano per almeno cinque ore, ci hanno sequestrato i telefonini. Ci hanno vietato di sedere e continuamente ci offendevano e dicevano parolacce. C’erano tre-quattro poliziotti armati, che ci hanno imposto di spostare degli scaffali e delle cassette di sicurezza pesanti, poi hanno iniziato a trascinarci tre alla volta in una stanza. Lì sedeva un uomo in uniforme (poi ne è arrivato un altro), che ha ricominciato ad insultarci […]. Ci ha chiesto: “Perché frequentate la moschea? Quelli vi usano […] poi vi dicono chi dovete assassinare e vi fanno andare armati per i boschi. Quelli come voi li mandano ad uccidere. Vi chiederanno di ammazzare i vostri genitori”». Ma gli avvertimenti non si sono “limitati” a questo, infatti, come testimonia l’appena diciottenne Čelebov Vjačeslav Jašrefovič: «I poliziotti hanno iniziato a minacciarci che se ci avessero visto di nuovo alla moschea, ci avrebbero sparato».

È il diciassettenne Fetaliev Roman Zamanovič, ad avere la peggio. Tre degli agenti, non contenti degli insulti, lo hanno portato in una stanza ed hanno iniziato a manganellarlo per almeno cinque minuti, per poi spingerlo nel corridoio dove altri poliziotti hanno continuato a prenderlo a calci e a schiaffi. Come ha denunciato a “Pravozašita” lo stesso Roman: «Il perché mi picchiassero, non me l’ha spiegato nessuno».

A prendersi gioco dei ragazzini sono intervenuti pure il direttore e vicedirettore della scuola, Sidikullakh Akhmedov e Rustam Karibov, quest’ultimo persino chiedendo agli agenti di trattenere i suoi scolari per almeno quindici giorni.

Dopo la procedura di identificazione, i ragazzi sono stati ricongiunti con gli adulti in una sala grande e lì c’erano il capo del distretto di polizia di Magaramkent, Shakir Omarov, il suo vice e il comandante dell’OMON locale, che “nell’arringa finale” hanno detto: «Ma vi pare modo di educare i vostri figli? Così allevate dei criminali. Se la cosa si ripeterà, vi toglieremo la patria potestà. Vi spareremo assieme ai vostri figli e vi distruggeremo le case». Secondo la testimonianza di una delle vittime, Abdurakhmanov Abdurakhman, la situazione nella regione di Magaramkent si è deteriorata con l’arrivo del nuovo capo della polizia Shakir Omarov. Tutti i giovani del villaggio hanno iniziato a perdere il proprio lavoro e le persecuzioni iniziano, come abbiamo visto, sin dall’età scolare.

Ancora nei giorni successivi al 13 di maggio 2011, alcuni agenti di polizia hanno fatto visita alla scuola locale mettendo in guardia tutte le ragazzine vestiste secondo usanza islamica che le avrebbero costrette a spogliarsi davanti a tutti. Mentre il 15 dello stesso mese, un bambino di otto anni, Artem Čelebov, è stato terrorizzato dal rappresentante degli insegnati della scuola con la minaccia di prendere severi provvedimenti se avesse continuato a frequentare la moschea.

Essere musulmano, quindi, in virtù di una poco matematica equazione, vuol dire essere terrorista. E così come per tutto il Caucaso del Nord, anche nel Dagestan di Magomedov Magomedsalam, uomo di Vladimir Putin e Dmitrij Medvedev, non servono accuse o prove per trarre in arresto e picchiare i normali cittadini, come non servono mandati per “ispezionare” le loro case. Poi se, “per pura casualità”, qualcuno muore o le abitazioni bruciano, allora i morti sono certamente dei terroristi e le fiamme hanno distrutto i loro covi.

È sconvolgente come i metodi di lotta al terrorismo colpiscano sempre di più i minori in tutto il Caucaso del Nord, forse non è un caso che gli ultimi attentati a Mosca siano stati organizzati e compiuti da ragazzi e ragazze di giovane età.

Fabrizio Ossino

RICORDANDO L’ESTEMIROVA (E IL POTERE DI INTERNET)

L’altra sera (alla Libreria popolare di via Tadino a Milano, iniziativa organizzata da Annaviva) a parlare con Fabrizio Ossino della sua tesi su Natalija Estemirova (e dell’atteggiamento dei media europei di fronte al suo omicidio, impunito) saremo stati al massimo in una trentina.

Ma, rispetto al passato, l’impatto che ha la rete internet su queste azioni di sensibilizzazione è evidente.

Chi monitora le parole chiave, ad esempio tra la diaspora cecena, ha scoperto l’iniziativa e l’ha così veicolata in tutto il mondo.

Ecco i due link che parlano della serata:

http://www.waynakh.com/eng/2011/05/presentation-in-memory-of-natalya-estemirova/

http://www.waynakh.com/tr/2011/05/natalya-estemirova-anisina-adanmis-sunum/

Ad maiora.

LA STAMPA E L’OMICIDIO ESTEMIROVA

In questi giorni alcuni amici mi hanno detto che Annaviva fa iniziative per cercare visibilità. Non credo sia così ma penso che ognuno debba giustamente nutrire le sensazioni che vuole nei confronti degli avvenimenti.
Ieri sera, forse anche per contrastare questa idea, nella Liberia popolare di via Tadino a Milano, abbiamo ricordato una giornalista uccisa che è meno nota della Politkovskaja. E per farlo abbiamo scelto come interlocutore un ragazzo che si è appena laureato alla Sapienza.
Fabrizio Ossino, con una presentazione davvero multimediale, ci ha spiegato chi era Natalija Estemirova. E ha soprattutto analizzato (e raccontato) come la stampa ha narrato dell’assassinio (ovviamente impunito) di questa collega che si batteva per i diritti umani nel Caucaso.
I giornali russi (salvo la Novaja) hanno scritto male e poco della vicenda. Fin qui – verrebbe da dire – tutto normale.
Ciò che non è normale è che anche i quotidiani italiani (per non dire dei due principali settimanali) hanno fatto lo stesso. Nello Stivale però, per queste cose, i giornalisti non rischiano la vita, ma nemmeno le telefonate del Cremlino. E quindi ciò è ancora più grave.
Decisamente meglio è andata la stampa tedesca che si è dimostrata ben più attenta e preparata di quella tricolore.
Ossino, che sogna di fare il giornalista ma non vorrebbe dover passare dalle scuole, è al momento uno dei cervelli italiani in fuga, a Berlino per l’esattezza.
Per noi che rimaniamo qui, resta la speranza che prima o poi qualcuno si accorgerà che, come diceva Gaber, il problema di questo paese non è Berlusconi in sé ma il Berlusconi che è in ognuno di noi.

Ad maiora

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SERATA IN RICORDO DI NATALIJA ESTEMIROVA

Venerdì sera (20 maggio) l’associazione Annaviva organizza una serata in in ricordo di Natalija Estemirova.

Ci troveremo dalle 20.45 alla Libreria Popolare di Via Tadino 18 a Milano.

La scorsa estate il prendente Medvedev annunciò che erano stati individuati i killer della giornalista russa uccisa tra la Cecenia e l’Inguscezia nel luglio 2009. La stampa di tutto il mondo (e anche la distratta politica internazionale) si accontentò di quella dichiarazione propagandistica. Sono passati dieci mesi e i killer, sempre che fossero stati veramente individuati, se ne vanno a spasso per la Federazione Russa o magari per l’Europa.

Assassinata a colpi di makarov 9 mm, la stessa arma che usarono per uccidere Anna Politkovskaja. Una pistola un tempo in dotazione alle forze armate sovietiche. Per Natalija come Anna, stranamente, non sono mai stati trovati gli esecutori materiali.

Le due giornaliste erano d’altronde attive sul fronte dei diritti umani ed erano invise a quel presidente ceceno (l’impresentabile Ramzan Kadyrov) grazie ai cui petrorubli si è assistita qualche giorno fa alla patetica partita di calcio che ha visto protagonista anche Maradona. Triste esempio di uno spettacolo globale del quale lo sport è uno dei principali motori.

Di questo e di altro parleremo venerdì sera a Milano. Ascoltando Fabrizio Ossino, che si è da poco laureato alla Sapienza di Roma con una tesi su come i media europei hanno coperto l’omicidio Estemirova.

Con imbarazzanti risvolti anche per il giornalismo nostrano.

Vi aspettiamo.

Ad maiora