Croce rossa italiana

Domani a #Milano la raccolta di indumenti. Ecco dove.

Ricevo e volentieri diffondo questa notizia che mi arriva dall’ufficio stampa del Comune di Milano.

Domani. Non mancate.

Ad maiora.

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Indumenti invernali per adulti e bambini, cappotti, giacconi, coperte di lana, sacchi a pelo. Il Comune di Milano e 12 associazioni cittadine che si occupano anche di senzatetto rinnovano a tutti i milanesi l’invito già partito nei giorni scorsi a dare un aiuto a chi vive per strada o si trova in difficoltà donando quello che si è messo da parte e non si usa più. Sabato prossimo 17 novembre, dalle 9.30 alle 17, si svolgerà la raccolta in nove punti della città:

·        piazzale Baiamonti;
·        piazzale Baracca;
·        Stazione FS Lambrate – (via Bassini angolo Valvassori Peroni)
·        piazza Argentina;
·        viale Papiniano; (Piazzale Cantore )
·        Arco della Pace;
·        piazzale Selinunte;
·        Colonne San Lorenzo;
·        piazzale Maciachini.

“Con questa iniziativa promossa dall’Amministrazione e dalle associazioni che da sempre sono al fianco dei più poveri – spiega l’assessore alle Politiche sociali, Pierfrancesco Majorino – chiediamo ai milanesi di dare una mano ai senzatetto e a chi ha più bisogno. Cappotti, giacconi e altri indumenti invernali anche per bambini saranno distribuiti ai senzatetto e alle famiglie disagiate nei mesi invernali che ci aspettano. La mobilitazione cittadina che abbiamo messo in campo con la rete di associazioni riguarda anche i posti letto che contiamo di aumentare a 2.500 rispetto ai 2.020 della scorsa stagione e ai 1.248 di un anno e mezzo fa per riuscire a offrire, soprattutto durante le settimane più fredde un riparo a chi dorme ancora per strada. La crisi sta colpendo sempre di più e sono molti i nuovi poveri che necessitano di un sostegno. Sono certo che i milanesi sapranno rispondere con generosità al nostro appello”.

Il Comune invita i cittadini anche a segnalare le persone in stato di bisogno contattando le due strutture dell’Amministrazione che si occupano di soccorrere e accogliere chi ha bisogno di un posto letto:
– Centro Aiuto Stazione Centrale, via Ferrante Aporti 3 (ang. viale Brianza).
Telefono: 02-884.47645; 02-884.47647; 02/884.47649, aperto tutti i giorni dell’anno, festivi inclusi, dalle 8.30 alle 19.30, il sabato e la domenica dalle 9 alle 15.
In periodi di emergenza, come già successo durante i primi giorni di freddo lo scorso ottobre, la struttura rimarrà aperta, con un potenziamento del personale fino alle ore 24.
– Casa dell’Accoglienza Ortles, viale Ortles 69.
Telefono: 02-884.45239 negli orari di chiusura del Centro Aiuto Stazione Centrale.

La raccolta sarà effettuata dai volontari di Fondazione Fratelli di San Francesco; Fondazione Progetto Arca; Comunità di Sant’Egidio; Croce Rossa Italiana; Associazione Ronda della Carità e della Solidarietà; Opera Cardinal Ferrari; Associazione Milano in Azione; Associazione Clochard alla Riscossa; Associazione Linea Gialla; Associazione City Angels;Associazione S.O.S Milano.

TORNANDO A ONNA (A QUEL CHE NE E’ RIMASTO)

“Se sei  venuto a sentir parlare male di Berlusconi, questa non è la casa giusta”. Antonietta si mette inizialmente sulla difensiva quando scopre che sono un giornalista. Ma è una difesa che dura pochi istanti.

Mi ha offerto il caffè nella sua nuova casetta a Onna, uno dei comuni più devastati dal terremoto di un anno fa. Una casa di quelle che proprio Berlusconi consegnò agli abitanti durante un “Porta a porta”, pur essendo state costruite dalla Provincia di Trento e dalla Croce rossa.

“Prima ero per la Dc e tanti anni fa ero per il fascismo” mi dice, un po’ provocatoriamente, mentre prepara il pranzo per la figlia. Sono le ultime considerazioni “politiche” che mi fa.

Antonietta è classe 1933. “Nemmeno il terremoto mi ha voluto!”, spiega ridendo nel prefabbricato riscaldato, malgrado il gelo fuori (e benché, in altre Case, la situazione in questi giorni sia decisamente meno allegra).

Aspettiamo il prete (sudamericano) che – forse per il gelo – non si presenterà all’appuntamento mattutino per bere il caffè. Sul tavolo Antonietta ne ha un thermos pieno, sempre pronto per gli ospiti che dovessero presentarsi alla porta. È l’ospitalità abruzzese, davvero inimmaginabile a chi non sia stato da queste parti. Un anno e mezzo fa, nelle tendopoli, subito dopo aver perso la casa e gli affetti, gli sfollati dividevano con tutti il cibo che gli veniva offerto e ringraziavano in continuazione.

Onna è stata ricostruita, con casette di legno, a pochi passi da dove sorgeva il Paese inghiottito dal terremoto. Anche i nomi delle vie della nuova Onna ricordano la strage provocata dal sisma: 49 morti su 310 abitanti. Via delle vittime del  terremoto, Via Comunità di Onna, via Trento, Via del Volontariato.

All’ingresso dell’abitato ora c’è una struttura moderna, “Casa Onna”, costruita dal governo tedesco: in questo piccolo borgo, nel ’44, i nazi  trucidarono 17 persone.

Antonietta a quel tempo era a Barete. Arriverà ad Onna solo dopo il matrimonio da cui nasceranno due figli. Il borgo  non è più quello di prima e la cosa le dispiace. Con la neve è difficile andare in giro. La spesa gliela fanno i vicini, quando non possono i parenti. “Ma si sta bene anche in queste casette”, mi dice sempre sorridendo.

La tv qui non è accesa. Antonietta voterebbe Berlusconi anche senza la propaganda. È figlia di un  Paese profondo al quale il presidente- di-quasi- tutto parla da quando è sceso in politica. E che l’opposizione fatica persino a comprendere.

Lasciamo Antonietta ed Onna. Il grande prato dove vennero sepolti, sotto uno strato di calce, tutti gli animali morti durante il sisma, pur coperto da uno strato di neve, odora ancora di morte. Il resto del borgo è tutta zona rossa, a rischio crolli anche per la neve e le temperature rigide di queste ore. Le foto messe su pannelli ricordano a chi passa di qui com’era bella Onna prima del terremoto. Ora, malgrado l’ottimismo di Antonietta, quelle nuove casette fanno stringere il cuore.

Ad maiora.