Cina

Zapping mondiale: dai marò a Di Canio

++ INDIA: MARO'; IN TRIBUNALE A KOCHI, NUOVA UDIENZA 18/6 ++
Poco o nulla di italiano in giro per il web mondiale, salvo la vicenda dei marò, raccontata da Al Jazeera, dove si raccontano le proteste sia in India che a Roma. La crisi vista da New Delhi col Times of India.

Importante invece leggere La Nacion che racconta, anche con un video, la visita della presidente argentina Kirchner nelle zone alluvionate.

I ticinesi stanno intanto per aprire il tunnel del Gottardo. Sperando che attiri turisti dal nord della Svizzera. Anche con un video, come racconta il Corriere del Ticino.

Su Le Monde un interessante pezzo sulle borse di Chanel clonate in Cina. Sempre dalla Cina, racconta El Pais, arrivano anche nuovi casi di aviaria: 3 i morti.

Al Arabiya racconta di una moschea che riapre dopo 90 anni a Salonnicco.

Sul New York Times un video su Alec Baldwin a Broadway.

Concludo col Guardian ancora Di Canio che dice di non supportare l’ideologia fascista.

Ad maiora

#AWWNeverSorry Il film sul coraggioso artista cinese

Sala cinematografica piena ieri sera all’Apollo di Milano per l’unica proiezione del film-documentario dedicato all’artista cinese Ai Wei Wei.
La storia di questo attivista dei diritti umani viene raccontata per intero: dal suo sforzo di raccontare i morti del terremoto di Sichuan (che hanno portato alla chiusura, da parte delle autorità, del suo blog) alle sue personali in giro per il mondo, dai suoi gatti che aprono le porte (ma non sanno chiuderle) al figlio avuto “con un’amica” (con la moglie non entusiasta).
Il film di Alison Klayman mostra (anzi, fa sentire) anche il pestaggio dei poliziotti contro il pacifico (ma combattivo) Ai Wei Wei, con la conseguente operazione alla testa.
Si ride quando si vedono i ragazzi dell’artista filmare gli sbirri del regime. Ci si indigna quando si assiste alle botte contro gli stessi video-attivisti e quando si vede il volto scavato di Wei Wei dopo 80 giorni di prigionia.
La forza del geniale artista è tutta legata a Twitter con l’account @aiww
Nel finale della pellicola si incitano gli spettatori a darsi da fare via internet naturalmente. Seguiteli: @AWWNeverSorry
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Studentessa si dà fuoco contro l’occupazione cinese del #Tibet

Una diciassettenne tibetana si è immolata a Dokarmo, nella contea di Malho, prefettura autonoma tibetana nella provincia cinese occidentale del Qinghai.
Con questa, le immolazioni salgono a 81 dal primo gennaio del 2012 e 95 dal febbraio 2009, da quando sono cominciate.
Bhenchen Kyi, questo il nome della studentessa, si è data fuoco urlando slogan contro l’occupazione cinese del Tibet e chiedendo il ritorno del Dalai Lama.
Circa duemila tibetani si sono raccolti nella zona per impedire alle autorità cinesi di prendere il corpo della ragazza, che è stato subito cremato. Pochi giorni fa, la giovane aveva annunciato ad alcuni suoi compagni di scuola l’intenzione di sacrificarsi per la causa tibetana. Aggiungendo che non voleva che il suo corpo cadesse nelle mani del regime cinese. Sperava fossero i genitori a prendersi cura dei suoi resti.
L’immolazione di Bhenchen Kyi alla vigilia del giorno della solidarietà globale indetti dal governo tibetano in esilio, il Cta.
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#FreeTibet Un altro monaco si immola

Si è cosparso di benzina e si è dato fuoco. Poi ha giunto le mani in preghiera ha cantato slogan per il ritorno del Dalai Lama in Tibet. Dopo aver camminato qualche metro è caduto a terra, morto.
Sono finite così la vita e la protesta anti-cinese di Lobsang Gendun, monaco tibetano di 23 anni della provincia di Qinghai.
Sono settantotto le immolazioni dall’inizio del 2012.
Novantadue dal febbraio del 2009 quando è iniziata questa forma di protesta estrema.
Quella di ieri è la seconda a dicembre (dopo il triste record di 28 suicidi a novembre).
Dopo la morte del monaco ci sono stati scontri tra tibetani e poliziotti cinesi che si contendevano il corpo del giovane. I resti dell’uomo sono stati portati nel monastero per la veglia funebre.
Ad maiora

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#Tibet Prima immolazione di dicembre

Nuova immolazione, la
novantunesima dal 2009, nella Cina occidentale, per protestare contro l’occupazione cinese del Tibet.
Sungdue Kyab, di soli 17
anni, si è dato fuoco ieri davanti al
monastero di Bora a Labrang, nella
provincia del Gansu.
Il ragazzo prima di darsi fuoco ha urlato slogan per chiedere il ritorno del Dalai Lama e la fine della occupazione cinese.
Secondo alcune fonti, sarebbe ancora vivo, ma in fin di vita, in un ospedale. Ai monaci buddisti è stato impedito di vederlo.
È la prima immolazione di dicembre.
Nel solo mese di novembre (e nel quasi silenzio generale) si sono tolti la vita per protesta 28 tibetani.
Sono 77 dall’inizio del 2012.
Ad maiora

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