Busto Arsizio

“PUÒ LA CHIESA ESSERE EQUIDISTANTE?”

Come scriveva una volta Repubblica (quando era Repubblica), riceviamo e volentieri pubblichiamo questa lettera (aperta) della Comunità di base diretta ai cristiani di Busto. E’ un invito alla responsabilità dopo le parole sui migranti  dell’europarlamentare leghista Francesco Speroni (bustocco).

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Dall’intervista del 13 aprile 2011 a Radio 24 di Francesco Speroni, leader della Lega di Busto Arsizio, eurodeputato, presidente del Consiglio Comunale di Busto, candidato alle elezioni del 15 maggio 2011.

“Se uno invade le acque territoriali di un Paese sovrano è lecito usare le armi, questo è diritto internazionale. Non ce l’hanno certo scritto in fronte se sono profughi, ma non c’è una situazione in Tunisia che giustifichi l’arrivo di profughi. Hitler ha sbagliato tutto: se fosse vissuto nei giorni nostri avrebbe mandato dei tedeschi coi barconi a invadere il mondo e nessuno avrebbe potuto fermarli perchè ‘beh, ci sono le ragioni umanitarie’. Noi in Libano, in Afghanistan stiamo usando le armi, perchè non dobbiamo usarle per difendere i nostri confini? Si parla tanto dei 150 anni dell’Unità, qui si tratta di difendere i sacri confini della Patria come qualcuno ancora dice. Noi siamo invasi, c’è gente che viene in Italia senza permesso, violando tutte le regole. A questo punto vanno usati tutti i mezzi per respingerli, anche le armi.”

Cari fratelli cristiani di Busto, sono questi gli uomini politici e i partiti che pretendono di rappresentare le tradizioni cristiane della nostra terra? E’ a loro che vogliamo affidare il governo della nostra città per altri 5 anni? Sono questi, fratelli cristiani del PdL, gli alleati che avete scelto per le prossime elezioni? Cari pastori delle comunità di Busto, preti, parroci, padri spirituali, può la Chiesa essere equidistante quando si sentono pronunciare affermazioni come questa contro i fratelli, le donne, i bambini del continente africano che fuggono dalla guerra e dalla miseria? Il Vangelo di Matteo, al capitolo 25, è chiaro ed inequivocabile. Su quelle carrette del mare c’è anche Cristo. Vogliamo sparargli perché non ha le carte in regola?

 “Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria. E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi. Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti? Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me. Poi dirà a quelli alla sua sinistra; Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere; ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato. Anch’essi allora risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito? Ma egli risponderà: In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l’avete fatto a me.”

Non abbiamo altro da aggiungere. Un fraterno, accorato saluto.

La Comunità Cristiana di Base di Busto Arsizio, il 14 aprile 2011

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Ad maiora

DA HAITI A BUSTO: IL SOLE DI SUOR MARCELLA

Alba. Sveglia alle 4.30. Fuori fa freddo. Arrivi in redazione un po’ imbronciato. Sfogli i giornali. Pagine su pagine solo dedicate a Ruby o a Montecarlo. Gazzettino padano (dove si parla dell’estero vicino: il Canton Ticino, inquinato).
Poi in macchina. Ancora i giornali. Solo “politica” italiana. Si “salva” l’Egitto.
Arriviamo a Gallarate. Nevica. L’umore è sempre più inverso.
Poi arriva suor Marcella ed e’ come se sorgesse il sole anche in questo lembo di Lombardia che guarda alla Svizzera.
Chi mi conosce sa che non sono esattamente un bigotto. Ma faccio il giornalista. E sono sensibile più a chi fa che a chi parla. Suor Marcella Catozza guida la prima categoria.
Quando con Paolo Carpi arrivammo a Waf Jeremie, baraccopoli della capitale haitiana, a incontrarla eravamo stanchi. Avevamo visto tante cose terribili, tante storie tristi. E, come dice mio cugino Michele, ognuno di noi ha un limite nell’accumulare tristezze e negatività dentro di sé. Quel giorno ad Haiti, tra colera e macerie, l’avevamo già superato.
Ma non ci aspettavamo di vedere quella serie di casette colorate che prendevano il posto di terribili baracche. E la missionaria francescana, col suo entusiasmo contagioso, ci portò per mano a vedere la sofferenza ma soprattutto la ricostruzione. I sorrisi dei bambini, ma anche degli adulti che vedono in lei una speranza. Quella di togliere le baracche e costruire piccole case. Di realizzare un ambulatorio, un centro colera e una scuola, che tra pochi giorni accoglierà i primi bambini.
Ora, per qualche giorno, suor Marcella è tornata dalle sue parti, nella sua Busto. Non è qui per riposarsi, ma per trovare finanziamenti per trasformare tutta Waf Jeremie (una delle zone più pericolose e più degradate del Paese più povero del mondo) nel Vilaj Italyen e per trovare volontari (medici e insegnanti, principalmente). “Non può dipendere da dove sei nato avere o non avere aspettative per il futuro – dice in una sala strapiena. Io non lo posso accettare. E spero neanche voi”.
Per ora ha costruito 120 case e altrettante ne sono in via di realizzazione, anche grazie all’intervento dell’Onu. La baraccopoli, che sorge su una discarica, al fianco del porto, conta almeno 70mila persone. Ma sono certo che, grazie a questa incredibile suora, gli haitiani che abitano lì ce la faranno. “Il mondo si può cambiare. Ma bisogna crederci”, conclude. Oggi qui il sole non tramonterà tanto presto.
Ad maiora.

Per info e per conoscere come aiutare/incontrare suor Marcella: http://www.vilajitalyen.org/

ANCHE REPUBBLICA SI ACCORGE DI SUOR MARCELLA

Grazie al Tg1 (e alla sua rubrica Fa’ la cosa giusta) suor Marcella e le sue attività ad Haiti escono dal vincolo dell’informazione locale.
Essendo lei di Busto Arsizio, fino a ieri era conosciuta a livello provinciale o regionale.
Ora ha rotto questo tetto di cristallo ed appare persino su Repubblica:

http://www.repubblica.it/solidarieta/emergenza/2010/11/26/news/suor_marcella_haiti-9544442/

Suor Marcella verra’ premiata dalla Regione (Lombardia, ovviamente) il 14 dicembre.

Di lei (e di come sostenere i suoi progetti) si parlerà domani (domenica 28) a Busto e sabato 4 a Gallarate:

http://www3.varesenews.it/busto/articolo.php?id=189151

Ad maiora

DOMANI GLI SPECIALI SU SUOR MARCELLA (AD HAITI)

Martedi 23 novembre alle 9,07 a Tg1/Fa’ la cosa giusta l’appello di Suor Marcella da Haiti: “Il mondo non sa cosa stiamo vivendo “.

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Sono saliti a più di 1250 i morti di  colera ad Haiti. 20 mila le persone ricoverate negli ospedali dal 19 ottobre. L’epidemia ha raggiunto Waf Jeremie, la bidonville tra le più pericolose al mondo dove dal 2005  vive Suor Marcella Catozza, donna di frontiera, nata a Busto Arsizio, in provincia di Varese, che dal suo sito lancia un grido d’allarme. “Il mondo non sa cosa stiamo vivendo. Ho più di 40 pazienti  a letto ,ogni ora invio gente in ospedale. Ho bisogno di aiuti subito”.   Costruita sulla discarica di Port au Prince, a Waf Jeremie vivono 300 mila persone senza le minime condizioni igieniche: senza acqua, niente latrine, e dove le ruspe hanno continuato a rovesciare rifiuti anche dopo il terremoto del gennaio 2010. Poi a giugno Suor Marcella ha schierato i suoi bambini che si tenevano per mano davanti alle ruspe per fermarle e le ruspe non sono più tornate.

Conquistata la fiducia dei boss del quartiere riesce a tirar su squadre di ragazzini che ora fanno gli infermieri, muratori. Arrivano gli aiuti delle ong, dell’Unicef, la nave Cavour, i carabinieri e i soldati del battaglione San Marco, e Suor Marcella è l’unica a distribuire gli aiuti senza scorta armata. Da sola inizia a costruire il Vilaj Italyen dove oggi ci sono 122 casette verdi con 8 blocchi di latrine.

A Tg1/Fa’ la cosa giusta reportage di Andrea Riscassi a Waf Jeremie con Suor Marcella.

In studio Michela Provisione medico dell’ospedale di Busto Arsizio che ha stretti contatti quotidiani con Suor Marcella.

http://www.vilajitalyen.org/

Fa’ la cosa giusta a cura di Giovanna Rossiello:

 http://tg1falacosagiusta.blog.rai.it

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UN SERVIZIO SU SUOR MARCELLA ANDRA’ IN ONDA SEMPRE DOMANI ALE 7.30 SU RAI3 IN BUON GIORNO REGIONE (LOMBARDIA).

AD MAIORA