Alberto Musy

ELEZIONI A TORINO: TRICOLORE VS. CONFUSIONE

A Torino, dove si vota per le amministrative, sembra che la campagna elettorale sia già entrata nel vivo. Manifesti e slogan riempiono i muri della città. Ben più che a Milano dove la sfida “politica” tarda a partire.

Il centro sinistra, dopo il periodo Chiamparino (che al termine del mandato ha confessato di odiare la Juve) lancia nell’agone l’ultimo segretario dei Ds, Piero Fassino. Mentre il Pdl ha deciso di contrapporgli l’attuale assessore regionale alla Cultura Michele Coppola.

Nell’attesa di vedere i manifesti con i due faccioni sorridenti (anzi con tutti i faccioni, visto che il terzo polo corre da solo con Alberto Musy) per ora la gara è tra i manifesti di posizionamento dei due principali schieramenti.

Dove si nota la differenza tra chi ha le idee chiare e chi un po’ di confusione in testa.

Il manifesto del Pdl è di una semplicità disarmante, ma coglie nel segno.

Quello del Pd racconta invece una certa qual confusione che domina la testa di questo partito.

Mi ricorda il manifesto col cambio inserito nella sesta marcia (errato peraltro nella posizione) che fece da sfondo alla deludente campagna di Penati per le regionali lombarde. In una regione assediata dallo smog, forse l’ultimo dei simboli da proporre per un ricambio.

Qui invece la confusione nella testa democratica contro la chiarezza del messaggio berlsconiano, diretto alla conquista. Sfruttando peraltro l’onda lunga del tricolore che impazza su tutta Torino.

Si cominciano a vedere anche i primi manifesti dei candidati. Tralascio quelli che ammiccano a facebook invitando a scegliere “un amico in comune” o coloro che sfruttano il proprio nome per ammiccare a una delle due squadre (i granata, sconfitti in casa persino dal Livorno).

Osservo invece che ormai non c’è alcuna differenza di stile tra una manifesto pubblicitario che cerca di indurvi ad andare a un concerto e uno che vi invita a votare per una certa candidata.

Si chiama, non a caso, marketing elettorale.

Ad maiora.