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In memoria di Anna: a Mosca la manifestazione di Amnesty International

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Un bouquet di fiori di carta composto da appelli per chiedere alle autorità russe di ristabilire la giustizia nel caso Politkovskaja. È così che Ammesty International intende onorare a Mosca la memoria della giornalista russa nel giorno dell’ottavo anniversario del suo assassinio.

L’organizzazione internazionale ha deciso di chiamare a raccolta la società civile, i giornalisti, i colleghi, gli amici di Anna e ha dato loro appuntamento alle ore 14 nella redazione della Novaja Gazeta per consegnare i bouquet di carta. Perché otto anni dopo quel 7 ottobre 2006, sono ancora forti il dolore, lo sgomento, la rabbia per la morte della giornalista che ha lottato ogni giorno affianco ai deboli, agli indifesi, alle vittime di giochi di potere e soprusi e violenze.

“In redazione venivano a chiederle aiuto le donne che cercavano i propri figli scomparsi durante la guerra in Cecenia, i figli rimasti senza padre, i padri che avevano…

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Fischio Finale, su GQ uno stralcio del mio testo

Come vi ho annunciato qualche settimana fa, ho dato il mio piccolo contributo (per la prima volta) alla stesura di un libro giallo, incentrato sul mondo del calcio. Fischio finale è un volume edito da Novecento editore ha tra quanti hanno scritto molti noti giallisti.
Forse per il classico culo del principiante GQ, nel recensire il libro, ha deciso di pubblicare uno stralcio proprio del capitolo da me scritto (dedicato al derby romano).
Chi ha voglia di leggerlo, può farlo qui :

http://www.gqitalia.it/gadget/2014/10/05/fischio-finale-lato-criminale-calcio-in-10-racconti/

Il libro lo trovate comunque in tutte le (migliori) librerie.
Ad maiora

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La marea rossa della DeeJayTen

Si è conclusa l’edizione del decennale della corsa (competitiva e non) organizzata dalla radio milanese (e ideata da Linus).
20mila gli iscritti quest’anno, per lo più – da quel che ho potuto vedere – alla camminata di 5 km (partita un po’ in ritardo, come anche le due 10k).
I partecipanti alla competitiva erano (almeno quelli arrivati in fondo) 1600. Il primo l’ha corsa in 32′, l’ultimo in un’ora e 2 minuti.
Io sono arrivato meno distante da questo che da quello. Ma i 53′ con cui l’ho chiusa, sono 4 minuti in meno della stessa gara di un anno fa e due minuti in meno del mio miglior tempo.
Tanta gente significa un po’ di strettoie e qualche gomitata, ma nel complesso è stata una bella mattinata, con una Milano senza clacson e con temperature quasi estive.
Era parecchio che non si vedevano tante persone vestite di rosso in giro per la città. Come hanno ironicamente chiosato quelli del Trio Medusa: “Siete in ventimila, più degli iscritti al Pd…!”
Ad maiora

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Domani la decima DeeJayTen

Edizione con la stella per la corsa milanese organizzata da Linus e dalla sua radio.
Edizione da record visto che ci saranno 20mila partecipanti e che le iscrizioni sono chiuse da quasi un mese.
Io correrò (con la maglia del Road Runners e non quella – bella – rossa della manifestazione) tra i 3mila che fanno la gara competitiva. Come al solito, non sono competitivo… Ma l’importante è finirla.
Si parte e si arriva in piazza Castello. Per me è la seconda DeeJayTen. Il mio tempo migliore sui 10 km è di ’55.
Ad Maiora

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Lampedusa, un anno dopo

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Oggi si ricorda la più grave strage di migranti nella recente storia dei viaggi della speranza nel Mediterraneo.
Sentiremo e vedremo, a Lampedusa e altrove, tante lacrime di coccodrillo per quei 366 morti.
Nella piccola isola siciliana, appena dietro il porto, c’è una sorta di cimitero delle navi degli immigrati. Un involontario monumento a chi si affida alla sorte pur di sfuggire a fame e miseria. Ma anche un inno alla burocrazia italiana, visto che quelle navi di legno sono lì, a volte da anni, sotto sequestro giudiziario.

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Questa estate, grazie all’operazione Mare Nostrum, a Lampedusa non sono praticamente arrivati barconi.
Che credo torneranno ad affollare il cimitero delle barche, se verrà interrotta e non sostituita da qualche intervento europeo.

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Rivedendo le foto, mi è tornata alla mente la domanda retorica che mi ha suggerito uno dei primi abitanti conosciuti a Lampedusa: perché non fanno i controlli sull’altra sponda del Mediterraneo e fanno partire, con un traghetto, chi ha i requisiti per venire?
Ad maiora

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Il sapore amaro della libertà

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Il 7 ottobre, in occasione dell’ottavo anniversario dell’assassinio della giornalista russa Anna Politkovskaja, AnnaViva vi invita al cinema Ariosto di Milano alla proiezione del documentario “A bitter taste of freedom” (“Il sapore amaro della libertà”) di Marina Goldovskaya.

Marina Goldovskaya, anche lei giornalista, ricostruisce la storia dell’amica Anna e cerca di capirne i legami con le contraddizioni dell’era post comunista, ricostruendo il ruolo chiave che avrebbe giocato l’ambigua figura del presidente Putin.

La pellicola ha anche il pregio di restituire la dimensione umana di questa cronista, che ha dato la sua voce a deboli e indifesi. “Il mio film – dice Goldovskaya – vuole essere un ritratto di questa donna speciale che in molti consideravano una ‘iron lady’. Ma lei era esattamente l’opposto: era delicata, gentile e ricca di compassione”.

Prima della proiezione siete tutti invitati ai Giardini Anna Politkovskaja (Corso Como- Porta Garibaldi) per la deposizione di una corona…

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Kiev, ieri e oggi

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Sono tornato a Kiev. E l’ho trovata parecchio cambiata.

La guerra (ora congelata dagli accordi di Minsk) dista centinaia di chilometri dalla capitale ucraina. Dove però si sente l’aria di retrovia. Mi ha ricordato Zagabria mentre i serbi conquistavano Vukovar (dove però c’erano allarmi aerei continui). Anche qui come lì, la sera scatta una sorta di coprifuoco e pochi escono di casa.

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In Majdan non ci sono più i manifestanti. Ma, approfittando di una prolungata estate, una mostra fotografica ricorda EuroMaidan.

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È soprattutto rimangono fiori e lumini nei luoghi dove ci sono stati i caduti. E sulla salita (ora chiusa al traffico) c’è una sequenza impressionante di foto di quanti hanno perso la vita per vedere l’Ucraina in Europa:

La cosa che più fa percepire l’aria di guerra (e che non avevo mai trovato nei miei precedenti viaggi, pre, durante e dopo la rivoluzione arancione) è che ci sono bandiere nazionali ovunque e che è tutto colorato di giallo e azzurro.

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Anche allo stadio, più che le sciarpe della squadra del cuore, i tifosi sventolavano la bandiera nazionale.

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Segno che l’offensiva putiniana a est ha compattato un senso di ucrainità, prima meno evidente. A proposito di Putin, da segnalare che in tutti i mercatini (in quelli sotterranei ma non solo) i principali gadget in vendita sono contro il presidentissimo russo. Dai tappetini su cui pulirsi i piedi alla carta igienica.

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Da segnalare che negli stessi mercatini sono quasi scomparsi i souvenir sovietici, segno anche questo di un volersi ulteriormente affermare dal passato di unità coi russi. Anche solo a suon di cover per IPhone.

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Lo spirito (post)sovietico lo si ritrova ancora in qualche angolo, come il noleggiatore di auto che ironizza su Majdan.

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O nel ristorante dove per entrare si cammina sui volti di Putin e Yanukovich.

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Qualche segno del passato lo si può notare agli angoli delle strade dove le babushke sono ancora lì a vendere i loro fiori.

Fino a quando resisteranno?
Ad maiora

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