Recensioni

Libri, film e tutto quel che mi capita sotto tiro

La terza guerra mondiale

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Questa che propongo oggi è certo lettura più natalizia di quella di ieri. Si trarrà de “La terza guerra mondiale” di Margarita Khemlin. Sono una serie di gustosi racconti che hanno al centro la vita degli ebrei nell’Ucraina sovietica. Racconti che mischiano l’ironia ebraica a quella sovietica. Entrambe, come noto, agrodolci. Ne viene fuori un mix che spesso lascia l’amaro in bocca (il tema della morte, anzi della paura di morire, è ricorrente). Ma che fa leggere questo volume tutto di un fiato.
Ad maiora
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Margarita Khemlin
La terza guerra mondiale e altri racconti
Traduzione: Paola Buscaglione Candela
Giuntina
Firenze, 2013
Pagg. 87
Euro: 13

La televisione e la dittatura della maggioranza

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Non so se è una lettura natalizia, ma la propongo ugualmente oggi. Ho inserito infatti “Televisione” di Carlo Freccero, tra i libri per il mio prossimo corso di comunicazione televisiva. È davvero un testo interessante e mi offrirà spunti per innumerevoli domande agli esami in Statale. Solo l’ultimo capitolo, il settimo, quello sugli scenari della tv italiana, mi ha lasciato perplesso. Ma non mi piacciono quasi mai le previsioni.
Il volume di Freccero parla di video-comunicazione, ma anche di politica, visto che – soprattutto alle nostre latitudini – è impossibile scindere l’elettrodomestico dalla politica: “La televisione si è definitivamente affermata come medium dominante e ha soppiantato la stampa nella scala dei valori correnti. (…) Non è più ” naturaliter di destra” perché il conservatorismo neoliberista è diventato l’unica realtà
riconosciuta, non solo da destra, ma anche da sinistra. Infine non si pone neanche più il problema se la tv dica la verità, dal momento che è il criterio quantitativo, statistico, a stabilire se una cosa sua vera o falsa e non la rispondenza di un enunciato a una verità esterna”. Per l’ex direttore di La Cinq, Italia 1, Raidue e Rai4, la tv è incompatibile con la razionalità: “La stampa è un mezzo agli antipodi della comunicazione televisiva: la pagina scritta permette di ritornare più volte su un concetto, di affrontare la complessità di una tesi, di utilizzare una sintassi costruita su subordinate e coordinate. La televisione è legata a un consumo distratto e discontinuo, continuamente deve contrastare la caduta di attenzione dello spettatore e lo può fare solo facendo ricorso alla superficialità e spettacolarità dell’immagine”.
Con fortissimi impatti sul nostro modo di vivere e pensare: “Rispetto alla Rai che ha rappresentato in Italia il maggiore fattore di informazione culturale, la televisione privata ha rappresentato il maggior fattore di americanizzazione, e quindi di internazionalizzazione del gusto”.
L’arrivo di smartphone e tablet ha democratizzato l’informazione, rendendola ancora più spettacolare, ancora più irrazionale: “L’evento viene consumato nella sua immediatezza, come puro spettacolo. Passa in secondo piano la ricerca delle cause e delle motivazioni. (…) La consumazione dell’evento non è quindi razionale, ma emotiva. (…) Oggi l’evento provoca commozione. (…) Non deve essere compreso, deve emozionare”.
Chiudo con l’Auditel, sistema che ha rivoluzionato l’approccio non solo alla tv, ma alla politica perché, come scrive Freccero, “nell’era del video si realizza la dittatura della maggioranza. La norma coincide con la media statistica. Per la prima volta la verità e il potere vengono espressi in termini quantitativi anziché qualitativi”.
In questo senso l’uso dei sondaggi, di cui abusano soprattutto i tg “di sinistra” è proprio un autogol: “Nell’epoca berlusconiana, l’opinione pubblica si è abituata a identificare il potere con la visibilità”.
Vedremo che succederà nella prossima campagna elettorale…
Ad maiora
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Carlo Freccero
Televisione
Bollati Boringhieri
Torino, 2013
Pagg. 172
Euro: 9

Le Tele “visioni” di Sergio Calabrese

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Sergio Calabrese è stato per anni uno degli inviati di punta della Rai di Milano. Sia per il tg che per Raisport. La sua telecamera ha inquadrato ogni angolo del mondo dove accadessero fatti importanti, di cronaca, di politica e anche e soprattutto di sport (di calcio, in primis).
Sergio che è in pensione da un lustro ma che mi sembra attivo come prima ha pubblicato i suoi racconti di viaggio e le sue riflessioni in un libro dal titolo Tele “visioni”. Il sottotitolo sembra parte delle lezioni che tengo in università: Non appaio, dunque esisto.
È un libro divertente e intelligente pubblicato autonomamente dall’autore. Tanti spunti sul giornalismo televisivo (e non solo) ma anche sulla cronaca, sulla politica e sul costume. Tutti cambiati in questi anni, sotto gli occhi attenti e curiosi di Sergio.
La sua visione, caustica, della realtà, è ben sintetizzata in questa frase (inserita nel paragrafo dedicato a reality e talent): “Chi scrive ha avuto qualche decennale frequentazione del pianeta televisione e può affermare senza dubbio che la presenza di una telecamera altera i comportamenti e alimenta il narcisismo. Chiunque, in presenza della telecamera (anche quella del video-citofono) assume atteggiamenti e gestualità che altrimenti non si sognerebbe di adottare”.
Chi mi segue ricorderà che qualche post del buon Sergio Calabrese è stato ospitato anche su questo blog. Forse anche per questo, venerdì prossimo, 6 dicembre, avrò l’onore di presentare Tele “visioni” nella seconda casa di Sergio,il Tennis Club di Vigevano (via del Convento 15).
Chi è di quelle parti, venga. Non se ne pentirà.
Ad maiora

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Sergio Calabrese
Tele “visioni”
ilmiolibro.it
Pagg. 395
Euro 22

Domani alle 18 la presentazione del libro di Massimo Ceresa

la copertina del libro
Domani, giovedì 3 ottobre, alle 18, all’Ostello Bello di Milano (via Medici 4) presento con Massimo Bonfatti di Mondo in cammino il nuovo romanzo di Massimo Ceresa, “Sopravvivere nella Russia di Stalin e Putin”. L’iniziativa è organizzata a Annaviva , associazione della quale Massimo è socio fondatore.
Il romanzo racconta la storia di una famiglia che finisce nei guai nella Russia di Putin. E gli intrecci della storia portano questa vicenda a riallacciarsi a una vicenda di epoca staliniana.
Tra le due fasi, si legge e capisce nel libro, cambiano i sistemi, ma non la filosofia di fondo.
Ceresa (che devolve gli incassi del libro a Mondo in cammino e Annaviva) cerca di spiegare, attraverso il racconto di una famiglia, la storia di quell’enorme paese che è la Russia.
Un libro (Infinito eizioni) da leggere e su cui riflettere.
Ne parliamo domani.
Vi aspetto.
Ad maiora

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Massimo Ceresa
Sopravvivere alla Russia di Stalin e Putin
Infinito edizioni
Pagg. 93
Euro: 10

Per il nostro bene, utilizzate i beni confiscati!

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“La faccenda della confisca e del recupero delle proprietà dei mafiosi non è una linea retta, ma un gomitolo”. Si parte da questa premessa per tirare il bandolo della matassa dei beni confiscati ai mafiosi cui è dedicato il libro di Alessandra Coppola e Ilaria Ramoni “Per il nostro bene” (Chiarelettere, e chi se no?).
In Italia purtroppo le linee rette sembrano proprio non esistere. E’ tutto un gomitolo di burocrazia, lacci, azioni di furbi e di malfattori che rendono ogni cammino, anche il più semplice, accidentato.
La confisca dei beni dei mafiosi nasce da un’intuizione di Pio La Torre (che diventa legge dopo l’omicidio dello stesso deputato comunista e del prefetto Dalla Chiesa): “Mandarli in galera non serviva a niente – spiega il figlio Franco – all’epoca, come gli stessi padrini dicevano, per loro era un punto d’onore essere stati all’Ucciardone, dove venivano serviti e riveriti, si riposavano e continuavano a comandare”. Viene introdotto quindi il 416bis e si colpiscono i mafiosi dove gli fa più male: nel portafoglio. Via quindi soldi e beni. Questi ultimi passano allo Stato, che li gestisce tramite un’Agenzia (che ha sede a Reggio Calabria, ma la città è logisticamente irraggiungibile e quindi le riunioni si fanno a Roma).
Alla fine del 2012 l’Agenzia controllava 11.238 immobili e 1.708 aziende. Ma la loro gestione è tutt’altro che semplice. Scrivono la Coppola (giornalista del Corriere) e la Ramoni (avvocato e già dirigente di Libera): “Ci sono terreni gravati da ipoteche, ville danneggiate, terreni occupati, appartamenti confiscati solo in parte e indivisi e soprattutto imprese, la grandissima maggioranza delle quali già avviate alla liquidazione”. Quelle che ancora non lo sono, come si spiega tristemente nel libro, rischiano comunque di fallire perché i mafiosi fanno terra bruciata. I casi non riguardano ovviamente solo il sud Italia, ma anche il nord dove, anzi, negli ultimi anni assistiamo al maggior numero di confische proprio in Lombardia. Se al sud vi fanno terra bruciata intorno (magari non andando più al supermercato, strappato ai mafiosi, al nord magari nascondono la targa che ricorda che in quel palazzo c’era un appartamento di un boss.
I numeri comunque raccontano di un fenomeno diffuso e complicato: “Dei 3995 beni immobili ancora in gestione all’Agenzia, 2819 presentano criticità, e di questi 1666 sono gravati da ipoteche (per 76 addirittura sono in atto i pignoramenti). Più di uno su tre, di fatto, inutilizzabili”.
Un percorso a ostacoli che spinge Coppola e Ramoni a mettere questo sottotitolo per il loro viaggio tra i beni confiscati: “la nuova guerra di liberazione”.
Saremo partigiani. Ma ci piace.
Ad maiora

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Ps. Il libro verrà presentato lunedì alle 18 alla Feltrinelli di Milano-Duomo con Pisapia, Nobili e Portanova.

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Per il nostro bene
Alessandra Coppola e Ilaria Ramoni
Chiarelettere
Milano, 2013
Pagg. 160
Euro: 12,90