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L’oppio dei popoli.

Night Run di Milano, bella bolgia

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Le finalità della corsa sono benefiche, per l’Unicef, è quindi il successo della manifestazione deve riempire di gioia. Ma ieri sera alla Night Run di Milano c’erano veramente troppe persone: 6mila a sentire gli organizzatori. Che forse hanno confuso il Parco Sempione con Central Park.
La partenza al rallentatore era scontata. Meno gli stop ai cancelli del parco.
Lo scorso anno, con un altro percorso – molto migliore – non era accaduto. Eravamo anche in duemila in meno.
Anche i passaggi nelle strade intorno al parco sono stati complessi, con imbarazzanti birilli a cercare di separare i corridori dagli automobilisti (fortunatamente fermati dai vigili).
Lo scorso anno arrivo e partenza erano stati all’interno dell’Arena, scenario fantastico per tutto ciò che riguarda l’atletica. Anche dal punto di vista logistico. Quest’anno si è optato per Piazza del Cannone. Dove per recuperare una bottiglietta d’acqua (distribuita sotto un minuscolo tendone) ci si è ammassati indegnamente (lo si intuisce dalla foto).
Infine la maglietta. Con tutti quegli sponsor, possibile che non si potesse distribuirne una tecnica, anziché di cotone? Giusto indossarla la durante la gara (con tanto di microchip, assurdo in una prova non competitiva). Ma si muore di caldo.
Insomma se l’obiettivo è raccogliere tanti soldi per l’Unicef forse è sufficiente aumentare l’iscrizione (ora a 10 euro) e mantenere un tetto alle iscrizioni. Perché come mi ha detto un amico che organizza (bene) questo tipo di manifestazioni: oltre un tot di persone, non si riesce a gestire il tutto è alla fine non ci si diverte.
Che poi alla fine è quello l’obiettivo: correre a fin di bene. Divertendosi e non stressandosi come in mezzo al traffico.
Le potenzialità, correndo con quella luce sulla testa nel buio del parco, ci sono invece tutte.
Ad maiora

 
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Pubblicato da su 16 giugno 2013 in Per sport

 

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Brooks5.30 correre all’alba e sotto la pioggia nel cuore di Milano

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Quando ieri sera è iniziato il diluvio ho pensato, più che alla corsa che sarei andato a fare, a Sergio e Sabrina che avrebbero passato la notte a preparare il tracciato e le colazioni-rifornimenti.
E infatti quando stamattina li ho intervistati per la Tgr (il servizio andrà in onda alle 14) erano mezzi assiderati.
Lo scorso anno andando a fare questa corsa non competitiva, avevo raggiunto largo Cairoli (da dove parte e arriva la Brooks5.30) in bicicletta e maglietta a maniche corte. Quest’anno, invece, sono andato coperto come fosse dicembre. D’altronde a Milano piove e fa davvero freddo. Ma attraversare la Galleria Vittorio Emanuele (ovviamente deserta) o Palazzo Reale (appositamente aperto) rimane davvero emozionante. Con qualunque condizione climatica.
Chi te lo fa fare? E’ sempre la domanda che viene posta in questi casi.
Ma quando si corre, il freddo non si sente più. Si ascolta solo il proprio corpo. E se fa molto freddo o si è fradici, basta farsi una bella doccia bollente appena smesso di correre.
Il perché correre all’alba viene ben spiegato sul sito delle 5.30.
Ad maiora

 
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Pubblicato da su 24 maggio 2013 in Per sport

 

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Brooks5.30 correre all’alba e sotto la pioggia nel cuore di Milano

20130524-101711.jpg
Quando ieri sera è iniziato il diluvio ho pensato, più che alla corsa che sarei andato a fare, a Sergio e Sabrina che avrebbero passato la notte a preparare il tracciato e le colazioni-rifornimenti.
E infatti quando stamattina li ho intervistati per la Tgr (il servizio andrà in onda alle 14) erano mezzi assiderati.
Lo scorso anno andando a fare questa corsa non competitiva, avevo raggiunto largo Cairoli (da dove parte e arriva la Brooks5.30) in bicicletta e maglietta a maniche corte. Quest’anno, invece, sono andato coperto come fosse dicembre. D’altronde a Milano piove e fa davvero freddo. Ma attraversare la Galleria Vittorio Emanuele (ovviamente deserta) o Palazzo Reale (appositamente aperto) rimane davvero emozionante. Con qualunque condizione climatica.
Chi te lo fa fare? E’ sempre la domanda che viene posta in questi casi.
Ma quando si corre, il freddo non si sente più. Si ascolta solo il proprio corpo. E se fa molto freddo o si è fradici, basta farsi una bella doccia bollente appena smesso di correre.
Il perché correre all’alba viene ben spiegato sul sito delle 5.30.
Ad maiora

 
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Pubblicato da su 24 maggio 2013 in Per sport

 

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#imieiplayoff Appello di Roma e Cantù ai propri tifosi

Roma in casaDopo le intemperanze di gara 6 dei quarti, la Pallacanestro Cantù e la Virtus Roma hanno diramato un comunicato congiunto per le due tifoserie in vista delle semifinali. Gara due, a Roma è stata spostata a lunedì perché domenica a Roma si vota e, soprattutto, c’è il derby capitolino di calcio.

Ecco comunque il comunicato

Ad maiora

……………………..

Alla vigilia della prima partita dell’appassionante serie di semifinale scudetto tra la Lenovo e l’Acea, che incomincerà venerdì 24 maggio nella capitale, Pallacanestro Cantù e Virtus Roma, ricordando il clima di amicizia e correttezza reciproca che da sempre lega le due storiche società, esprimono il loro forte desiderio che le gare di questa serie si caratterizzino solamente per il grande spettacolo sul campo.

“Uno dei punti di forza del mio club – commenta il Presidente della Pallacanestro Cantù, Anna Cremascoli – è di avere fedeli sostenitori che seguono la squadra con una grandissima passione. A loro chiedo di dimostrare la massima sportività durante le partite senza mai trascendere, sia in trasferta che in casa nostra. So che i rapporti tra le due tifoserie sono ottimi, così come quelli tra le due società, e quindi non ho dubbi che questa semifinale diventerà una grande vetrina per la nostra pallacanestro senza l’insorgere di inutili polemiche che finiscono solamente per turbare l’atmosfera sul campo”.

“Abbiamo l’occasione per dimostrare che il basket esalta i principi di lealtà e correttezza non soltanto in campo ma anche sugli spalti – ha spiegato il presidente della Virtus Roma, Claudio Toti -. Vorrei vedere tifoserie che sostengono la propria squadra, sia in casa che fuori, nel rispetto degli avversari in campo e della tifoseria avversaria”.

 
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Pubblicato da su 23 maggio 2013 in Per sport

 

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#MCM2013 ma i milanesi dov’erano?

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Più di tredicimila runners hanno attraversato Milano per la City Marathon.
Come sempre, oltre ai tradizionali podisti che hanno affrontato i 42 chilometri, in migliaia hanno optato per la staffetta, in quattro tranche.
Per evitare le figuracce di un anno fa questa volta in buona sostanza era stata abolita la consegna delle sacche all’organizzazione. Per fortuna il tempo è stato clemente.
Durante la scorsa edizione diluviava e (ovviamente) non c’era nessuno a fare il tifo lungo il percorso. Quest’anno, malgrado il sole e la giornata senza auto, ancora nessuno ha accompagnato la corsa che pure ha attraversato anche luoghi simbolo della città.
Gli unici milanesi che si incrociavano erano quelli che, con l’aria scocciata, volevano attraversare il percorso, nei vari varchi.
Anche sotto questo aspetto, bisognerà lavorare ancora molto per avvicinare Milano alle altre città del mondo.
Solo all’arrivo c’era tanta gente. Le staffette (come la mia, tutti del Road Runners Club di Milano) che hanno corso per l’onlus L’Abbraccio sono arrivate al traguardo tutte assieme. Qui il video.
Ad maiora

 
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Pubblicato da su 7 aprile 2013 in Per sport

 

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