La (bella) foto difusa ieri da M5S di Grillo a Montecitorio mi ha ricordato il ritratto di Cicerone che arringa il Senato romano.
Ad maiora

In discussione in queste ore alla Statale di Milano una tesi su una serie tv bellissima: Desperate Housewives.
Il lavoro di Gerardo Pisacane è davvero ben fatto e racconta dapprima come la serialità (pur avendo radici storiche, e cartacee) abbia cambiato la televisione. Le serie TV hanno creato gruppi non di semplici appassionati, ma di veri e propri maniaci. Capaci di riunirsi tutti assieme per guardare (non una sola volta, magari) le serie (o serial) più apprezzate: da Star Trek a Miami Vice, da Twin Peaks a ER, da Sex and City fino ad Ally McBeal.
L’analisi si sofferma poi sulle Casalinghe disperate, serie che fin dalla sigla mostra una ricerca dei dettagli e dei richiami artistici e letterari non indifferenti.
Pisacane spiega come l’estremizzazione serva a caratterizzare i personaggi, ma anche a esorcizzarli. In un mondo, quello dei misteri di Wisteria Lane, tutto al femminile, dove l’uomo ha un ruolo negativo o al più di contorno.
Davvero interessante.
Ad maiora

Sulla farfallina di Belen fondo parte del mio corso sulla Videocrazia in Statale. Ovvio quindi che la tesi di Vanessa Delbarba che viene discussa in queste ore in Statale rientri a pieno titolo negli argomenti di mio interesse: l’utilizzo del corpo della donna in tv.
La tesi analizza passo per passo (anzi, fotogramma per fotogramma) la scena incriminata, trasmessa peraltro dalla tv pubblica. La Delbarba ricorda le manifestazioni di “Se non ora quando” che contestarono quella come altre derive di questo paese maschilista.
Lo sguardo pornografico, sostiene la tesi, è sempre più presente in tv. Passa per gli spot, ma anche per le agghiaccianti mosse delle ballerine televisive. La maggior parte delle donne in tv sono silenti, belle statuine usate solo per sollazzare lo sguardo maschile.
Ora qualcosa è cambiato.
Almeno a Sanremo.
Ad maiora