Author: Andrea Riscassi

Sono nato nel 1967 e sono giornalista della Rai di Milano. Ho una laurea in Giurisprudenza (Statale di Milano) e ho iniziato la mia "carriera" prima a Società Civile, poi al Corriere della Sera per approdare in televisione nel 1991, dapprima a Lombardia7, poi alla Rai, dove ora sonocaposervizio alla Tgr Lombardia. Ho collaborato con Gianni Riotta ed Enrico Deaglio a “Milano, Italia” e con Enzo Biagi a “Il Fatto”. E sono stato uno degli intervistatori di “Dodicesimo round” (Rai Due). LIBRI: Ho curato (con Paolo Costa) Al nostro posto, antologia di scritti di Piero Gobetti (Fuorionda, 2013), “Anna è viva, storia di una giornalista non rieducabile” (Sonda, 2009), “Bandiera arancione la trionferà” (Melampo, 2007). RICONOSCIMENTI: Dal 2006 sto cercando di tenere viva la memoria di Anna Politkovskaja. Per questo impegno nel 2008 sono stato insignito della medaglia d’oro della Provincia di Milano e del premio giornalistico Mario Borsa del Comune di Somaglia. DOCENZE: Dal 2009 sono tutor per la Formazione Tv presso la Scuola di giornalismo Walter Tobagi dell’Università degli studi di Milano. Dall’anno accademico 2011/2012 insegno Teorie e tecniche della comunicazione radio-televisiva alla Facoltà di Lettere e filosofia dell’Università degli studi di Milano.

Born to Run

La corsa sulla lunga distanza era venerata perché era indispensabile; era il modo per sopravvivere, prosperare e diffonderci su tutto il pianeta. Correvamo per mangiare e per non essere mangiati; correvamo per trovare una compagna e impressionarla, e con lei correvamo via per cominciare una nuova vita assieme. Se non avessimo amato la corsa, non saremmo sopravvissuti abbastanza per amare nient’altro. E, come per ogni altra cosa che amiamo (tutto ciò che chiamiamo “passioni” o “desideri”), si tratta di una necessità ancestrale che ci portiamo impresa nel DNA. Siamo nati per correre; e siamo nati perché corriamo.

Christopher McDougall, Born to Run, Mondadori

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Riscassi dopo una 5.30 Run

Correre, sussultare, sobbalzare

La dottoressa Davis mi mise su un tapis roulant, prima a piedi nudi e poi con tre tipi differenti di scarpe da corsa. Mi fece camminare, trotterellare e poi correre come un matto su una piattaforma di forza, per misurare i traumi da impatto dei miei passi. Poi mi sedetti a guardare con orrore il video dei miei esercizi che lei trasmetteva su un monitor.

Se chiudo gli occhi e cerco di immaginari durante una corsa, mi vedo come un leggero e agile cacciatore navajo. Il tizio che vedevo sullo schermo, invece, sembrava un Frankenstein che provava a cimentarsi con dei passi di tango. Mi muovevo in modo così scoordinato che la testa ogni tanto usciva dall’inquadratura. Le braccia si aprivano e chiudevano come quelle di un naufrago su un’isola deserta che cerca di attirare l’attenzione di una nave, mentre i piedi (numero 49) sbattevano al suolo con un tumore che faceva sospettare che il video avesse un sottofondo di bonghi.

Come se non bastasse, la dottoressa Davis fece ripartire il filmato, stavolta al rallentatore, in modo che potessimo rilassarci e apprezzare con calma il modo in cui il piede destro puntava verso l’esterno e il ginocchio sinistro verso l’interno; i muscoli della schiena invece si contraevano così malamente che sembravo un epilettico cui si dovesse mettere al più presto una penna tra i denti mentre veniva chiamata d’urgenza un’ambulanza. Era difficile capire come diavolo riuscissi anche solo a muovermi, visti tutti quei sussulti, sobbalzi, sbilanciamenti e ciondolamenti in perfetto stile “pesce all’amo”.

Christofer McDougall, Born to Run, Mondadori

(il pesce all’amo, milanese, è pure quello fotografato dopo una 5.30… ad maiora)

Tramonto in Abruzzo

Come prepararsi a visitare una città

Come si va a vedere una città? Leggendo prima le pagine dei suoi scrittori, guardando i quadri dei suoi pittori, ascoltando i suoi musicisti, sfogliando documenti e analisi dei suoi storici? O si va, con una guida Touring o Lonely Planet, lasciando che affiorino brandelli di letture lontane e facendosi incidere nella retina e nella mente immagini ed emozioni da dipanare poi a casa, lentamente, insieme a qualche libro o catalogo, alle fotografie scattate senza badare troppo alla qualità quando al contenuto e irrobustite da un pacchetto di cartoline illustrate?

Forse un metodo perfetto non esiste o potrebbe esistere per una seconda visita, ammesso ci sia. Allora si potrebbe fare un elenco di luoghi da approfondire accanto a quello dei luoghi mancati.

Ma al primo incontro è più eccitante andare con idee generali, approssimative, vaghe, pronti a reagire, là dove si è provocati, senza troppe difese, disponibili all’incanto.

Nico Orengo, Hotel Angleterre, Einaudi

La copertina di Fischio finale

La giornata di calcio diventa un giallo. Alle stampe “Fischio finale”

A breve uscirà in libreria un’antologia giallistica alla quale ho dato il mio piccolo contributo. Si intitola “Fischio finale” ed è dedicata al calcio. E’ per i tipi della Novecento editore, cui affido l’incarico di svelare di cosa si tratti.

Ad maiora

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È la giornata conclusiva del prossimo campionato. Una domenica che solo a prima vista ospita le speranze dei tifosi – di salvezza o di vittoria. In dieci città italiane, ore 15, il fischio d’inizio genera invece dieci storie. In una giornata di incontri intensi, i dieci autori ci rivelano ambienti e situazioni originali, vite accomunate non solo dal calcio. I loro protagonisti, infatti, dovranno fare i conti con scommesse clandestine, tradimenti, spacci e omicidi. A Milano si svolge la storia di Tomas e Greta che, nella cornice di una situazione surreale, intreccia fraintendimenti di calcio e carne. A Bologna eccezionalmente gioca il Cesena contro la Fiorentina: è una scelta obbligata, una scelta che pesa come quella di Francesco Murer, il protagonista del racconto. Altra storia quella di Luca, ragazzo milanese a Roma, a cui del pallone non frega proprio nulla. E lui, che sta per entrare nel mondo dello spaccio di cocaina, nella giornata in cui ogni romano pensa al derby, si trova coinvolto in un’aggressione armata.

In un libro che rivela l’anima noir del calcio, il sangue è la macchia della partita più vera, quella giocata tra i personaggi delle storie di Bortolotti, Brun, Roversi, Gabrielli, Riscassi, Ferraris, Giulianelli, Coratelli, Veltri e della Briganti.

Perché vale la pena di leggere Fischio finale? Perché, per la prima volta, un’antologia ricca e composita smaschera come l’incertezza del calcio sia la stessa nebbia che circonda vite di persone a cui ancora tutto può succedere.

In secondo luogo perché, nel raccontarci le vicende più svariate, il libro lascia sospeso il respiro fino al novantesimo minuto e fa sentire ognuno come il tifoso che fino alla fine non sa come vanno le cose, chi sarà il vinto e il vincitore.

Infine perché, attraverso la prosa disincantata e schietta e gli incipit fulminanti, gli autori ci conducono con loro in campo.

Corsa allo spazio

Putin in visita a Vostochny, nella regione dell’Amur, 900 chilometri a est di Mosca, da dove l’anno prossimo partiranno missili per esplorare la Luna, Marte e altri pianeti.

Il cosmodromo dovrebbe essere ultimato per il 2018. Costerà 400 miliardi di rubli (circa 13.5 miliardi di dollari) e darà da lavorare a 20 mila persone.

Ad maiora

Tartaruga Caretta Caretta al Centro WWF i Lampedusa

Le tartarughe del centro WWF di Lampedusa

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Questa tartaruga della specie Caretta caretta è una delle tante che viene curata nel Centro di recupero tartarughe marine di Lampedusa. Sono ferite da ami o reti. Ma spesso finisco qui, malmesse, anche per aver ingerito accidentalmente pezzi di sacchetti di plastica (scambiati dalle tartarughe, per meduse, i cui come si vede nel video sono ghiotte) buttati a mare da idioti.
È possibile visitare il centro dalle 17 alle 20. Si trova nel porto vecchio di Lampedusa.
Il centro vive sopratutto grazie all’attività di volontariato.
Ad maiora

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