Day: 10 luglio 2012

Da Montale a Occupy Wall Street

Un racconto giornalistico su un movimento che sembra scomparso ma le cui onde telluriche si percepiscono ancora. “Occupy Wall Street” (Chiarelettere) di Riccardo Staglianò è una divertente e irrituale analisi sulla protesta che occupò Zuccotti Park ma che, ignorata inizialmente dai mass media, riuscì a imporsi all’attenzione mondiale.
L’ispirazione venne da piazza Tahir, tutt’ora punto di raccolta e di protesta dell’irrisolta crisi egiziana.
Staglianò segue Ows partendo da due quesiti: “Dove può arrivare un’armata Brancaleone del genere?”; e ancora: “Sono loro, con la convinzione che tutto si possa ancora cambiare, o piuttosto noi, imbolsiti da tonnellate di ragionevolezza, a vivere una pericola illusione?”.
Risposte che non arriveranno nemmeno alla fine del libro. Nel quale si cita il Montale di Ossi di seppia (indimenticabili Edizioni Gobetti): “Codesto solo oggi possiamo dirti: ciò che non siamo, ciò che non vogliamo”.
È la crisi ad aver mosso la piazza a New York come a Toronto e Oakland. La stessa che spinge uno studente di Ows a dire al giornalista di Repubblica: “Sono qui perché il sogno americano è diventato proprio quello: un sogno, non più una possibilità”.
“Sii gentile con tutti quelli che incontri, perché non sai cosa possano avere passato”. Era il consiglio della nonna di Bob Dylan. Diventa legge durante le assemblee di Ows, dove ognuno può dir la sua e tutti devono avere la pazienza di ascoltarlo. Un metodo assembleare faticoso, orizzontale, ben descritto nel volume.
A tutti quelli che continuano a chiedere gli obiettivi del movimento, vale la risposta che tanti danno a Staglianò: “Le nostre richieste siamo noi stessi”.
Chiusa una tenda, se ne farà un’altra.
Ad maiora
————
Riccardo Staglianò
Occupy Wall Street
Chiarelettere
Milano, 2012
Euro 9

20120710-134427.jpg